Etiopia: il Consiglio di sicurezza Onu sollecita il dialogo tra le parti

Per l'organizzazione "esiste ancora una piccola finestra di opportunità per risolvere il conflitto"

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Esiste ancora una piccola finestra di opportunità per risolvere il conflitto in Etiopia, tuttavia il tempo sta per scadere e ci saranno state terribili conseguenze umanitarie se il conflitto non si risolvesse presto. È quanto affermato dall’Alto rappresentante dell’Unione africana per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, intervenendo alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che si è tenuta la scorsa notta al Palazzo di Vetro di New York. “La finestra di opportunità è molto piccola e il tempo è breve per qualsiasi intervento”, ha affermato Obasanjo nell’informare l’organismo sui suoi sforzi di mediazione profusi durante la sua missione in Etiopia dello scorso fine settimana, durante la quale ha incontrato tutte le parti in conflitto “con l’obiettivo di avviare discussioni significative tra queste parti, allentare le tensioni e aprire la strada al dialogo e a una soluzione pacifica del conflitto”. Obasanjo ha evidenziato che “tutti i leader in Etiopia sono consapevoli che le loro differenze individuali sono politiche e, in quanto tali, richiedono una soluzione politica attraverso il dialogo”, e ha quindi esortato il Consiglio a sollecitare il governo federale e il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) a impegnarsi in un dialogo politico “senza precondizioni” e a chiedere un cessate il fuoco “immediato e globale”. Inoltre, ha aggiunto, il Consiglio deve chiedere un accesso umanitario “senza ostacoli” nella regione del Tigrè e l’inizio immediato di un dialogo internazionale “onnicomprensivo” e di una riconciliazione, e ha esortato la comunità internazionale ad unirsi agli sforzi di pace guidati dall’Unione africana.



La delegato norvegese, Mona Juul, ha da parte sua invitato le Forze di difesa del Tigrè (Tdf, il braccio armato del Tplf), il Tplf e le forze dell’Esercito di liberazione dell’Oromia (Ola) a non tentare un attacco ad Addis Abeba, e ha inoltre esortato il governo federale ad astenersi dall’imporre qualsiasi misura o restrizione ai civili di etnie specifiche, in particolare i tigrini e gli oromo. Il rappresentante del Vietnam, Nguyen Trung Kien, ha affermato che la forte escalation delle operazioni militari nelle ultime settimane ha fatto precipitare l’Etiopia e la regione in una più grave instabilità, “rischiando di raggiungere un punto di non ritorno”. Sulla terribile situazione umanitaria nelle regioni del Tigrè, di Amhara e di Afar, il vietnamita ha chiesto la creazione di condizioni favorevoli per l’accesso agli aiuti, la piena osservanza del diritto internazionale umanitario, il rapido ripristino dei servizi pubblici e l’aumento dell’assistenza. Il delegato del Regno Unito, Dame Barbara Woodward, ha avvertito che lo stato di emergenza introdotto dal governo non deve essere usato come scusa per ignorare i diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Tutte le parti dovrebbero attuare le raccomandazioni contenute nel rapporto investigativo congiunto degli organismi per i diritti umani.

Da parte sua, il rappresentante dell’Etiopia alle Nazioni Unite, Taye Atske Selassie, ha ribadito l’impegno da parte etiope di “onorare e rispettare la richiesta di dialogo politico”, assicurando che nessun gruppo politico ha alzato le armi o mosso guerra e che, nonostante le profonde differenze politiche e le rimostranze nella nascente democrazia etiope, la diversità non è il problema dell’Etiopia. “Piuttosto, il problema è un gruppo criminale (il Tplf, considerato un gruppo terroristico dal governo di Addis Abeba) che si rifiuta di accettare l’uguaglianza e predilige la sopraffazione. Il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè è stato incoraggiato, minacciando di spodestare il governo e destabilizzare una nazione di 112 milioni di persone”, ha avvertito l’ambasciatore, invitando i sostenitori del Tplf a desistere dal fornire al gruppo apparecchiature di comunicazione, informazioni satellitari, armi e combattenti. Da parte sua, ha aggiunto, “il governo ha ripetutamente espresso la sua disponibilità al dialogo politico nazionale, ha accolto offerte di sostegno e ha accolto l’Alto rappresentante dell’Unione africana per il Corno d’Africa. La soluzione regionale è nella posizione migliore per sostenere l’Etiopia”, ha sottolineato Selassie, aggiungendo che la strada per il dialogo e una soluzione politica “non sarà né semplice né facile”. Alla riunione sono intervenuti anche i rappresentanti di Tunisia (anche a nome di Kenya, Niger e Saint Vincent e Grenadine), Cina, Francia, India, Estonia, Stati Uniti, Federazione Russa e Messico.



