Etiopia: droni cinesi impiegati dalle truppe federali nel conflitto del Tigrè

La testimonianza è arrivata al sito di informazione "Eritrean Hub" da un meccanico della Dejen Aviation Engineering Industry

droni

Nella nuova offensiva lanciata contro il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf), le truppe federali etiopi e i loro alleati hanno fatto ricorso anche a droni da combattimento (Ucav) di fabbricazione cinese. Lo afferma il sito di informazione “Eritrean Hub“, che sulla base della testimonianza di un meccanico della Dejen Aviation Engineering Industry (Davi) dà per “acclarato” il loro impiego nel conflitto avviato nel novembre del 2020. Stando alla stessa fonte, dopo l’acquisizione di sei velivoli senza pilota da combattimento iraniani e di altri emiratini, Addis Abeba ha ora integrato nel suo equipaggiamento militare almeno tre Wing Loong I, drone di fabbricazione cinese consegnato lo scorso settembre tramite un volo cargo atterrato alla base di Harar Meda direttamente da Chengdu, dove viene assemblato. Se l’impiego di Ucav cinesi nella guerra del Tigrè era già stata ipotizzata fin dall’inizio del conflitto, prosegue “Eritrean Hub”, oggi immagini satellitari hanno individuato l’aereo cargo che ha portato i droni cinesi in Etiopia come un An-124 modello UR-82029 della compagnia aerea ucraina Antonov. Da Chengdu, il volo avrebbe fatto un breve scalo a Islamabad, prima di atterrare alla sua destinazione finale il 17 settembre scorso.



In un’intervista rilasciata ai primi di settembre a “Eritrean Hub”, il comandante dell’Aeronautica etiope Yilma Merdassa aveva mostrato un modello del Wing Loong I. Durante l’intervista – quasi interamente dedicata all’uso dei droni in guerra – il giornalista chiede al generale se ci siano stati accordi con altri Paesi per l’acquisizione di Ucav. In risposta, Merdassa spiega che l’Aeronautica etiope è in “ottima posizione” per quanto riguarda i droni e che ne sta pianificano l’uso “non solo per oggi, ma per i prossimi dieci anni”. Sui possibili accordi con altri Paesi per l’acquisto dei droni, Merdassa risponde che queste domande dovrebbero essere rivolte ai dipartimenti del governo responsabili. Il Wing Loong I è attualmente il modello cinese di Ucav che ha registrato il maggior successo, come testimoniato dal suo acquisto da parte di diversi Paesi. Se il modello è stato nel frattempo sostituito dal più potente Wing Loong II, che presenta una serie di miglioramenti tra cui due punti di aggancio sotto ogni ala per raddoppiare il carico utile delle armi, l’alto prezzo di acquisto di quest’ultimo (15 milioni di dollari) rende ancora appetibile il modello precedente, capace di trasportare un’ampia varietà di armamenti.

Le rivelazioni giungono dopo che nel luglio scorso fonti vicine all’amministrazione tigrina citate sempre da “Eritrea Hub”, avevano riferito che le autorità dell’Etiopia – con l’ausilio di tecnici turchi – stanno lavorando alla costruzione di dieci droni i cui materiali sono stati forniti dalla Turchia. Secondo le fonti, i droni verranno utilizzati sia per la sorveglianza che per l’uso tattico e sono in fase di costruzione in un centro di addestramento di proprietà dell’Agenzia di intelligence e sicurezza etiope (Insa). Secondo quanto riferito dalle stesse fonti, il direttore generale dell’Insa, Temesgen Tiruneh, è il responsabile generale del programma e il primo ministro Abiy Ahmed visiterebbe frequentemente il sito per monitorare l’andamento dei lavori. Inoltre, stando a quanto riferito da “Eritrea Hub”, sarebbe in fase di costruzione anche una pista da cui lanciare i droni, situata a una decina di chilometri dal centro di Addis Abeba. Non è la prima volta che giungono segnalazioni simili da quando è scoppiata la guerra nel Tigrè, nel novembre scorso. Nelle prime settimane di conflitto, il portavoce del Tplf, Getachew Ruda, aveva infatti accusato le forze federali etiopi impegnate nell’offensiva regionale di fare ricorso a droni forniti dagli Emirati Arabi Uniti. L’informazione, rilanciata per primo dal sito specializzato “Military Africa”, non ha però mai trovato riscontri ufficiali.



Le rivelazioni sull’uso dei droni cinesi avvengono mentre le truppe federali etiopi ed i suoi alleati hanno lanciato “l’offensiva finale” contro i combattenti del Tplf, lanciando attacchi “coordinati su tutti i fronti”. Ad annunciarlo è stato il portavoce del governo commissariato dello Stato regionale del Tigrè e del Tplf, Getachew Reda, precisando che carri armati, aerei da combattimenti e droni fanno parte dell’artiglieria usata in queste ore contro di loro. Secondo il portavoce, l’offensiva annunciata dal governo del primo ministro Abiy Ahmed la scorsa settimana è ora “in pieno svolgimento”. “Come ripetutamente minacciato e telegrafato al pubblico nazionale e internazionale, l’offensiva finale d(el premier) Abiy per invadere di nuovo il Tigrè, brutalizzare ed umiliare il nostro popolo e ricominciando il suo genocidio è iniziata”, si legge nel comunicato del Tplf, in cui si precisa che “nella mattina di oggi (ieri), 11 ottobre, l’esercito etiope sostenuto dalle milizie Amhara ha lanciato un’offensiva coordinata su tutti i fronti”. “La guerra non è, e non è mai stata, la prima opzione per il governo del Tigrè”, prosegue Reda, ricordando di aver “ripetutamente chiesto (al governo federale) il rispetto di un cessate il fuoco”, ma aggiungendo che i tigrini sono “stati trascinati in una guerra che non vogliono ma devono vincere per la propria sopravvivenza”.

La priorità del Tplf – prosegue ancora Reda – è quella di “cercare una risoluzione alla crisi che permetta di ristabilire lo status quo precedente, nel quale qualsiasi forza militare che invade i territori costituzionalmente stabiliti del Tigrè deve ritirarsi”. Il riferimento, citato, è alle forze dell’esercito etiope, eritreo, amhara e a tutti gli alleati di Addis Abeba nel conflitto, che prosegue ormai da oltre 11 mesi. Se il governo etiope continuerà tuttavia nel suo “percorso predatorio per mettere in ginocchio il popolo del Tigrè”, conclude Reda, i combattenti del Tplf non avranno “altra scelta che difendere quel popolo”. L’avvio dell’offensiva è l’ultimo atto di un conflitto scatenato il 3 novembre del 2020 da un attacco del Tplf ad una postazione federale nella regione. Su quel “casus belli”, il premier Ahmed – vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019 – ha lanciato un’offensiva annunciata come fulminea ma che si è poi trascinata per mesi, con alterne fortune militari. L’avvio di una controffensiva tigrina, a giugno scorso, ha creato uno stallo nel conflitto, con l’aggravarsi di una già precaria situazione umanitaria e il blocco degli aiuti inviati alle migliaia di persone che nell’ultimo anno sono state costrette a sfollare a causa delle violenze. La convinzione, da entrambe le parti, di poter vincere militarmente questo confronto rende tuttora improbabile un dialogo fra il governo di Ahmed – che lunedì scorso ha giurato per un nuovo mandato di cinque anni – e i combattenti tigrini. Inutili si sono rivelate fino ad ora le ripetute denunce internazionali di crimini di guerra e le sanzioni imposte dal governo degli Stati Uniti a chiunque se ne fosse macchiato.

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