ESCLUSIVA – Ministro greco Dendias: “Accordo con Italia su zone marittime è un esempio”

Il titolare del dicastero degli Esteri in un'intervista ad "Agenzia Nova" nel corso della sua visita a Roma

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L’accordo tra Italia e Grecia sulla delimitazione delle rispettive zone marittime, entrato ieri in vigore a livello internazionale, rappresenta un esempio per altri Paesi del Mediterraneo allargato per risolvere questioni di lunga data e migliorare ancora di più i propri rapporti. Lo ha affermato il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias, in un’intervista ad “Agenzia Nova” concessa nel corso della sua visita a Roma dove ieri insieme all’omologo italiano, Luigi Di Maio, ha proceduto allo scambio degli strumenti di ratifica dell’accordo sulla delimitazione dei confini marittimi alla Farnesina. “E’ stata una importante occasione e un momento simbolico per i nostri due Paesi. Importante per due motivi: prima di tutto perché abbiamo risolto una questione che ci tormentava da 45 anni ma anche perché siamo pronti a dare un esempio ad altri Paesi della regione fornendo un modello con il quale Stati che hanno tra di loro rapporti amichevoli possono risolvere questioni di lunga data, come quella sulla demarcazione delle frontiere marittime”, ha spiegato Dendias ricordando l’importante interscambio commerciale tra Italia e Grecia che è cresciuto del 27 per cento nei primi nove mesi del 2021. “L’Italia è una grande economia, la Grecia è una economica in crescita, e come greci dobbiamo lasciarci alle spalle gli anni della crisi. Noi stiamo crescendo al tasso di crescita dei Paesi del sud-est asiatico e questo è incredibile”, ha sottolineato il ministro degli Esteri greco. Dendias si è poi soffermato sulle numerose sfide e questioni aperte che la Grecia deve affrontare nella regione del Mediterraneo allargato: dalla Libia, all’immigrazione, ai tesi rapporti con la Turchia e la stessa questione cipriota, sino alle “aggressioni” di Ankara verso Nicosia. “Sono tutte questioni che devono essere comprese in una maniera comune se desideriamo che l’Unione europea funzioni come un’unica entità”, ha rimarcato il capo della diplomazia di Atene, che ha spiegato di avere avuto “una grande comunione d’intenti con il ministro Di Maio e quindi con la posizione del governo italiano” sul dossier dell’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali.



di maio densias

In relazioni ai rapporti con il Vaticano, dove oggi Dendias incontra il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, lo stesso ministro degli Esteri greco si è detto “sinceramente grato al messaggio cristiano, alla Chiesa cattolica e alla politica dei ministri” della Santa Sede. “Noi siamo cristiani e per noi è molto importante la dottrina della Chiesa”, ha evidenziato. Sul tema della politica migratoria e sulla posizione di apertura e di solidarietà nei confronti dei migranti, più volte espressa da papa Francesco che a dicembre si recherà in visita sull’isola Lesbo, il ministro ellenico ha chiarito: “Realizzare una politica in materia migratoria è molto più complesso del solo proclamare i principi religiosi. Prendendo in considerazione e apprezzando il messaggio cristiano, insieme al governo italiano abbiamo discusso le modalità concrete per affrontare questo fenomeno. Ovviamente noi rispettiamo pienamente il valore dei diritti umani ed entrambi i governi (di Grecia e Italia) rispettano questi diritti nell’ambito dell’Unione europea, che fornisce valori e principi su cui si basa il nostro lavoro”, ha dichiarato Dendias.



