El Salvador: presidente Bukele cambia biografia su Twitter e si definisce “dittatore”

Il capo dello Stato è da più parti accusato di minare le fondamenta della democrazia

bukele - el salvador

Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha cambiato la sua biografia su Twitter definendosi “dittatore di El Salvador”. La decisione di modificare il suo profilo sul social network da “presidente de El Salvador e papà di Layla” a “dittatore” arriva mentre il capo dello Stato è da più parti accusato di minare le fondamenta della democrazia. Lo scorso 15 settembre, in concomitanza con la festa dell’indipendenza, alcune migliaia di cittadini sono tornati ad occupare le strade della capitale, San Salvador, per protestare contro diverse delle misure messe in campo dal presidente, denunciando soprattutto l’eccessiva concentrazione dei poteri nelle mani dell’esecutivo. Il capo dello Stato ha insistito nel denunciare attori stranieri che “continuano a voler vedere” una “dittatura che non esiste”. Denunce fatte “anche da quelli che vivono in Paesi che potrebbero essere considerati una dittatura, o in cui si reprimono le popolazioni, si lanciano gas lacrimogeni, si colpiscono, si arrestano e trascina (la gente) per le strade”, ha aggiunto.



Diversi gli episodi che hanno sollevato allarmi sulla presunta perdita di garanzie democratiche nel piccolo Paese centroamericano. A maggio, nella prima seduta della legislatura nata con le elezioni di fine febbraio, il Parlamento a maggioranza filogovernativa aveva approvato – con i 64 voti governativi a favore e i restanti 20 contrari – la destituzione dei cinque magistrati della sezione costituzionale della Corte suprema e del procuratore generale, Raul Melara. I giudici destituiti erano finiti nel mirino delle critiche del governo soprattutto per alcune decisioni adottate nel corso della pandemia di coronavirus. In particolare veniva loro rimproverata come non corretta la bocciatura di decreti presidenziali che mettevano forti freni alla circolazione e alle attività economiche.

El Salvador: preoccupazione per la tenuta democratica

Quanto al procuratore generale Melara, sostituito con Rodolfo Delgado, l’Assemblea, in un messaggio pubblicato sul profilo Twitter ufficiale, aveva spiegato che la sua rimozione era legata al suo “dimostrato” legame con il partito di opposizione Arena. Allora si erano levate, tra le altre, le voci dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, del segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), Luis Almagro, e dell’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, in nome del principio della separazione dei poteri e del rispetto dello stato di diritto.



A inizio settembre i giudici costituzionali hanno adottato una decisione che rende di fatto possibile la rielezione del capo dello stato a un secondo mandato consecutivo, invertendo un verdetto del 2014 secondo cui sarebbero stato necessario attendere dieci anni di tempo. Nel dispositivo i magistrati ordinano al Tribunale supremo elettorale (Tse) di permettere “che una persona che esercita la presidenza della Repubblica e non sia stato presidente nel periodo immediatamente precedente, partecipi alla contesa elettorale per una seconda volta”. Un passo che il Tse si è impegnato a rispettare e che consentirà a Bukele di tornare a candidarsi già nel 2024.

Ue: con Bukele a rischio l’indipendenza della magistratura

Anche questa decisione metteva in allarme la comunità internazionale: per l’Unione Europea la legge solleva dubbi sulla separazione dei poteri nel paese centroamericano, mentre dal segretario generale delle Nazioni Unite arrivava preoccupazione “per l’impatto sull’indipendenza della magistratura e sull’esercizio di controlli ed bilanciamenti tra poteri dello stato”. L’Assemblea legislativa ha inoltre approvato una serie di riforme alla Legge sulla carriera giudiziaria che, tra gli altri effetti, prevede il pensionamento obbligatorio di giudici e magistrati con oltre 60 anni o 30 anni di servizio. Il provvedimento, che non si estende ai magistrati della Corte Suprema, ha portato da subito al pensionamento forzato di 136 toghe.

Diverse polemiche hanno accompagnato anche l’introduzione del bitcoin come moneta di corso legale, al fianco del dollaro statunitense. Una decisione che mai un Paese aveva adottato prima d’ora, che ha suscitato il plauso dei sostenitori di una economia senza intermediari finanziari, criticata però da diversi economisti, organismi internazionali e gruppi di utenti. Il Fondo monetario internazionale (Fmi), ha parlato dei “notevoli rischi” che portano con loro le “criptovalute di emissione privata” definendo “poco praticabile” la scorciatoia di renderle equivalenti a una valuta nazionale. La Banca Mondiale non garantirà il suo appoggio all’iniziativa, considerata soprattutto la scarsa “trasparenza” delle operazioni che tengono in piedi il bitcoin. Critiche sono arrivate per le difficoltà logistiche e le carenze normative, problemi che il governo promette saranno risolti col tempo, e per il costo dell’operazione, considerata la volatilità della moneta e gli strumenti pensati per incentivarne l’uso.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su FacebookTwitterLinkedInInstagram, Telegram