ESCLUSIVA – Azerbaigian-Vaticano, ambasciatore Mustafayev: “Rafforzeremo le nostre relazioni”

In un’intervista ad Agenzia Nova, l’ambasciatore presso la Santa Sede (con sede in Francia) in questi giorni in visita a Roma per consolidare le relazioni diplomatiche

L’Azerbaigian punta a rafforzare la sua partnership già molto solida col Vaticano: presto sarà inaugurata la missione diplomatica a Roma presso la Santa Sede, uno sviluppo che porterà le relazioni al più alto livello. Lo ha detto in un’intervista ad Agenzia Nova, l’ambasciatore azerbaigiano presso la Santa Sede (con sede in Francia), Rahman Mustafayev, in questi giorni in visita a Roma per consolidare le relazioni diplomatiche. “Abbiamo una partnership molto solida con il Vaticano, si tratta di relazioni basate sul reciproco rispetto, comprensione, e cooperazione in diversi campi: cultura, istruzione e anche su un forte dialogo politico. Abbiamo una forte collaborazione grazie alle attività della vice presidente, Mehriban Aliyeva, che si reca spesso in visita spesso la Santa Sede. E abbiamo molti progetti umanitari importanti in corso in Vaticano, a cominciare dalla ristrutturazione di catacombe nella basilica di San Pietro; e recentemente abbiamo lanciato un altro progetto nelle catacombe di Commodilla che prevede il restauro di un affresco”, ha detto Mustafayev, confermando l’apprezzamento per “la posizione equilibrata della Santa Sede” in merito ai due conflitti fra Azerbaigian e Armenia, quello degli anni Novanta e il più recente dello scorso anno. Per tutti questi motivi, ha spiegato, si è deciso “di portare le relazioni a un livello più elevato e di stabilire la nostra missione diplomatica a Roma. Una volta superate le procedure burocratiche, credo che ci vorrà qualche mese, avremo un nostro ambasciatore a Roma”, una figura che “potrà assolvere pienamente ai suoi doveri”. Questo sviluppo rappresenta “il simbolo del più alto livello delle relazioni con la Santa Sede, un fatto per noi molto importante”.



La definizione di prigionieri di guerra riguarda coloro che hanno combattuto durante le ostilità fra Azerbaigian e Armenia: tutti gli atti di sabotaggio e provocazione avvenuti prima o dopo sono considerati reati che verranno giudicati in base al diritto internazionale e le leggi azerbaigiane, ha spiegato l’ambasciatore azerbaigiano. “Dopo la sigla della dichiarazione trilaterale fra Russia, Azerbaigian e Armenia, noi abbiano trasferito immediatamente i prigionieri di guerra catturati nei 44 giorni di conflitto”, ha spiegato l’ambasciatore. “Successivamente un gruppo di sabotaggio armeno è stato inviato circa due settimane dopo la sigla dell’accordo nel territorio azerbaigiano: queste persone hanno commesso dei crimini, uccidendo quattro persone fra militari e civili. Questo gruppo è stato neutralizzato e alcuni di loro sono stati portati dinanzi alla giustizia”, ha proseguito l’ambasciatore. “In nessun modo queste persone possono essere definite prigionieri di guerra, perché in quel momento non era in corso alcuna guerra. C’è una differenza fra ciò che è accaduto durante il conflitto, e ciò che è accaduto prima e dopo. L’Azerbaigian ha sempre agito nel rispetto del diritto internazionale”, ha detto Mustafayev. Secondo l’ambasciatore, la principale priorità del post conflitto – “oltre allo sminamento dei territori liberati, la ricostruzione dei centri abitati e il ritorno dei rifugiati interni nelle loro terre d’origine” – è “la delimitazione e demarcazione del confine statale fra Azerbaigian e Armenia e come risultato finale un trattato di pace”. “Fisicamente siamo in uno stato di pace, ma legalmente non abbiamo un trattato di pace. Questo è molto importante. Senza un trattato di pace non potremo mai garantire la pace e un contesto di sicurezza durevole nella regione”, ha concluso l’ambasciatore.

Russia e Turchia hanno giocato un ruolo cruciale per portare la pace nel Caucaso meridionale, ha proseguito Mustafayev. “Senza gli sforzi dei presidenti russo e turco, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, non saremmo riusciti a raggiungere un’intesa sulla situazione attuale nella regione”, ha detto Mustafayev, che poi ha parlato della missione di peacekeeping russa. “La durata della presenza dei peacekeeper russi è limitata a cinque anni, poi dovremo ridiscuterla con i nostri partner russi. Al momento Mosca sta giocando un ruolo cruciale, non solo per il suo impegno per far terminare la guerra, ma anche per favorire il dialogo diplomatico fra Azerbaigian e Armenia”, ha detto l’ambasciatore. “Anche il ruolo della Turchia è stato molto importante per ripristinare il diritto internazionale della regione. Le autorità turche hanno sempre sostenuto l’Azerbaigian in questo obiettivo. Le linee base sono sempre state le quattro risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha aggiunto l’ambasciatore. “Questa è una delle più importanti lezioni che possiamo apprendere dalla seconda guerra del Karabakh: l’importanza di seguire le regole del diritto internazionale. Se non vengono rispettate non ci sarà mai stabilità, se invece ciò accade ci potranno essere sicurezza e cooperazione. L’Azerbaigian ha dovuto imporre i suoi diritti legittimi attraverso lo sforzo militare, ma lo ha fatto nel quadro del diritto internazionale”, ha detto Mustafayev.



La missione diplomatica azerbaigiana a Roma, guidata dall’ambasciatore Mammad Ahmadzada, sta lavorando duramente per rafforzare l’amicizia e la cooperazione fra Italia e Azerbaigian: questo sforzo, secondo Mustafayev, si rifletterà anche nella cooperazione nella ricostruzione dei territori liberati. “A Roma abbiamo una missione diplomatica molto attiva, con un elevato livello di professionalità e che ha lavorato duramente per avvicinare i nostri Paesi. Uno dei risultati di quest’attività bilaterale è emerso durante il conflitto dello scorso anno, quando l’Italia si è posizionata dalla parte del diritto internazionale, un fatto che il nostro governo ha particolarmente apprezzato. Voglio ringraziarvi per questo: è stato molto importante per il nostro Paese vedere questa solidarietà”, ha detto l’ambasciatore. “La ricostruzione è una nostra preoccupazione e siamo molto aperti alla partecipazione di imprese straniere, italiane e provenienti dall’Ue, e al massimo coinvolgimento della comunità internazionale per la ricostruzione dei nostri territori. Diversi villaggi sono stati distrutti, foreste bruciate, beni culturali danneggiati e la stessa aria è inquinata”, ha proseguito. “Nel processo di ricostruzione contiamo sull’assistenza della comunità internazionale e l’Italia è uno di quei Paesi che ha le opportunità e le capacità per aiutarci, grazie anche alla presenza economica solida già presente in Azerbaigian che sono convinto potrà rafforzare le nostre relazioni. La nostra missione diplomatica sta lavorando duramente su questa tema”, ha garantito Mustafayev.

 

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