Etiopia: Blinken chiede cessazione delle ostilità, conseguenze per responsabili violazioni sui civili

La ministra degli Esteri keniota: "Cessate il fuoco tra le parti è possibile"

Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, è tornato oggi a chiedere la cessazione delle ostilità in Etiopia, dove la guerra civile minaccia di destabilizzare il Paese del Corno d’Africa e l’intera regione. Parlando da Nairobi, dove inizia oggi il suo tour africano che successivamente lo vedrà anche in Nigeria e in Senegal, Blinken non ha specificato se le violenze etniche in corso in Etiopia possano configurare un genocidio, tuttavia ha ribadito che ci saranno delle conseguenze per i brutali attacchi contro i civili denunciati dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni per i diritti umani. “Il fatto è che abbiamo visto, e continuiamo a vedere, atrocità commesse, persone che soffrono”, ha detto Blinken in una conferenza stampa congiunta con la ministra degli Esteri del Kenya, Raychelle Omamo. “Indipendentemente da come le chiamiamo, devono cessare. Ci deve essere responsabilità e siamo determinati affinché ci sarà”, ha affermato il segretario di Stato, sottolineando che l’inviato Usa per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman, sta lavorando con l’alto rappresentante dell’Unione africana per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, per far cessare le ostilità senza precondizioni, porre fine agli abusi dei diritti umani e garantire l’accesso umanitario. Ribadendo l’avviso già emesso dal dipartimento di Stato, Blinken ha quindi nuovamente esortato i cittadini statunitensi in Etiopia a partire il prima possibile utilizzando le compagnie aeree commerciali. Il conflitto in Etiopia, ha aggiunto, rappresenta un pericolo non solo per l’Etiopia, ma per l’intera regione, ed è pertanto una fonte “di profonda preoccupazione per noi e per i nostri partner, anche qui in Kenya”.



Un cessate il fuoco tra il governo federale etiope e le forze del Fronte di liberazione popolare del Tigrè (Tplf) “è possibile”. Ne è convinta la ministra degli Affari esteri del Kenya, Raychelle Awuor Omamo, che nel corso della conferenza stampa congiunta con il segretario di Stato Usa  si è detta fiduciosa sul raggiungimento di un accordo tra le parti. Le dichiarazioni della ministra keniota e la visita di Blinken a Nairobi dopo che mesi di sforzi diplomatici da parte dell’amministrazione Usa – tra cui la visita in Etiopia dell’amministratrice dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid), Samantha Power, diversi viaggi effettuati ad Addis Abeba e Nairobi dall’inviato speciale Usa per il Corno d’Africa, Jeffrey Feltman – hanno prodotto scarsi progressi. Al contrario, il conflitto in Etiopia si è intensificato con le milizie del Tplf che ora avanzano verso la capitale Addis Abeba e con le crescenti segnalazioni di atrocità commesse da entrambe le parti, rischiando di far sprofondare l’Etiopia nel caos e ina spirale di violenze interetniche di massa.

Etiopia: forze federali, respinto l’assalto dei tigrini alla città di Mille



Le Forze di difesa nazionali dell’Etiopia (Endf), coadiuvate dalle forze speciali della regione di Afar, hanno respinto l’assalto dei combattenti del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) alla città strategica di Mille, nella regione degli Afar. È quanto sostengono fonti governative citate dall’emittente statale etiope “Fbc”, secondo cui i tigrini si stanno ora ritirando verso Bati, nella regione degli Amhara, dopo aver perso migliaia di loro combattenti. La leadership del Tplf non ha negato né confermato le perdite. Contemporaneamente, il governo federale sostiene anche di aver respinto l’assalto dei tigrini alla città di Were Ilu, sempre nell’Amhara, grazie ad un’operazione coordinata delle Endf, delle forze speciali amhara e dalla Forza popolare di Amhara (Fano). Le rivendicazioni, che non trovano conferme da altre fonti, giungono dopo che ieri le Forze di difesa del Tigrè (Tdf), braccio armato del Tplf, hanno annunciato la conquista delle città di Ataye e Senbete, nella regione degli Amhara, situate a sud di Kemise, città a sua volta ritenuta strategica di cui hanno già preso il controllo da alcune settimane. Lo riferiscono fonti tigrine, secondo cui il Tdf è avanzato fino alla località di Segno Gebeya, situata poco meno di 200 chilometri a sud-est di Bahir Dar, capoluogo della regione degli Amara.

Il presunto respingimento della presa tigrina di Mille giunge dopo che da giorni scorsi le milizie Tplf avevano interrotto la principale strada di collegamento fra Addis Abeba e Gibuti e sembravano sul punto di conquistare la città. Mille è una città considerata strategica dal momento che è situata sulla strada che collega la capitale etiope a Gibuti e all’incrocio delle due strade – la A1 che attraversa il Parco nazionale di Yangudi-Rassa e la B11 che passa da Dessiè e Kombolcha, già in mano tigrina – che consentono di rifornire Addis Abeba da Gibuti. Interrompendo le principali vie di accesso commerciali dal mare, con la conquista di Mille i tigrini possono mettere in forte difficoltà il governo del premier Abiy Ahmed. Dopo aver preso le vicine città strategiche di Dessiè e Kombolcha, le forze del Tplf, sostenute dalle milizie alleate, sono attualmente posizionate a poco più di 300 chilometri dalla capitale, mentre il governo federale ha fatto una nuova chiamata alle armi per resistere all’offensiva ed il personale diplomatico e i collaboratori internazionali hanno iniziato a rimpatriare. L’attività diplomatica internazionale si è intanto intensificata dopo che giovedì scorso il governo del premier Abiy Ahmed ha stabilito tre condizioni per possibili colloqui con il Tplf: si chiede ai tigrini di fermare gli attacchi in corso, di ritirarsi dalle aree conquistate nelle regioni settentrionali di Amhara e Afar e di riconoscere la legittimità di questo governo.

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