Etiopia: Eritrea condanna le sanzioni Usa, sono “flagrante violazione della sovranità”

Il governo di Asmara ha contestato le misure definendole "ingiustificate" e "ciniche"

ambasciata usa in etiopia - sanzioni eritrea

Il governo dell’Eritrea ha contestato le “ingiustificate” e “ciniche” sanzioni annunciate dal governo degli Stati Uniti su Asmara nel quadro del conflitto in corso nel Tigrè etiope, denunciando quella che ritiene una “flagrante violazione della sovranità” nazionale eritrea. In un comunicato pubblicato sul sito di informazione di Stato “Shabait”, il governo di Asmara ha risposto così alla nota con cui ieri il dipartimento del Tesoro di Washington ha sanzionato quattro entità e due persone in relazione alla crisi etiope, fra cui il partito del presidente Isaias Afwerki, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (Pfdj) e le Forze di difesa dell’Eritrea (Edf), accusate dall’inizio del conflitto di molteplici abusi. Nel definire la politica statunitense “ostile” ad Asmara, il governo eritreo accusa Washington di “scaricare le colpe” sull’Eritrea “come capro espiatorio sulla base di false accuse”, con una mossa che appare “in violazione del diritto internazionale e costituisce una flagrante violazione della sovranità, dell’indipendenza e della liberazione dei popoli e delle nazioni”. Obiettivo evidente di queste sanzioni, prosegue Asmara, è di “ostacolare soluzioni durature che promuovano la stabilità sostenibile nel Corno d’Africa in generale e in Etiopia in particolare, e di alimentare e perpetuare un circolo vizioso di caos che poi (la stessa Washington) gestirà”.



Eritrea: i soggetti colpiti dalle sanzioni del dipartimento del Tesoro

Oltre al partito di Afwerki ed all’esercito eritreo, il dipartimento del Tesoro Usa ha sanzionato anche la Hidri Trust, la holding di tutte le imprese commerciali controllata dal Pfdj; la Red Sea Trading Corporation, che gestisce la proprietà e gli interessi finanziari del Pfdj; Hagos Ghebrehiwet W. Kidan, consigliere economico del Pfdj e amministratore delegato della Red Sea Trading Corporation; e Abraha Kassa Nemariam, capo dell’Ufficio per la sicurezza nazionale dell’Eritrea. Gli Stati Uniti, si legge nella nota, stanno lavorando attivamente con i partner in tutta la regione e nel mondo per sostenere una cessazione negoziata delle ostilità in Etiopia, tuttavia la presenza delle forze eritree è un impedimento alla cessazione delle ostilità in corso e all’aumento dell’accesso umanitario. “Condanniamo il ruolo continuo svolto dagli attori eritrei che stanno contribuendo alla violenza nel nord dell’Etiopia, che ha minato la stabilità e l’integrità dello Stato e ha provocato un disastro umanitario”, ha affermato il direttore dell’Ufficio per il controllo dei beni esteri Andrea M. Gacki. “Il Tesoro continuerà a utilizzare tutti i suoi strumenti e la sua autorità per prendere di mira e colpire coloro le cui azioni prolungano la crisi nella regione, dove stanno soffrendo centinaia di migliaia di persone. Le parti in conflitto devono sedere al tavolo dei negoziati senza precondizioni. Gli Stati Uniti sono pronti a perseguire ulteriori azioni, anche contro il governo etiope e il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè, se non ci saranno progressi tangibili verso la cessazione delle ostilità”, ha aggiunto.

Le mosse di Washington nel conflitto regionale

Le sanzioni Usa sono l’ultima mossa di Washington in una politica vigorosa che il governo del presidente Joe Biden sta conducendo nel tentativo di costringere ad un cessate il fuoco le forze in campo nel conflitto tigrino. La scorsa settimana il dipartimento di Stato degli Usa ha modificato il Regolamento sul traffico internazionale di armi (Itar), in modo tale da negare le licenze per l’esportazione di armi ed altri articoli di difesa in Etiopia ed Eritrea. La norma, in vigore dal primo novembre, è stata pubblicata sul sito del Registro federale Usa, che raccoglie quotidianamente gli avvisi e notizie delle diverse agenzie governative. “Gli Stati Uniti nutrono crescenti preoccupazioni per la crisi in corso nel nord dell’Etiopia e per altre minacce alla sovranità, all’unità nazionale e all’integrità territoriale dell’Etiopia”, si legge nel documento che illustra la misura, nel quale si precisa che le persone nel nord del Paese del Corno d’Africa “continuano a subire violazioni dei diritti umani, abusi e atrocità”, mentre gli aiuti umanitari urgenti “sono bloccati dai militari etiopi ed eritrei, oltre che da altri attori armati”. Nella nota, l’amministrazione del presidente Joe Biden ricorda inoltre che il 23 maggio scorso il segretario di Stato Antony Blinken ha annunciato restrizioni nei confronti dell’Etiopia e dell’Eritrea, comprese alcune relative all’assistenza alla sicurezza. “Coerentemente con l’annuncio del segretario, il dipartimento sta aggiornando l’Itar ai paragrafi di riferimento”, prosegue il documento, precisando che la politica di rifiuto “si applica alle licenze o altre autorizzazioni necessarie per l’esportazione di articoli per la difesa o servizi di difesa verso o per le forze armate, la polizia, l’intelligence o altre forze di sicurezza interna dell’Etiopia o dell’Eritrea”.



La misura sulle esportazioni di armi è stata criticata dal portavoce del governo eritreo, Yesmane Meskel. In un messaggio pubblicato su Twitter, il portavoce ha denunciato quella che ha definito “un’ossessione sconcertante per l’Eritrea”, aggiungendo che di fatto la misura è già operativa “da secoli per indurre uno squilibrio militare”. Alla misura sull’export di armi si aggiunge quella economica che sospende l’accesso esentasse dell’Etiopia ai mercati statunitensi, attraverso la revoca delle preferenze commerciali in vigore con il Paese del Corno d’Africa. Ad annunciare la misura è stato lo stesso presidente Joe Biden in un avviso al Congresso, precisando che la sua amministrazione metterà inoltre fine alle relazioni commerciali preferenziali con la Repubblica di Guinea ed il Mali, criteri che sono sanciti dall’African Growth and Opportunity Act, patto storico firmato nel 2000 che ha rimosso i dazi statunitensi sulla maggior parte delle esportazioni dall’Africa sub-sahariana. Con la misura Washington porta avanti la linea dura annunciata nei confronti del governo del primo ministro Abiy Ahmed, ad un anno dall’avvio del conflitto nel Tigrè. Il tutto avviene mentre si acuisce lo scontro diplomatico fra Addis Abeba e la comunità internazionale. Ai primi di ottobre il governo dell’Etiopia ha dichiarato persone non grate sette funzionari delle agenzie delle Nazioni Unite invitandoli a lasciare il Paese entro 72 ore con l’accusa di ingerenza negli affari interni. L’arresto di 22 membri del personale Onu – nove sarebbero tuttora detenuti -, oltre che di 17 missionari salesiani e collaboratori, ha acuito le preoccupazioni internazionali sulla sospensione di un reale stato di diritto nel Paese, dove nel quadro del conflitto in corso è stato dichiarato lo stato di emergenza.

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