Etiopia, Ahmed: “Diplomazia e media occidentali alimentano la propaganda tigrina”

“I nemici hanno fatto la guerra su due fronti: quello bellico e quello diplomatico" ha detto il premier

Abiy Ahmed-Etiopia

Il premier etiope Abiy Ahmed ha invitato i suoi concittadini a restare uniti di fronte alla “propaganda” del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf), a suo dire alimentata dalla diplomazia e dai media occidentali, impendendo in tal modo al nemico di prevalere. In una dichiarazione pubblicata dal suo ufficio, il primo ministro ha sottolineato che diversi Paesi nel mondo hanno sperimentato “cospirazioni” simili che li hanno portati sull’orlo della disintegrazione – Jugoslavia, Siria, Somalia e Libia – tuttavia ha citato l’esempio di altri Paesi che al contrario hanno scongiurato un tale pericolo, come Germania, Giappone, Corea del Sud e Vietnam. “Attualmente queste nazioni sono tra i modelli chiave per la loro potenza economica, il loro sistema politico moderno, le capacità tecnologiche e i valori sociali civili”, ha affermato Ahmed, sottolineando come questi Paesi abbiano superato le divisioni interne e siano diventano prosperi utilizzando le sfide come trampolino di lancio.



“Per quanto enormi siano le minacce provenienti dal mondo esterno o che emergono dall’interno del Paese, quando c’è una forte unità tra il popolo etiope, le sfide non sono mai state al di là delle loro capacità. Il Tplf (considerato un’organizzazione terroristica dal governo di Addis Abeba) sta ora compiendo il suo ultimo sforzo e ha chiesto aiuto perdendo la speranza”, ha detto. “I nemici dell’Etiopia hanno fatto la guerra su due fronti: quello bellico e quello diplomatico. Quindi, tutti voi che siete preoccupati per la sopravvivenza dell’Etiopia dovete unirvi per affrontare i due fronti astenendosi dall’analisi della cospirazione e dalla paura non necessaria”, ha aggiunto il primo ministro.

La diplomazia e le relazioni estere, ha proseguito, “sono un gioco politico guidato dal principio del ‘dare e avere’, e non c’è dubbio che il nostro Paese trarrà i maggiori benefici dalla giusta linea della diplomazia. Al contrario, le relazioni diplomatiche condotte mettendo in pericolo l’interesse nazionale e la sovranità del nostro Paese potrebbero portare un sollievo temporaneo, ma le sue conseguenze negative a lungo termine sarebbero significative. Il governo sta facendo la sua parte per impedirlo. Continuerà a farlo”, ha sottolineato Ahmed, accusando il mondo occidentale di usare i media internazionali per fare pressione sull’Etiopia. “Quando abbiamo iniziato a resistere alle loro pressioni, hanno lanciato una campagna di informazione distruttiva per offuscare la nostra immagine perché sono immensamente capaci in questo senso. Hanno una vasta gamma di strumenti mediatici e un potere avanzato per travisare la gente del mondo”, ha osservato il primo ministro, sottolineando la necessità di lavorare insieme e in armonia per contrastare i media e la pressione diplomatica sull’Etiopia. “Dobbiamo sfruttare tutte le opportunità che abbiamo per difendere la campagna che si è aperta su di noi”, ha detto, esortando i cittadini a “resistere” e a “contrastare le notizie” che danneggiano il Paese sui social e sui media internazionali.



Il nuovo appello di Ahmed giunge in un momento particolarmente critico per il governo federale, le cui forze paiono da settimane soverchiate da quelle tigrine. La scorsa settimana lo stesso primo ministro ha invitato tutti i civili idonei ad unirsi alle forze armate per combattere contro i miliziani del Tplf), ricordando che “in passato le nostre forze hanno mostrato determinazione nel voler rimuovere le atrocità del gruppo terroristico Tlpf dalla nostra storia” e che le forze federali, regionali e alleate in campo hanno come obiettivo di “distruggere l’organizzazione traditrice e terroristica” del Tplf. “È ora tempo che ogni cittadino etiope idoneo che sia in età (militare) si unisca alle Forze di difesa, alle forze speciali e alle milizie per mostrare il suo valore”, ha dichiarato il premier. L’appello è giunto in concomitanza con l’annuncio secondo il quale l’Esercito di liberazione oromo (Ola) ha stretto un’alleanza militare con il Tplf, secondo quanto dichiarato dal leader dell’Ola, Kumsa Diriba. “L’unica soluzione ora è rovesciare questo governo militarmente, parlando la lingua con cui vogliono si parli loro”, ha detto Diriba, affermando che l’accordo con le Forze di difesa del Tigrè (Tdf) – braccio armato del Tplf – è stato concluso “settimane fa”.

