Etiopia: massacro di oltre 100 civili nella zona di Nord Gondar, tigrini respingono le accuse

Il Tplf: "Rinnoviamo la nostra richiesta per l'apertura di un'indagine indipendente"

Etiopia-tigrini

Il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) ha respinto le accuse rivolte dall’amministrazione dello Stato regionale degli Amhara, secondo cui i combattenti tigrini avrebbero massacrato più di 100 civili, tra cui bambini e anziani, nella località di Chinna Teklehaimanot Kebele, nella zona di Nord Gondar. In una nota diffusa oggi, l’Ufficio per gli affari esterni del Tigrè ha definito le accuse “prefabbricate” ed è tornato a chiedere l’apertura di un’indagine indipendente sulle atrocità commesse nel conflitto. “Respingiamo fermamente le accuse secondo cui le nostre forze sarebbero state coinvolte nell’uccisione di civili. Rinnoviamo la nostra richiesta per l’apertura di un’indagine indipendente su tutte le atrocità e la nostra volontà di facilitare l’accesso dei media nelle aree sotto il nostro controllo per delle valutazioni indipendenti di ogni accusa. Ribadiamo, al contempo, che accuse non dimostrate non costituiscono un fatto”, afferma la dichiarazione.



Le accuse erano state rivolte in precedenza dal direttore generale dell’Ufficio per le comunicazioni dello Stato regionale di Amhara, Gizatchew Muluneh, secondo il quale il massacro è da considerarsi una rappresaglia dopo le “umilianti sconfitte” subite dai tigrini sul campo. Un massacro simile, ha aggiunto il funzionario citato dall’agenzia di stampa “Ena”, è avvenuto nei giorni scorsi nella zona di Nord Wollo, sempre nella regione degli Amhara. “È chiaro che questo gruppo brutale effettuerà altri massacri nelle aree che ha invaso a meno che non vengano prese azioni immediate contro le sue attività atroci”, ha aggiunto Muluneh. Nel frattempo le Forze di sicurezza e le milizie Afar – alleate delle forze federali e delle forze Amhara nel conflitto contro il Tplf – hanno liberato la zona di Fenti Resu, nella regione di Afar, come confermato dall’Ufficio per le comunicazioni dello Stato regionale di Afar secondo cui tutti i luoghi nella zona che erano stati precedentemente conquistati dai tigrini sono stati completamente “liberati”.

Gli ultimi sviluppi sembrano confermare quanto emerso nelle ultime settimane, ovvero che dopo la fulminea offensiva sferrata a fine giugno dalle Forze di difesa del Tigrè (Tdf) – il braccio armato del Tplf – queste ultime starebbero soffrendo la controffensiva delle truppe federali e delle milizie ahmara e afar, sostenute dalle truppe eritree. Lo scorso 5 settembre le forze lealiste hanno annunciato la riconquista della città di Sekota, nella regione di Amhara, mentre nella regione Afar le forze di sicurezza locali hanno riconquistato il distretto di Ewa, con l’obiettivo di risalire in direzione nord, verso il Tigrè. Il tutto dopo che nei giorni scorsi il ministro degli Esteri etiope, Gedu Andargachew, ha accusato il Tplf di puntare ad espandere il conflitto in altre regioni grazie ai combattenti reclutati tra i rifugiati ospitati nei campi delle Nazioni Unite in Sudan, rientrati poi sotto mentite spoglie attraverso il confine sudanese. Le accuse sono state rispedite al mittente dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). “Dall’inizio dell’afflusso di rifugiati sono state messe in atto misure ai punti di ingresso alla frontiera e tutti gli elementi armati identificati in cerca di rifugio sono stati disarmati e separati dalla popolazione civile”, ha affermato un funzionario dell’Unhcr citato da alcuni media internazionali, definendo le accuse “infondate”.



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