Etiopia: bombardamento nel villaggio di Togoga, almeno 64 morti e 180 feriti

E' quanto ha riferito a "France 24" un responsabile sanitario regionale

Togoga

Almeno 64 persone sono morte e altre 180 sono rimaste ferite nel bombardamento che martedì scorso ha preso di mira un mercato del villaggio di Togoga, nella regione etiope del Tigrè. E’ quanto ha riferito a “France 24” un responsabile sanitario regionale, Mulu Atsbaha, precisando che questo primo bilancio è statostilato con i dati raccolti dagli amministratori locali e dagli abitanti di Togoga. Secondo fonti mediche citate dall’emittente britannica “Bbc”, tra le vittime del bombardamento ci sono anche donne e bambini che hanno ricevuto cure di emergenza nell’ospedale Ayder Referral di Macallè, mentre altre persone hanno riportato ferite gravi che sembrano essere state causate da schegge e da frammenti di rocce esplose durante il bombardamento. Stando alle stesse fonti, i militari etiopi avrebbero anche impedito alla maggior parte delle ambulanze di raggiungere Togoga. Alle preoccupazioni ha fatto eco il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), che ha rilasciato una dichiarazione in cui fa sapere di essere impegnato a facilitare l’evacuazione medica dei feriti in coordinamento con tutte le parti interessate e che i feriti sono stati trasportati nelle ambulanze dell’Ercs (la Croce rossa etiope) e ora stanno ricevendo cure mediche nell’ospedale Ayder Referral di Macallè. “Sosterremo sempre i partner del Movimento (della Croce rossa e Mezzaluna rossa internazionale) nella fornitura di servizi salvavita alle persone colpite da conflitti e violenze”, ha affermato Nicolas Von Arx, capo della delegazione del Cicr ad Addis Abeba. “Non possiamo sottolineare abbastanza quanto sia vitale che le missioni mediche siano rispettate e protette in ogni momento”, ha aggiunto.

L’esercito dell’Etiopia ha negato la responsabilità per l’uccisione di civili nell’attacco aereo di Togoga. Parlando oggi nel corso di una conferenza stampa, il portavoce dell’esercito, Getnet Adane, ha precisato che gli obiettivi dell’attacco erano combattenti del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) che si erano riuniti in abiti civili per celebrare la Giornata dei martiri, indetta per commemorare l’anniversario del bombardamento di un’altra città nel Tigrè, Hawzen, nel 1988. Il portavoce ha quindi negato le conquiste militari rivendicate dai combattenti ribelli, tra cui il controllo di alcune aree chiave della regione, accusando i tigrini di portare una campagna di disinformazione che, a suo dire, mira a convincere il governo a sedersi al tavolo dei negoziati creando una percezione di forza tra la comunità internazionale. In precedenza fonti mediche avevano stimato ad almeno 43 persone il bilancio delle vittime.

In un primo momento lo stesso portavoce militare si era rifiutato di confermare o di smentire il raid, affermando che gli attacchi aerei sono una tattica militare comune e che le forze governative non prendono di mira i civili. Il bombardamento è avvenuto dopo che diverse fonti locali hanno affermato che nuovi combattimenti sono scoppiati negli ultimi giorni a nord della capitale regionale del Tigrè, Macallè, a loro avviso sul punto di essere circondata dalle forze tigrine. Dallo scorso novembre il governo federale etiope ha avviato un’offensiva nel Tigré per eliminare i membri del Tplf. Nonostante le forti pressioni esercitate dalla comunità internazionale, il governo del premier Abiy Ahmed non ha finora rispettato l’impegno a mettere fine ai combattimenti e a far ritirare le truppe eritree, la cui presenza nel Tigrè è stata a lungo negata sia da Addis Abeba che da Asmara.

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