Etiopia: Vis, oltre al cooperante Alberto Livoni fermati altri due membri dello staff locale

La Farnesina ha fatto sapere che l’ambasciata ad Addis Abeba sta seguendo "con grande attenzione" la vicenda

Oltre al coordinatore Paese, Alberto Livoni, altri due operatori dello staff locale dell’organizzazione non governativa italiana Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis) in Etiopia sono in stato di fermo ad Addis Abeba da sabato 6 novembre. Lo rende noto il Vis in un comunicato. “Siamo in costante contatto con l’ambasciata italiana in loco che ha immediatamente avviato tutte le procedure previste per il loro rilascio e sta seguendo costantemente il caso. Per tutelare la sicurezza dei nostri operatori riteniamo opportuno seguire le indicazioni di riservatezza concordate con l’ambasciata”, si legge nella nota.



La Farnesina, da parte sua, ha fatto sapere in una nota che l’ambasciata d’Italia ad Addis Abeba sta seguendo “con grande attenzione” la vicenda del connazionale Alberto Livoni, in stato di fermo presso la Addis Ababa Police Commission, al quale sta prestando ogni necessaria assistenza ed è in contatto con le competenti autorità locali e con i familiari. Secondo quanto riferito da fonti di “Agenzia Nova”, il cooperante si trovava all’interno dello stesso compound nel quale il giorno prima sono stati arrestati diverse persone – missionari, religiosi e volontari di nazionalità etiope ed eritrea – in un centro gestito dai missionari salesiani.

Stando a quanto riferito, non ci sono ancora conferme ufficiali sulle motivazioni del fermo del cittadino italiano e al momento la Farnesina, tramite l’ambasciata ad Addis Abeba, è in contatto con le autorità etiopi per trovare una soluzione. Livoni si trova ad Addis Abeba dal marzo scorso insieme ad altri due volontari del Vis. Gli arresti rientrano nell’ambito della retata effettuata negli ultimi giorni dalle autorità federali contro esponenti tigrini per stanare sospetti complici del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf), in guerra con le forze federali. Il tutto dopo che lo scorso 3 novembre il governo ha imposto lo stato di emergenza in risposta all’avanzata sulla capitale delle forze del Tplf e dell’Esercito di liberazione oromo (Ola). I salesiani gestiscono in Etiopia cinque scuole tecniche e un istituto: due ad Addis Abeba; una a Macallè, nella regione del Tigrè (che nelle scorse settimane è stata ripetutamente bombardata dall’aviazione federale); una ad Adua, sempre nel Tigrè; una a Gambella; una a Gedea, nella Regione delle nazioni, nazionalità e popoli del sud.



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