Etiopia: più di dieci dipendenti tigrini delle Nazioni Unite arrestati ad Addis Abeba

L'episodio si inquadra nelle retate effettuate dalle autorità locali contro i cittadini di etnia tigrina e oromo

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Più di una decina di dipendenti etiopi che lavorano per le Nazioni Unite sono stati arrestati ad Addis Abeba nell’ambito di una retata effettuata dalle autorità locali contro i cittadini di etnia tigrina. Lo riferiscono fonti umanitarie e delle Nazioni Unite citate dai media internazionali. “Alcuni di loro sono stati prelevati dalle loro case”, ha detto una delle fonti, mentre una portavoce delle Nazioni Unite a Ginevra ha affermato che le richieste per il loro rilascio sono state presentate al ministero degli Esteri etiope. L’episodio si inquadra nelle retate effettuate dalle autorità locali contro i cittadini di etnia tigrina e oromo, in concomitanza con l’avanzata delle truppe del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) e dell’Esercito di liberazione oromo (Ola) verso la capitale Addis Abeba. Non è il primo episodio di frizione tra le autorità federali etiopi e le Nazioni Unite: lo scorso 30 settembre il governo dell’Etiopia ha infatti dichiarato persone non grate cinque funzionari delle agenzie delle Nazioni Unite con l’accusa di ingerenza negli affari interni.



Il tutto dopo che la scorsa notte l’Alto rappresentante dell’Unione africana per il Corno d’Africa, Olusegun Obasanjo, intervenendo alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull’Etiopia, si è detto convinto che esista “ancora una piccola finestra di opportunità per risolvere il conflitto, sebbene questa stia per scadere”. “La finestra di opportunità è molto piccola e il tempo è breve per qualsiasi intervento”, ha affermato Obasanjo nell’informare l’organismo sui suoi sforzi di mediazione profusi durante la sua missione in Etiopia dello scorso fine settimana, durante la quale ha incontrato tutte le parti in conflitto “con l’obiettivo di avviare discussioni significative tra queste parti, allentare le tensioni e aprire la strada al dialogo e a una soluzione pacifica del conflitto”. Obasanjo ha evidenziato che “tutti i leader in Etiopia sono consapevoli che le loro differenze individuali sono politiche e, in quanto tali, richiedono una soluzione politica attraverso il dialogo”, e ha quindi esortato il Consiglio a sollecitare il governo federale e il Tplf a impegnarsi in un dialogo politico “senza precondizioni” e a chiedere un cessate il fuoco “immediato e globale”. Inoltre, ha aggiunto, il Consiglio deve chiedere un accesso umanitario “senza ostacoli” nella regione del Tigrè e l’inizio immediato di un dialogo internazionale “onnicomprensivo” e di una riconciliazione, e ha esortato la comunità internazionale ad unirsi agli sforzi di pace guidati dall’Unione africana.

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