Ecuador: nuovi scontri nel carcere di Guayaquil, morti almeno 58 detenuti

la polizia ha precisato che i tafferugli sono scoppiati nel corso di una rivolta interna

ecuador - Guayaquil - carcere

Almeno 58 detenuti sono morti e 12 altri sono rimasti feriti in nuovi scontri scoppiati nel carcere di Guayaquil, nel sud-ovest dell’Ecuador. Lo ha detto oggi ai media il governatore di Guayas, Pablo Arosemena, mentre la polizia ha precisato che gli scontri sono scoppiati nel corso di una rivolta interna. “Le immagini che circolano sui social e le dirette degli stessi detenuti ci hanno permesso di sapere che ci sono morti, feriti, e corpi che sono stati cremati all’interno del vecchio Penitenziario Litoral, a Guayaquil”, ha detto il governatore. Il carcere di Guayaquil continua così ad essere teatro di allarmanti fatti di cronaca. A fine ottobre le autorità riportavano la morte di sette detenuti per impiccagione. I corpi senza vita sono stati rinvenuti nella zona dedicata alle visite private, dinamica analoga a quella di altre quattro vittime trovate e metà settembre. L’episodio più grave rimane quello costato la vita a 120 persone, e 79 feriti.



Ecuador: la lotta tra bande fa esplodere la violenza in carcere

Secondo la procura le violenze scoppiate martedì 28 settembre sono da ricondurre a una lotta tra bande per “ostentare il potere” all’interno del carcere e alla decisione delle autorità di trasferire alcuni capi banda in altri centri penitenziari del Paese. Due giorni dopo il via alle violenze circa 900 agenti hanno fatto irruzione nel carcere, situato nel nord-est della città, sequestrando armi, esplosivi, cellulari e altri oggetti. Gli agenti hanno anche rafforzato la presenza esterna alla struttura con alcuni blindati. Molte delle vittime sono state decapitate, smembrate o incenerite, riferiscono i media, senza tuttavia specificare il loro numero. Il presidente aveva reagito proclamando uno stato di emergenza nelle carceri per 60 giorni.

Lasso proclama lo Stato d’emergenza

L’allarme criminalità, anche fuori dalle mura carcerarie, spingeva il presidente Lasso a proclamare, a metà ottobre, lo stato di emergenza nazionale. La misura permette di impegnare le Forze armate in operazioni di controllo delle armi, ispezioni, sequestro di droghe e pattugliamento per 24 ore al giorno, in affiancamento alla polizia nazionale. “Nelle strade c’è solo un nemico: il traffico di stupefacenti”, ha detto Lasso annunciando anche la creazione – tramite un’apposita legge in arrivo al Parlamento – della Unità di difesa legale della forza pubblica, unità che si dedicherà “esclusivamente alla protezione di tutti i membri delle Forze armate e della Polizia nazionale che vengano denunciati semplicemente per aver compiuto il loro dovere”. In questo modo, “nessun membro delle forze dell’ordine dovrà indebitarsi per difendersi”, ha aggiunto il presidente.



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