La Cina lavorerà con la comunità internazionale per ripristinare la pace in Etiopia, ma “la soluzione al conflitto può essere trovata soltanto all’interno del Paese”. Lo ha detto il rappresentante permanente di Pechino a Ginevra, Zhang Jun, nell’ambito di una riunione del Consiglio di sicurezza Onu. Secondo il delegato cinese “l’attuale situazione in Etiopia è il risultato di una combinazione di vari fattori politici, storici ed etnici” e, dal momento che i Paesi e le organizzazioni regionali conoscono meglio il contesto storico e le sfide attuali, “soltanto loro possono svolgere un ruolo di primo piano nella risoluzione della questione etiope”. Esprimendo fiducia nella “saggezza e nella capacità del popolo etiope di riportare il Paese sulla strada giusta della pace, della stabilità e dello sviluppo”, Zhang ha esortato la comunità internazionale ad un maggiore intervento umanitario e alla revoca delle sanzioni. “La Cina si aspetta un maggior coordinamento interno alle Nazioni Unite, affinché svolgano un ruolo costruttivo nella promozione della pace e della riconciliazione nazionale”, ha aggiunto. “La comunità internazionale, in particolare il Consiglio di sicurezza, dovrebbe concedere il tempo e lo spazio necessari all’Ua e ad altri per svolgere i loro buoni uffici”, ha affermato Zhang. “Usare restrizioni commerciali o tagliare gli aiuti come mezzo per esercitare la massima pressione sull’Etiopia interferirà solo con l’accordo politico e non aiuterà le parti a risolvere i loro conflitti e ricostruire la fiducia reciproca”, ha quindi sottolineato il delegato cinese, evidenziando la necessità di intensificare la risposta umanitaria e di rispettare la sovranità e la leadership del Paese, “evitando di politicizzare le questioni umanitarie”.

Premier Ahmed, pronti a lavorare “in modo costruttivo” per risolvere il conflitto

Il governo sovrano “democraticamente eletto” dell’Etiopia è pronto a lavorare “in modo costruttivo” con gli amici dell’Etiopia nell’affrontare le sfide attuali e nel realizzare gli obiettivi di sviluppo del Paese. Lo ha ha scritto il primo ministro etiope Abiy Ahmed su Twitter. “Rimaniamo impegnati a progredire nonostante gli ostacoli incontrati”, ha aggiunto Ahmed. Il messaggio, di ben altro tenore rispetto a quelli “incendiari” pubblicati dal primo ministro negli ultimi giorni, giunge dopo che la scorsa notte l’Alto rappresentante dell’Unione africana per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, intervenendo alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull’Etiopia si è detto convinto che esista “ancora una piccola finestra di opportunità per risolvere il conflitto, sebbene questa stia per scadere. “La finestra di opportunità è molto piccola e il tempo è breve per qualsiasi intervento”, ha affermato Obasanjo nell’informare l’organismo sui suoi sforzi di mediazione profusi durante la sua missione in Etiopia dello scorso fine settimana, durante la quale ha incontrato tutte le parti in conflitto “con l’obiettivo di avviare discussioni significative tra queste parti, allentare le tensioni e aprire la strada al dialogo e a una soluzione pacifica del conflitto”. Obasanjo ha evidenziato che “tutti i leader in Etiopia sono consapevoli che le loro differenze individuali sono politiche e, in quanto tali, richiedono una soluzione politica attraverso il dialogo”, e ha quindi esortato il Consiglio a sollecitare il governo federale e il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) a impegnarsi in un dialogo politico “senza precondizioni” e a chiedere un cessate il fuoco “immediato e globale”. Inoltre, ha aggiunto, il Consiglio deve chiedere un accesso umanitario “senza ostacoli” nella regione del Tigrè e l’inizio immediato di un dialogo internazionale “onnicomprensivo” e di una riconciliazione, e ha esortato la comunità internazionale ad unirsi agli sforzi di pace guidati dall’Unione africana.

Alla riunione è intervenuta anche la sottosegretaria generale dell’Onu per gli affari politici e di costruzione della pace, Rosemary Di Carlo, la quale ha evidenziato che “in un Paese di oltre 110 milioni di persone, oltre 90 diversi gruppi etnici e 80 lingue, nessuno può prevedere quali saranno i continui combattimenti e l’insicurezza portare” e ha sottolineato il rischio “fin troppo reale” che l’Etiopia precipiti in una guerra civile, come paventato dal rapporto congiunto dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) e della Commissione etiope per i diritti umani (Ehcr) che ha gettato luce sul le terribili sofferenze patite dai civili. Le elezioni appena concluse in Etiopia, ha sottolineato Di Carlo, hanno dimostrato l’impegno del popolo nel processo democratico. “Il primo ministro Abiy ha parlato dell’impegno del suo governo per risolvere le sfide in corso e della sua intenzione di avviare un dialogo nazionale. L’urgenza di un’iniziativa così inclusiva non è mai stata così grande”, ha detto la funzionaria Onu, esortando gli etiopi a unirsi per costruire un futuro “condiviso e prospero” prima che sia troppo tardi. I membri del Consiglio, da parte loro, hanno ampiamente sostenuto gli sforzi di mediazione dell’Unione africana e hanno invitato il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) a congelare le posizioni conquistate delle sue forze sul campo e a ritirarsi sulle posizioni pre-conflitto. Diversi oratori hanno inoltre chiesto indagini credibili sui crimini commessi da tutte le parti, comprese le uccisioni extragiudiziali e le violenze sessuali citate nel rapporto congiunto Ohchr-Ehcr, mentre altri membri hanno espresso grave preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria, chiedendo la rimozione dei blocchi degli aiuti da parte delle autorità etiopi.

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