Etiopia-Sudan: scontro armato al confine, almeno sei militari di Khartum uccisi

Le truppe etiopi si sarebbero spinte fino a 17 chilometri all’interno del territorio sudanese

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Almeno sei militari del Sudan sono rimasti uccisi questa mattina in un attacco condotto dalle forze armate dell’Etiopia nella zona contesa del confine tra i due Paesi, quella di Al Fashaqa. Lo riferisce il quotidiano online “Sudan Tribune”, secondo cui le truppe etiopi si sarebbero spinte fino a 17 chilometri all’interno del territorio sudanese. Lo scontro sarebbe avvenuto in particolare a est dei villaggi di Umm Disa e Barakat Noreen, non lontano dall’insediamento etiope di Malkamo a est del fiume Atbara. Citando fonti militari sudanesi, il quotidiano scrive che il combattimento sarebbe durato oltre sette ore e che avrebbe visto l’uso di artiglieria pesante. Le stesse fonti indicano che sarebbero almeno 21 le truppe etiopi uccise durante gli scontri. Il combattimento odierno non è stato confermato ufficialmente dall’Etiopia, che non solo è contrapposta al Sudan sul fronte dei negoziati per il progetto della Grande diga della rinascita (Gerd), ma che negli ultimi mesi ha anche accusato Khartum di dare aiuto ai ribelli tigrini, protagonisti in queste settimane di una offensiva che sembra puntare verso la capitale Addis Abeba.



La disputa sulla regione di confine di al Fashaqa è esplosa alla fine dello scorso anno, quando l’esercito sudanese ha occupato le terre di confine rivendicate da Khartum, dove tuttavia da oltre 25 anni vivono contadini etiopi. La regione è controllata dal 1995 da membri delle milizie amhara, un gruppo etnico etiope. Le tensioni hanno conosciuto un’escalation negli ultimi mesi, in particolare dopo il lancio dell’offensiva delle forze federali etiopi nella regione del Tigrè, situata al confine con il Sudan, con i due Paesi che si sono scambiati accuse reciproche in merito a presunte aggressioni. Khartum ha accusato Addis Abeba di aver permesso alle sue truppe di entrare nel territorio sudanese attraverso quello che è stato definito un atto di “aggressione”. In precedenza le autorità di Addis Abeba avevano accusato a loro volta le forze sudanesi di essersi spinte ulteriormente all’interno della regione di confine. In seguito alle tensioni, alla fine di gennaio Khartum ha vietato agli aerei di sorvolare l’area di al Fashaqa dopo aver denunciato che un aereo militare etiope è entrato nel suo spazio aereo, affermazione negata da Addis Abeba.

Al Fashaqa è un territorio di circa 160 chilometri quadrati situato nello Stato sudanese di Gedaref lungo il confine con la regione etiope di Amhara, e che il Sudan rivendica in virtù di un accordo firmato nel 1902 tra il Regno Unito e l’Etiopia sotto l’imperatore Menelik II e successivamente confermato dai diversi governi etiopi. L’area è attraversata dal fiume Basalam, che ha reso fertili fino a 600 mila acri di campi. Negli anni gli agricoltori etiopi si sono infiltrati per lavorare la terra, scatenando ripetuti appelli dalle forze sudanesi a delimitare i confini della regione. A rendere più rigida la posizione sudanese è stato in particolare un episodio, nel quale le milizie etiopi si sono spinte a posizionare segni di confine fino a 1.500 acri sui terreni agricoli della zona. Nel 1995 un accordo tra i due Paesi ha sancito che l’area di confine sarebbe stata libera da eserciti ufficiali: da quel momento il controllo della zona è passato per il lato sudanese alle Brigate di difesa popolare, per quello etiope alle milizie Shifta. La questione di al Fashaqa si inserisce a sua volta nel contesto della crisi nel Tigrè: nelle scorse settimane una commissione parlamentare dell’Etiopia ha esplicitamente accusato l’esercito sudanese di appoggiare le milizie del Tigrè, i cui leader potrebbero trovare riparo in Sudan ed essere sfruttati come “merce di scambio” dalle autorità di Khartum nelle trattative con Addis Abeba.



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