Etiopia: fonti stampa, forze tigrine prossime alla conquista di Debre Berhan

La città si trova nella regione degli Amhara, a circa 130 chilometri dalla capitale Addis Abeba

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Le forze del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) sono prossime alla conquista della città di Debre Berhan, situata nella regione degli Amhara a circa 130 chilometri dalla capitale Addis Abeba. Lo riferiscono fonti locali citate dall’emittente “Sky News Arabia”. Pesanti combattimenti sono in corso nel frattempo lungo la strada per Debre Sina, sempre nella regione di Amhara. Di fronte all’avanzata tigrina-oromo che sembra farsi sempre più inarrestabile, ieri il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha annunciato la sua intenzione di recarsi al fronte a partire per combattere contro il Tplf. In un post sui social media condiviso questa sera, Abiy ha detto: “È tempo di guidare il Paese attraverso il sacrificio. Domani mi unirò al fronte per guidare le forze di difesa”. Facendo appello agli etiopi, il primo ministro ha aggiunto: “Coloro di voi che aspirano a essere ricordati nella storia, si sacrifichino per il proprio Paese. Ci vediamo al fronte”, ha detto Ahmed, assicurando che il vuoto amministrativo sarà riempito da funzionari federali e regionali che lavoreranno “più duramente che mai al massimo delle loro capacità per svolgere attività amministrative e di sviluppo”.



Nel suo messaggio rivolto al popolo etiope, Abiy Ahmed ha promesso di respingere “nemici interni ed esterni” che ha accusato di aver tentato di costruire la propria forza sulla debolezza dell’Etiopia. “Il piano dell’Etiopia era di andare avanti insieme senza abbandonare nessuno”, ha detto il primo ministro, aggiungendo: “Ecco perché abbiamo concentrato la nostra politica estera sui nostri vicini. Questa lotta è la lotta di tutti i neri. La campagna contro l’Etiopia è una cospirazione per minare la storia, la cultura, l’identità e la dignità dei neri e umiliarli sottomettendo il loro simbolo di libertà, l’Etiopia”. Il primo ministro etiope ha inoltre invitato tutti i neri a sostenere l’Etiopia in uno spirito di panafricanismo. “Non c’è più tempo per criticare da lontano”, ha detto il premier, aggiungendo: “Facciamo quello che dobbiamo fare noi stessi. Siamo tutto ciò che ha l’Etiopia”. Ahmed ha concluso il suo messaggio ribadendo il suo impegno: “Il nome Etiopia è il nome dei vincitori, è un simbolo di libertà. Non ho dubbi che la mia generazione pagherà il prezzo in suo nome e scriverà la sua vittoria nell’oro”.

Nel frattempo, oggi l’ambasciata degli Stati Uniti ad Addis Abeba ha avvertito i suoi concittadini di un possibile attacco terroristico in Etiopia dice che potrebbe verificarsi nella capitale e in altre città mentre infuria la guerra tra le truppe federali e le forze del Tplf. È quanto reso noto dalla stessa ambasciata Usa in un avviso di sicurezza pubblicato oggi. “I terroristi possono attaccare con poco o nessun preavviso, prendendo di mira strutture diplomatiche, località turistiche, snodi di trasporto, mercati/centri commerciali, aziende occidentali, ristoranti, resort, strutture del governo locale e altre aree pubbliche. I cittadini statunitensi sono fortemente incoraggiati a mantenere un alto livello di vigilanza ed evitare le zone frequentate da stranieri”, si legge nell’avviso, in cui si consigliano i cittadini statunitensi ancora nel Paese di iscriversi allo Smart Traveler Enrollment Program (Step) per ricevere aggiornamenti di sicurezza e per assicurarsi di poter essere localizzati in caso di emergenza. L’ambasciata Usa consiglia quindi ai cittadini statunitensi presenti in Etiopia di evitare le folle, monitorare i media locali per gli aggiornamenti, restare vigili intorno agli edifici e agli uffici del governo etiope, così come nei luoghi di ritrovo e nei mercati comuni e prestare attenzione nei luoghi frequentati dagli occidentali.



In questo contesto, le autorità militari degli Stati Uniti hanno posizionato le forze per le operazioni speciali a Gibuti per essere pronte a fornire assistenza immediata all’ambasciata Usa in Etiopia se la situazione della sicurezza dovesse peggiorare. Lo riferiscono fonti militari e della sicurezza citate dall’emittente “Cnn”, secondo cui l’attivazione di alcuni ranger dell’esercito del Battaglione 1/75 suggerisce che gli Stati Uniti sono sempre più preoccupati per il deterioramento della situazione della sicurezza mentre i gruppi armati alleati – Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) ed Esercito di liberazione oromo (Ola) – stanno avanzando a sud verso la capitale Addis Abeba. Secondo le stesse fonti, anche tre navi da guerra in Medio Oriente sono state messe in standby per fornire supporto per le evacuazioni se ciò si rendesse necessario, sebbene i funzionari del dipartimento di Stato abbiano avvertito che non si prevede di effettuare un’evacuazione militare su larga scala in Etiopia. “Non ci sono piani per far volare l’esercito americano in Etiopia per facilitare le evacuazioni o replicare lo sforzo di emergenza che abbiamo recentemente intrapreso in Afghanistan, che era una situazione unica per molte ragioni”, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price, parlando ieri ai giornalisti. “Siamo sempre impegnati nella pianificazione di emergenza, ma al momento – con gli aeroporti aperti – non c’è alcun motivo per questo”, hanno detto le fonti.

L’inviato speciale Usa Feltman: “I progressi verso il cessate il fuoco rischiano di essere vanificati”

I “significativi progressi” verso i negoziati per un cessate il fuoco di tutte le parti in conflitto in Etiopia rischiano di essere vanificati da un’escalation militare “allarmante”. Lo ha dichiarato oggi l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Washington di ritorno da una nuova missione ad Addis Abeba, dove ha avuto colloqui con le parti nel tentativo di mediare un cessate il fuoco. Secondo Feltman, sia il governo federale che il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) “sembrano credere di essere sul punto della vittoria militare”, tuttavia gli ultimi sviluppi sul campo “minaccino la stabilità e l’unità complessive dell’Etiopia”.

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