Etiopia: il governo respinge la proposta sudanese di mediare nella crisi del Tigrè

Gli Stati Uniti hanno espresso il loro sostegno all'iniziativa del Sudan

Etiopia-tigrini

Il governo etiope ha rifiutato l’offerta del Sudan di mediare nella guerra in corso in Etiopia fra l’esercito federale e i combattenti del Fronte popolare di liberazione del Tigrè (Tplf). Lo riferisce “Sudan Tribune”, spiegando che il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok, che attualmente presiede il blocco dell’Africa orientale dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad), ha proposto di negoziare un accordo che consenta di garantire l’accesso umanitario alle regioni in conflitto, un’offerta che diversi leader della regione e della comunità internazionale sostengono.



Nel commentare l’iniziativa, tuttavia la portavoce del primo ministro etiope Abiy Ahmed, Billene Seyoum, ha tuttavia dichiarato ai giornalisti che Khartum dovrebbe risolvere la disputa sul confine con l’Etiopia prima di essere incaricata di tale mediazione. “Il rapporto con il Sudan è un po’ complicato perché il livello di alcuni leader è già stato eroso, in particolare con le incursioni dell’esercito sudanese in territorio etiope”, ha detto Seyoum in conferenza stampa. Per la portavoce di Addis Abeba “la fiducia è la base di qualsiasi negoziato e mediazione” ed è per questo che “questo aspetto deve essere affrontato a fondo prima che il Sudan possa essere considerato una parte credibile in termini di facilitazione di questo tipo di negoziati”. Da parte loro, gli Stati Uniti hanno espresso il loro sostegno all’iniziativa sudanese. In visita in Etiopia, l’amministratrice dell’Agenzia Usa per lo sviluppo (Usaid), Samantha Power, ha incontrato il ministro della Pace etiope, Muferihat Kamil, ma non il premier Abiy Ahmed. Alle autorità, ha scritto su Twitter prima di ripartire da Addis Abeba, Power ha chiesto “la cessazione delle ostilità e il libero accesso umanitario” alle regioni in conflitto.

Il rifiuto etiope ad una mediazione sudanese si inserisce nel più ampio contesto del contenzioso legato alla Grande diga etiope della Rinascita (Gerd), impianto idroelettrico che Addis Abeba ha costruito sul fiume Nilo ma sui cui criteri di riempimento esiste un disaccordo da parte dei paesi a valle, Egitto e Sudan in testa. Di recente, dopo mesi di insolute discussioni, l’Etiopia ha invitato l’Algeria ad assumere un ruolo di mediazione nella crisi con Egitto e Sudan legata alla realizzazione della diga. Come riferisce il quotidiano “Echorouk”, durante la sua permanenza in Etiopia, il ministro degli Esteri algerino Ramtane Lamamra ha avuto un incontro con l’omologo etiope e vice primo ministro Demeke Mekonnen, il quale ha elogiato il ruolo costruttivo dell’Algeria nel “correggere le percezioni errate” della Lega Araba riguardo alla Diga della rinascita. Nell’incontro con Lamamra, Mekonnen ha anche espresso il fermo impegno dell’Etiopia a riprendere i negoziati tripartiti sulla crisi sotto gli auspici dell’Unione africana.



Il contenzioso sulla diga è riesploso dopo che, lo scorso 19 luglio, l’Etiopia ha annunciato l’avvenuto riempimento del serbatoio dell’impianto, completato nonostante il mancato accordo dei vicini Egitto e Sudan. Nell’annunciarlo, il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha affermato che l’Etiopia ha condotto il riempimento della diga in modo da non danneggiare in modo significativo i Paesi a valle, aggiungendo di aver regolato il flusso dell’acqua in modo da evitare inondazioni. L’annuncio dell’avvenuto riempimento, dato dalla televisione etiope di Stato “Ebc” e commentato con soddisfazione dal ministro delle Acque, l’irrigazione e l’energia, Seleshi Bekele, ha suscitato la piccata reazione del governo sudanese. In una nota, il ministero dell’Irrigazione e delle Risorse idriche di Khartum ha ribadito il suo “fermo rifiuto” delle misure “unilaterali” usate dalla vicina Etiopia per portare a termine il processo di riempimento della diga, tornando a puntare il dito contro le “politiche di imposizione del fatto compiuto” e “che ignorano gli interessi legittimi e le serie preoccupazioni dei suoi partner fluviali”.

Da parte sua, l’Etiopia prevede di avviare la generazione di elettricità della Grande diga etiope della Rinascita (Gerd) “fra due, tre mesi”, e non prevede di sospendere la costruzione della diga a causa della possibile denuncia del Sudan alle Nazioni Unite. Lo ha detto l’ambasciatore etiope in Russia, Alemayehu Tegenu, che in un’intervista a “Sputnik” ha dichiarato che “la costruzione della diga sta procedendo rapidamente”, con l’impianto completato “all’81 per cento”. La seconda fase di riempimento del serbatoio, ha aggiunto il diplomatico, “è stata completata con successo” e fra “due o tre mesi la diga avvierà la generazione elettrica con due turbine”. Altre turbine inizieranno ad operare l’anno prossimo, ha aggiunto, in vista di un completamento della diga previsto nel 2023.

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