Erdogan visita il Qatar mentre la lira turca affonda

Il presidente turco: "Vogliamo migliorare le relazioni con gli Stati del Golfo"

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Uno degli obiettivi diplomatici della Turchia è di riallacciare e migliorare le relazioni con gli Stati del Golfo. Lo ha detto il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ad alcuni giornalisti presenti al suo arrivo all’aeroporto di Doha, la capitale del Qatar. “Accogliamo con piacere qualsiasi tentativo di riaprire il dialogo ed eliminare le incomprensioni”, ha dichiarato il capo dello Stato turco, riferendosi ai passati dissapori diplomatici con i Paesi del Golfo. Erdogan si è soffermato a parlare anche delle relazioni tra Turchia e Qatar, definite “storiche” e destinate a “migliorare”. Da quanto rivelato dal presidente turco, infatti, Ankara e Doha hanno già raggiunto importanti accordi in svariati ambiti (da quello economico a quello militare) a cui si aggiungeranno quelli che verranno firmato nella giornata di domani, a seguito dell’incontro in programma con l’emiro Tamim bin Hamid al Thani. Un argomento di discussione importante sarà la gestione dell’aeroporto di Kabul, la capitale dell’Afghanistan, che Ankara e Doha vorrebbero gestire congiuntamente. Nel corso del viaggio diplomatico, inoltre, Erdogan visiterà il comando generale della base militare di Doha, dove sono presenti unità degli eserciti nazionali sia della Turchia sia del Qatar.



Le relazioni tra Turchia e Qatar, stabilite nel 1972, hanno raggiunto un alto grado di intesa nell’ultimo decennio. Infatti, Ankara e Doha si sono trovati d’accordo su più scenari tra Medio Oriente e Nord Africa, come quello libico (in cui le parti hanno sostenuto il Governo di autorità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale) e quello siriano (in cui sostengono l’opposizione al presidente Bashar al Assad). Inoltre, nel 2017, allo scoppio della crisi del Golfo che ha visto il Qatar isolato dai Paesi confinanti a causa dei suoi legami con l’Iran e i Fratelli musulmani, la Turchia ha sostenuto Doha con aiuti economici e umanitari. Recentemente, con la visita di Mohammed bin Zayed Al Nahyan, il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti, ad Ankara, la Turchia ha aperto alla possibilità di diminuire le tensioni e la rivalità con Abu Dhabi e Riad.

La visita del presidente Erdogan presso l’alleato del Golfo giunge nel pieno di una grave crisi economica in Turchia: con un tasso di cambio assestato sulle 13,77 lire turche per dollaro statunitense e l’inflazione al 21 per cento, Ankara sta affrontando un periodo di difficoltà economica che potrebbe politicamente costare caro a Erdogan, alla luce dei sondaggi che vedono il Partito giustizia e sviluppo (Akp) in calo nelle intenzioni di voto. Le politiche monetarie e finanziarie di Erdogan – impegnato nel continuo taglio dei tassi di interesse nella speranza di alleviare gli effetti della crisi sulla popolazione (al momento il tasso d’interesse nazionale è al 15 per cento dopo i tagli delle ultime settimane) -, unitamente all’impopolare scelta di licenziare Lefti Elvan, l’ormai ex ministro del Tesoro e delle finanze, hanno portato Ankara a valutare la possibilità di rivolgersi nuovamente all’alleato qatariota. Già nel 2018, a fronte della crisi della valuta e del debito della Turchia, il Qatar investì circa 15 miliardi di dollari nel Paese mediterraneo e firmò una collaborazione finanziaria tra la Banca centrale del Qatar e l’istituzione omologa turca (tre miliardi di dollari investiti in uno scambio di valuta conveniente per Ankara), dando linfa vitale all’economia dell’alleato.



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