Ecuador: massacro in carcere, si dimette il direttore del servizio penitenziario

Gli ultimi scontri all'interno del Litoral avrebbero causato un bilancio di 68 vittime

carcere ecuador

Bolivar Garzon si è dimesso da direttore generale della sovrintendenza carceraria dell’Ecuador (Servizio nacional de atencion integrale a personas adulta privadas de la libertà, Snai), dopo meno di 50 giorni di mandato. Le dimissioni, accettate dal presidente Guillermo Lasso, seguono il nuovo massacro consumato all’interno del carcere Litoral, nella città sud occidentale di Guayaquil, costato la vita ad almeno 61 persone. Si tratta della stessa struttura dove a fine settembre gli scontri interni tra bande avevano portato alla morte di 120 detenuti. Il servizio torna nelle mani di Fausto Cobo, il funzionario che rinunciò in favore di Bolivar proprio a seguito del massacro di due mesi fa. Il presidente Lasso ha inoltre nominato il generale Fabian Fuel come nuovo capo del comando congiunto delle Forze armate, in sostituzione del viceammiraglio Jorge Cabrera, dimessosi dopo 42 anni dalla Marina militare dell’Ecuador.



Gli ultimi scontri all’interno del Litoral, che secondo alcuni rapporti avrebbero causato un bilancio di 68 vittime, sono scoppiati nella giornata di sabato. Al momento le autorità ecuadoriane hanno potuto riconoscere le identità di 41 cadaveri. La polizia ha fatto sapere che per alcune vittime, il cui corpo è stato carbonizzato all’interno del carcere, sarà praticamente impossibile il riconoscimento. Le autorità hanno detto di aver ricevuto avvertimenti di una nuova possibile crisi sin dalla serata di venerdì e di aver deciso di far entrare la polizia nel centro verso le due della mattina di sabato, una volta riscontrato “che la minaccia di scontri non era cessata”. Mentre le forze di sicurezza entravano nel secondo padiglione, quello per lo più destinato ai detenuti in attesa di essere ricollocati altrove, uno dei reclusi documentava la situazione in diretta sui social, con l’audio degli spari a fare da sfondo alle sue richieste di aiuto.

Con il massacro del fine settimana, sale ad almeno 320 il bilancio dei morti in carcere dall’inizio del 2021. L’evento più grave rimane quello scoppiato il 28 settembre. Secondo la procura si è trattato del frutto di una lotta tra bande per “ostentare il potere” all’interno del carcere e della risposta alla decisione delle autorità di trasferire alcuni capi banda in altri centri penitenziari del Paese. Molte delle vittime sono state decapitate, smembrate o incenerite, riferiscono i media, senza tuttavia specificare il loro numero. Il presidente Lasso aveva reagito proclamando uno stato di emergenza nelle carceri per 60 giorni. L’allarme criminalità, anche fuori dalle mura carcerarie, spingeva il capo dello Stato a proclamare, a metà ottobre, lo stato di emergenza nazionale. La misura permette di impegnare le Forze armate in operazioni di controllo delle armi, ispezioni, sequestro di droghe e pattugliamento per 24 ore al giorno, in affiancamento alla polizia nazionale.



Attualmente il sistema carcerario dell’Ecuador, forte di 65 strutture, ospita circa 39mila detenuti contro i circa 30mila posti disponibili. Nei dodici padiglioni del Litoral sono ospitati 8.500 detenuti, il 60 per cento in più di quelli previsti. Almeno sette padiglioni, secondo fonti investigative rilanciate dai media locali, sono controllati da esponenti di primo piano delle reti criminali dedite al traffico di stupefacenti, tra cui elementi legati ai cartelli messicani “Sinaloa” e “Jalisco Nueva Generacion”.

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