Energia: il ministro britannico, operatori settore hanno garantito sicurezza forniture

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I vertici delle principali compagnie energetiche operative nel Regno Unito hanno garantito che “la sicurezza delle forniture non è un motivo di preoccupazione immediata”. È quanto dichiarato ai microfoni dell’emittente televisiva “Sky News” dal ministro degli Affari economici britannico, Kwasi Kwarteng, al termine degli incontri avuti oggi con i dirigenti delle società energetiche organizzati per “discutere l’impatto degli alti prezzi globali del gas”. Kwarteng ha affermato che il Regno Unito “trae vantaggio dall’avere una vasta gamma di fonti di approvvigionamento di gas, con una capacità sufficiente per soddisfare la domanda”. I colloqui odierni hanno coinvolto i principali fornitori di energia del Paese – Ofgem, Centrica, National Grid, Energy Uk, Octopus, Ovo, Sse, Edf, Scottish Power, Shell Energy, E.On, Bulb e Sgn. Il prezzo del gas naturale in Regno Unito è aumentato di oltre il 450 per cento rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso ed è ben al di sopra della media, in un contesto di crisi dell’offerta globale mentre i vari Paesi del mondo si stanno lentamente riprendendo dalla crisi causata dal Covid-19.



Quattro fornitori di energia del Regno Unito sono crollati nelle ultime due settimane a causa dell’aumento dei costi all’ingrosso, mentre due importanti impianti di fertilizzanti del Regno Unito, che hanno bisogno di gas naturale per produrre fertilizzanti, hanno interrotto la produzione giovedì scorso. Ora, secondo fonti dell’emittente radiotelevisiva “Bbc”, altre quattro piccole aziende del settore potrebbero fallire la prossima settimana e sarebbero in trattativa con gli operatori più importanti per fare in modo che rilevino le loro attività. L’aumento dei prezzi del gas ha anche portato a prezzi più alti dell’elettricità poiché oltre il 30 per cento dell’energia elettrica del Regno Unito è generata nelle centrali elettriche a gas. Il clima sereno ha anche significato una minore produzione delle turbine eoliche e alcune centrali nucleari sono offline, aumentando la pressione sui prezzi, che lunedì scorso sono schizzati a un record di 540 sterline per megawattora.