Elezioni in Bulgaria: Gerb primo nei sondaggi, ma la maggioranza non è assicurata

La Bulgaria torna al voto domenica 4 aprile per le elezioni parlamentari

Bojko Borisov

La Bulgaria torna al voto domenica 4 aprile per le elezioni parlamentari: la prima tornata regolare negli ultimi 12 anni dopo vari ritorni anticipati alle urne, nonché la prima a tenersi nel contesto della pandemia da Covid-19. Sono 6,7 milioni i cittadini bulgari aventi diritto al voto che potranno esprimere per la prima volta la propria preferenza nei quasi 12 mila seggi elettorali aperti domenica anche tramite macchine per il voto elettronico. I cittadini in isolamento per il coronavirus potranno votare attraverso delle postazioni mobili e l’accesso alle urne sarà regolato secondo le prescrizioni previste per il contrasto alla pandemia. Sono 88 gli ospedali autorizzati ad ospitare sezioni elettorali per i pazienti affetti da Covid-19. Le urne saranno aperte dalle 7 del mattino e si chiuderanno alle 20 di sera (rispettivamente le 6 e le 19 in Italia); i seggi all’estero rispetteranno gli stessi orari. Secondo gli ultimi dati aggiornati al 4 marzo, sono 63.500 i bulgari all’estero che si sono registrati per il voto a distanza: la maggior parte da Turchia, Regno Unito, Germania, Spagna e Stati Uniti. Il silenzio elettorale inizia dalla mezzanotte di oggi.



Sono 22 i partiti e otto le coalizioni che si candidano per la corsa al Parlamento di Sofia. A contendersi i 240 seggi in palio sono 6.895 candidati. Mai come questa volta emerge già prima del voto un quadro estremamente frammentato della rappresentanza politica nel Paese. Il partito Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria (Gerb) del primo ministro, Bojko Borisov, è in testa secondo il più recente sondaggio di Alpha Research, accreditato al 28,1 per cento, in lieve ripresa negli ultimi giorni. A seguire il Partito socialista bulgaro (Bsp) con il 19,8 per cento e la grande novità di questa tornata elettorale il movimento, C’è un popolo come questo (There are such people) del conduttore televisivo, Slavi Trifonov, la cui performance si attesterebbe attorno al 12,7 per cento. Al 12,5 per cento è invece dato il Movimento per i diritti e le libertà (Dps) di Mustafa Karadaja, partito alleato di Borisov che rappresenta la minoranza turca. A completare le formazioni politiche attese nel nuovo Parlamento sono due partiti nati o che hanno raccolto consensi sulla scia delle proteste anticorruzione della scorsa estate o che le hanno cavalcate. In piedi (Stand Up) dell’ex candidata a sindaco di Sofia e difensore civico, Maja Manolova, gravita intorno al 6 per cento mentre Bulgaria democratica di Atanas Atanasov e Hristo Ivanov, è atteso intorno al 6,3 per cento. Unico partito nazionalista che potrebbe farcela a raggiungere la soglia di sbarramento del 4 per cento sembrerebbe il Movimento nazionale bulgaro (Vmro). Mentre la mancata conferma della coalizione dei Patrioti Uniti della scorsa legislatura dovrebbe precludere l’ingresso presso l’Assemblea nazionale di altre forze ultranazionaliste come Volya, Ataka e Vazrazhdane.

Il premier Borisov, alla guida del Paese dal 2009 in tre diversi esecutivi, arriva a questa tornata elettorale colpito dalle critiche di una fetta della società civile. Da una parte gli viene contestata la gestione della pandemia da Covid-19 soprattutto per quanto concerne la seconda e terza ondata e il programma di vaccinazione che stenta decollare. Dall’altra, le proteste di massa della scorsa estate contro la corruzione che hanno visto scendere in piazza migliaia di cittadini, anche di diversa estrazione politica, nel contestare l’operato proprio del premier e del procuratore generale, Ivan Geshev. Entrambi, secondo i movimenti di protesta, avrebbero favorito affari a gruppi di oligarchici e organizzazioni criminali. Secondo un recente rapporto della Ong, Transparency International, la Bulgaria ha il tasso di corruzione percepita più alto d’Europa con danni per lo Stato che superano i 10 miliardi di euro ogni anno. A tutto questo si aggiunge anche l’arresto, ordinato da Geshev, di due collaboratori del presidente Rumen Radev con l’accusa formale di “traffico d’influenze”. Uno scenario che ha portato ad uno scontro tra istituzioni senza precedenti. Terzo incomodo tra le ambizioni di Borisov di un quarto governo e l’opposizione di centrosinistra guidata dai socialisti è il partito di Trifonov che rompe di fatto il consueto bipolarismo tra le due coalizioni.



Secondo alcuni analisti, sentiti da “Agenzia Nova”, l’esito elettorale appare assai incerto, dal momento che nessuno dei partiti o delle tradizionali coalizioni otterrebbe oggi la maggioranza dei seggi, utile alla formazione di un esecutivo. Motivo per cui, soprattutto nel caso in cui la coalizione di centrodestra capitata da Gerb non riuscisse a contare su almeno 221 parlamentari, lo scenario più probabile appare un iniziale stallo politico. Un altro tipo di sbocco potrebbe essere un accordo tra Borisov con lo stesso Trifonov, sebbene quest’ultimo abbia sempre ribadito il suo rifiuto a sostenere qualsivoglia governo dei “vecchi partiti”. Altra ipotesi in campo, è quella di una “Grande coalizione” come in Germania, con un’insolita alleanza tra i conservatori e i socialisti. Infine, se lo stallo dovesse perpetuarsi, il ritorno alle urne sarebbe l’unica strada da perseguire con il mantenimento del governo di Borisov durante la fase di transizione per traghettare il Paese ad elezioni anticipate.

 

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