Draghi: “Per la transizione energetica e digitale necessario intervento dello Stato”

Lo ha detto il capo del governo al Senato in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre

Per realizzare la transizione energetica e digitale è necessario l’intervento dello Stato. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre. Draghi ha ricordato che “i sussidi statali di Cina e Stati Uniti vanno dal 30 al 60 per cento del costo di un impianto di semiconduttori. Questo, in realtà, fa venire alla mente un punto più generale: per fare questa transizione ecologica, per fare questa transizione digitale, non ci sono alternative all’intervento dello Stato”. Secondo Draghi, “lo Stato non può che essere pienamente impegnato” altrimenti, “se non c’è lo Stato, queste due transizioni non avverranno”. “E questo vale – ha sottolineato il capo del governo – anche nei nostri rapporti con gli altri Paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda le molte regole che sono state sospese in questo momento”. Su questi aspetti, ha rimarcato il presidente del Consiglio, “sicuramente ci sarà un’altra occasione per parlarne qui, man mano che le discussioni su queste regole procederanno nei prossimi mesi, ma ho voluto illustrare alcuni punti, forse il punto fondamentale che bisogna affrontare nella discussione sulla ricostruzione di queste regole”.



L’Unione europea, secondo Draghi, “deve mettere insieme le capacità di ricerca, progettazione, sperimentazione e produzione di tutti i Paesi europei per creare, ad esempio, un ecosistema europeo di microchip all’avanguardia”. “Sosteniamo con convinzione la proposta della Commissione Ue di adottare uno European Chips Act, che è esattamente quel che han già fatto gli Stati Uniti, per coordinare investimenti e produzione europei di microchip e circuiti integrati”, ha aggiunto il capo del governo.

La campagna vaccinale



In Italia la campagna vaccinale procede più spedita rispetto alla media europea, ha dichiarato il capo del governo. In Italia, ha ricordato Draghi, è stata vaccinata l’81 per cento della popolazione e “voglio ricordar che prima dell’ultimo Consiglio europeo meno di un terzo della platea aveva completato ciclo vaccinale”. “Negli ultimi tre mesi e mezzo l’Italia ha vaccinato metà della popolazione con età maggiore di 12 anni e dobbiamo essere grati alla sforzi profusi a partire da medici e infermieri e all’immensa opera logistica compiuta sin dall’inizio di questo governo”, ha aggiunto.

Il prossimo Consiglio europea riaffermerà il proprio l’impegno per la dotazione dei vaccini anti-Covid ai Paesi più poveri, ha affermato il presidente del Consiglio, sottolineando  che “dobbiamo incrementare la fornitura di dosi ai Paesi più fragili, perché possano proteggere i loro cittadini e per impedire l’insorgenza e la diffusione di nuove e pericolose varianti”, ha aggiunto. “Solo il 2,8 per cento di chi vive in un Paese a basso reddito ha ricevuto almeno una dose di vaccino, a fronte di quasi il 50 per cento della popolazione mondiale”, ha ricordato Draghi, affermando che l’Italia ha recentemente triplicato le donazioni di vaccino verso questi Paesi: “Da 15 a 45 milioni di dosi, da distribuire principalmente attraverso il meccanismo Covax”. “A oggi, abbiamo assegnato più di 11 milioni di dosi: tra questi, circa tre milioni ciascuno a Vietnam e Indonesia, 1,5 milioni all’Iran e 700 mila a Libano, Yemen e Iraq”, ha chiarito ancora il capo del governo.

E’ necessario evitare il ripetersi di pericolosi episodi di protezionismo sanitario in materia di vaccini “a cui abbiamo assistito nei primi mesi della pandemia”, ha dichiarato Draghi, rimarcando che “Al Global Health Summit” dello scorso maggio abbiamo firmato la ‘Dichiarazione di Roma’, che ci impegna a migliorare la condivisione di dati e conoscenze a livello globale”, ha ricordato Draghi. “Dobbiamo investire nella scienza e nella ricerca, che ci hanno permesso di avere vaccini efficaci e sicuri in pochi mesi”, ha aggiunto sottolineando la necessità di “evitare il ripetersi dei pericolosi episodi di protezionismo sanitario a cui abbiamo assistito nei primi mesi della pandemia”. “Continueremo a lavorare per migliorare la risposta globale a future crisi sanitarie anche in tutte le sedi multilaterali appropriate”, ha concluso il premier.

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