Diriba ha precisato che le parti hanno concordato alcune linee “per cooperare contro lo stesso nemico, specialmente a livello militare”, e anche se non sono per ora previste azioni di combattimento a fianco a fianco “c’è la possibilità che questo possa accadere”. Di certo, ha aggiunto Diriba, “ci sarà una grande coalizione contro il regime” del primo ministro Ahmed. La nuova alleanza militare aggiunge un altro tassello nello sviluppo del conflitto, che da novembre scorso ad oggi si è esteso al di fuori della regione settentrionale del Tigrè, coinvolgendo altre etnie: si combatte ormai da settimane anche nei vicini Stati regionali degli Amhara e di Afar, con il rischio concreto che il conflitto si estenda anche alla vicina regione dei Somali e a quella del Benishangul-Gumuz, alimentando antiche tensioni etniche mai sopite.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha iniziato a trasferire circa 23 mila profughi eritrei rimasti bloccati nei campi durante il conflitto nel Tigrè. Lo ha dichiarato oggi il portavoce dell’Unhcr, Neven Crvenkovic, che in un’intervista rilasciata al quotidiano keniota “Nation” ha precisato che dallo scorso 6 agosto almeno 126 rifugiati eritrei si sono trasferiti a Dabat, un nuovo sito allestito nel vicino Stato di Amhara. “Pur fornendo supporto immediato, la priorità dell’Unhcr rimane quella di facilitare il trasferimento dei rifugiati in un nuovo campo a Dabat, nella regione di Amhara”, ha affermato Crvenkovic. Il trasferimento arriva settimane dopo che l’agenzia delle Nazioni Unite e il suo partner esecutivo, l’Amministrazione per i rifugiati e i rimpatriati (Arra), hanno ricevuto in concessione dal governo etiope un lembo di terra per l’allestimento di un nuovo campo per i rifugiati eritrei. “Il 26 giugno il terreno che era stato identificato nelle vicinanze della regione di Amhara è stato ufficialmente designato e consegnato all’Arra e all’Unhcr per la costruzione di un campo permanente”, ha affermato Crvenkovic. Il nuovo sito, fa sapere l’agenzia Onu, ospiterà circa 25 mila rifugiati eritrei che erano stati a lungo ospitati nei campi di Mai Aini e Adi Harush, nella regione del Tigrè, e i rifugiati che sono stati trasferiti nei nuovi siti di accoglienza di emergenza a Dabat hanno ricevuto beni di prima necessità come taniche, materassi, secchi, sapone, coperte e cibo. “Il 29 luglio l’Unhcr ha chiesto alle parti in conflitto di cessare le ostilità intorno ai campi per 30 giorni per consentire il trasferimento sicuro dei rifugiati dall’area di Mai Tsebri (dove si trovano entrambi i campi) nell’area di Dabat”, ha affermato il portavoce. “Nel frattempo, abbiamo messo in atto misure di emergenza per spostare i rifugiati dall’area di Mai Tsebri”, ha aggiunto.

Dallo scoppio del conflitto, nel novembre scorso, i rifugiati eritrei sono stati a più riprese vittime di attacchi da parte dei gruppi armati in guerra nel Tigrè. “Alla fine di luglio abbiamo ricevuto notizie inquietanti e credibili dal campo di Mai Aini secondo cui un rifugiato è stato ucciso da elementi armati che operavano all’interno del campo”, ha detto Crvenkovic, aggiungendo che “nel recente passato l’Unhcr ha ricevuto segnalazioni di violazioni dei diritti umani contro i rifugiati eritrei. Abbiamo fatto appello a tutte le parti in conflitto affinché rispettino i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale, compreso il rispetto dei diritti dei rifugiati e di tutti i civili. Abbiamo anche invitato sia il governo federale che le autorità regionali del Tigrè ad avviare indagini formali su tutte le accuse credibili ricevute ad oggi”, ha detto il portavoce, secondo il quale dopo che le forze etiopi si sono ritirate dal Tigrè, alla fine di giugno, c’è una relativa calma nei campi che ospitano rifugiati eritrei, tuttavia i rifugiati hanno ancora un disperato bisogno di acqua e assistenza sanitaria. Nonostante la relativa calma, il personale dell’Unhcr non può accedere ai campi per fornire aiuti umanitari e solo il 30 luglio l’Unhcr e i suoi partner hanno potuto accedere ai campi di Mai Aini e Adi Harush dal 13 luglio. Dopo la ripresa della consegna degli aiuti, lo scorso 5 agosto, l’agenzia Onu e i partner hanno distribuito cibo a 23 mila rifugiati in entrambi i campi, tuttavia l’accesso rimane limitato a causa di una situazione della sicurezza “complessa e fluida” nella regione, dove i servizi di base come l’assistenza sanitaria rimangono non disponibili così come l’acqua pulita.

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