In merito ai rapporti con la Turchia e ad uno degli ultimi episodi di tensione tra i due Paesi vicini, ovvero l’accordo sottoscritto da Atene con Parigi in materia di difesa, il titolare della diplomazia greca ha chiarito che l’unica ragione per cui Ankara potrebbe sentirsi minacciata da tale accordo, è quello di continuare a proporsi come un aggressore nella regione del Mediterraneo orientale. “L’ultima cosa su cui si possa criticare la Grecia è la volontà di isolare la Turchia nel Mediterraneo orientale. E’ proprio l’opposto. Quello che io e lo stesso primo ministro Kyriakos Mitsotakis abbiamo più volte ribadito è di volere una Turchia moderna, cosmopolita, prospera e sulla via dell’integrazione nell’Unione europea. Questo però significa che la Turchia deve avvicinarsi ai valori, ideali e all’acquis europei”, ha spiegato Dendias. “Se la Turchia ha perseguito un percorso opposto, non è colpa della Grecia, della Francia o dell’Unione europea. L’accordo tra Grecia e Francia è un accordo amichevole, se fossi nella posizione della Turchia sarei felice perché quest’intesa migliora i rapporti esistenti tra due Stati amici”, ha aggiunto il ministro commentando l’intesa per l’acquisizione da parte della Marina militare ellenica di tre fregate Belharra nell’ambito di un rafforzamento del partenariato strategico tra Grecia e Francia. “L’unico modo che ha la Turchia per sentirsi minacciata da questo accordo, è se continua a proporsi come aggressore, in questo caso ancora una volta Ankara commetterebbe un errore”, ha sottolineato il ministro degli Esteri greco che si è soffermato anche sulle critiche arrivate da Ankara sulla clausola di assistenza reciproca nel settore della difesa contenuta nell’accordo siglato lo scorso 28 settembre dai governi di Atene e Parigi. “Se la Turchia vedesse la Grecia e Francia come Paesi amici e alleati reciproci, allora l’accordo potrebbe solo rafforzare solo la Turchia, ma se si propone come un potenziale aggressore, allora questo accordo potrebbe suonare come un allarme”, ha chiarito Dendias.

In questo contesto, Dendias ha sottolineato che la Grecia non vuole punire la Turchia attraverso eventuali sanzioni disposte dall’Unione europea per le sue attività e condotte nel Mediterraneo. “Non è questo il nostro obiettivo: non vogliamo creare problemi all’economia turca e al governo turco ma l’Ue deve agire per fare rispettare le proprie regole se un Paese terzo compie delle azioni che infrangono queste regole”. In questo caso, ha affermato Dendias, l’Unione europea ha l’obbligo di imporre delle sanzioni. “Se la Turchia si comporta in un modo che mette a rischio gli Stati membri europei, la loro sovranità europea e i loro diritti sovrani, allora in quel caso è obbligatorio per l’Ue imporre delle sanzioni, non in quanto tali e non per punire, ma per prevenire altre azioni ancora più aggressive da parte della Turchia o azioni che possano danneggiare ancora di più gli interessi nazionali degli Stati membri”, ha osservato Dendias. “Io credo che la discussione sulle sanzioni in un certo senso aiuti la Turchia, in quanto il governo di Ankara conosce molto bene i limiti di questi comportamenti aggressivi ma al tempo stesso quello che Grecia, Cipro e Unione europea vogliono è una Turchia, impegnata, prospera e democratica. Ma per arrivare a questo deve avere una visione molto chiara delle regole del gioco”, ha proseguito.

Un altro dossier analizzato nella sua visita in Italia dal ministro degli Esteri greco è quello libico. Secondo Dendias, la prossima Conferenza internazionale sulla crisi in Libia, organizzata dalla Francia per il 12 novembre a Parigi, è “davvero necessaria”, perché “l’ultima cosa che dobbiamo fare è dimenticarci della Libia e lasciare che la situazione prenda il suo corso automaticamente”. Infatti la situazione nel Paese, “necessita di una guida e la società libica ha bisogno dell’aiuto dall’Unione europea per ricreare uno Stato giusto”. “Dobbiamo creare un nuovo Stato in Libia. Ciò non accadrà da solo ma l’Ue deve restare impegnata in Libia ma bisogna essere onesti e questo deve essere un impegno a lungo termine e non a breve termine”, ha spiegato Dendias. “Se l’Ue trascurerà i suoi doveri verso la Libia, altri attori, non necessariamente con le ragioni più chiare, saranno lì coinvolti e creeranno altri problemi”, ha aggiunto. Il capo della diplomazia di Atene ha ricordato che la Libia per motivi geografici e culturali è molto vicina all’Unione europea e per questo motivo l’Unione non può non guardare a cosa accade su quel territorio. “Noi non dovremmo vedere il Mediterraneo come un’area che divide la Libia dall’Unione europea. Il Mediterraneo ha storicamente connesso i popoli del Nord Africa e dell’Europa”, ha evidenziato Dendias. Secondo il ministro greco, “avere questa percezione che dovremmo restare impegnati in Libia con un impegno nel lungo periodo” sarà funzionale a “ricreare lo Stato e ad aiutare a favorire l’uscita dei mercenari dal Paese e trasformare la Libia in una vibrante e moderna democrazia in cui la popolazione possa esprimere la propria volontà”.

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