Etiopia, portavoce Tplf: “Esercito federale e truppe alleate lanciano offensiva finale nel Tigrè”

Secondo il portavoce, l'offensiva annunciata dal governo del primo ministro Abiy Ahmed la scorsa settimana è ora "in pieno svolgimento"

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Le truppe federali etiopi ed i suoi alleati hanno lanciato oggi “l’offensiva finale” contro i combattenti del Fronte di liberazione popolare del Tigrè (Tplf), lanciando attacchi “coordinati su tutti i fronti”. Lo ha dichiarato il portavoce del governo commissariato dello Stato regionale del Tigrè e del Tplf, Getachew Reda, precisando che carri armati, aerei da combattimenti e droni fanno parte dell’artiglieria usata in queste ore contro di loro. Secondo il portavoce, l’offensiva annunciata dal governo del primo ministro Abiy Ahmed la scorsa settimana è ora “in pieno svolgimento”. “Come ripetutamente minacciato e telegrafato al pubblico nazionale e internazionale, l’offensiva finale del premier Abiy per invadere di nuovo il Tigrè, brutalizzare ed umiliare il nostro popolo e ricominciando il suo genocidio è iniziata”, si legge nel comunicato del Tplf, in cui si precisa che “nella mattina di oggi, 11 ottobre, l’esercito etiope sostenuto dalle milizie Amhara ha lanciato un’offensiva coordinata su tutti i fronti”. “La guerra non è, e non è mai stata, la prima opzione per il governo del Tigrè”, prosegue Reda, ricordando di aver “ripetutamente chiesto (al governo federale) il rispetto di un cessate il fuoco”, ma aggiungendo che i tigrini sono “stati trascinati in una guerra che non vogliono ma devono vincere per la propria sopravvivenza”.



La priorità del Tplf – prosegue ancora Reda – è quella di “cercare una risoluzione alla crisi che permetta di ristabilire lo status quo precedente, nel quale qualsiasi forza militare che invade i territori costituzionalmente stabiliti del Tigrè deve ritirarsi”. Il riferimento, citato, è alle forze dell’esercito etiope, eritreo, amhara e a tutti gli alleati di Addis Abeba nel conflitto, che prosegue ormai da oltre 11 mesi. Se il governo etiope continuerà tuttavia nel suo “percorso predatorio per mettere in ginocchio il popolo del Tigrè”, conclude Reda, i combattenti del Tplf non avranno “altra scelta che difendere quel popolo”. L’avvio dell’offensiva è l’ultimo atto di un conflitto scatenato il 3 novembre del 2020 da un attacco del Tplf ad una postazione federale nella regione. Su quel “casus belli”, il premier Ahmed – vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019 – ha lanciato un’offensiva annunciata come fulminea ma che si è poi trascinata per mesi, con alterne fortune militari. L’avvio di una controffensiva tigrina, a giugno scorso, ha creato uno stallo nel conflitto, con l’aggravarsi di una già precaria situazione umanitaria e il blocco degli aiuti inviati alle migliaia di persone che nell’ultimo anno sono state costrette a sfollare a causa delle violenze. La convinzione, da entrambe le parti, di poter vincere militarmente questo confronto rende tuttora improbabile un dialogo fra il governo di Ahmed – che lunedì scorso ha giurato per un nuovo mandato di cinque anni – e i combattenti tigrini. Inutili si sono rivelate fino ad ora le ripetute denunce internazionali di crimini di guerra e le sanzioni imposte dal governo degli Stati Uniti a chiunque se ne fosse macchiato.

A fine agosto un rapporto dell’Europe External Policy Advisors (Eepa), centro studi con sede in Belgio, riferiva che le truppe eritree di stanza in Etiopia avevano inviato i rinforzi nel Tigrè occidentale e si stavano preparando ad una nuova offensiva contro le Forze di difesa del Tigrè (Tdf), il braccio armato del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf). Fonti citate dal sito somalo “Garowe Online” avevano in effetti confermato che le truppe eritree si stavano muovendo verso la regione di Afar in preparazione dell’offensiva nel Tigrè, aggiungendo che lo scorso 18 agosto il primo ministro etiope Abiy Ahmed si è recato segretamente in Eritrea per discutere con le controparti di Asmara i dettagli dell’imminente offensiva. Nel frattempo sono proseguiti i combattimenti tra le Tdf e la Forza di difesa nazionale etiope (Endf) – queste ultime coadiuvate dalle truppe eritree e da quelle amhara –, mentre l’Esercito di liberazione oromo (Ola) – che ad agosto ha annunciato un’alleanza militare con i tigrini per rovesciare il premier Ahmed – ha esteso l’occupazione delle aree rurali nella regione dell’Oromia e ha preso il controllo su alcune vie di comunicazione strategiche.



Durante la settimana dal 14 al 20 agosto, prosegue il rapporto, i combattimenti sono proseguiti su almeno quattro fronti nella regione di Amhara: Debark (città situata lungo la strada che conduce dal Tigrè a Gondar), Sekota (lungo la strada che dal Tigrè conduce a Lalibela), Debre Tabor (situata fra Weldia e Bahar Dar) e Winchale (fra Weldia e Dessie). Inoltre, l’Endf ha lanciato una controffensiva nel Tigrè dalla regione di Afar, lanciando attacchi contro il fianco est delle Tdf, mentre sono stati segnalati combattimenti vicino a Chifra (Afar) e Mehoni (Tigrè). Nello stesso periodo il premier Ahmed ha anche effettuato una visita in Turchia durante la quale ha siglato una serie di accordi di cooperazione finanziaria e militare con le autorità di Ankara: secondo le stesse fonti citate nel rapporto Eepa, nel corso dei colloqui si sarebbe discusso con ogni probabilità anche della fornitura di tecnologia per droni che, agli occhi del premier etiope, potrebbe rappresentare un vantaggio decisivo per l’Endf e fonti a conoscenza della questione affermano che da allora i droni turchi sono stati schierati ad Addis Abeba.

Già nei mesi scorsi fonti vicine all’amministrazione tigrina citate dal sito d’informazione “Eritrea Hub” avevano riferito che le autorità dell’Etiopia, con l’ausilio di tecnici turchi, stavano lavorando alla costruzione di dieci droni i cui materiali sono stati forniti dalla Turchia. Secondo le stesse fonti, i droni vengono utilizzati sia per la sorveglianza che per l’uso tattico e sono in fase di costruzione in un centro di addestramento di proprietà dell’Agenzia di intelligence e sicurezza etiope (Insa). Inoltre, stando a quanto riferito da “Eritrea Hub”, sarebbe in fase di costruzione anche una pista da cui lanciare i droni, situata a una decina di chilometri dal centro di Addis Abeba. Non è la prima volta che giungono segnalazioni simili da quando è scoppiata la guerra nel Tigrè. Nelle prime settimane di conflitto, il portavoce del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf), Getachew Reda, aveva infatti accusato le forze federali etiopi impegnate nell’offensiva regionale di fare ricorso a droni forniti dagli Emirati Arabi Uniti, mentre di recente speculazioni simili – che al momento non hanno trovato riscontri ufficiali – hanno riguardato il presunto utilizzo di droni iraniani da parte dell’Endf.

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