Ex deputato in patria per le elezioni, polemiche tra oppositori italo-venezuelani

La crisi politica divide Mariela Magallanes e Americo De Grazia

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La crisi politica divide Mariela Magallanes e Americo De Grazia, ex deputati ed oppositori italo-venezuelani che a fine 2019 – denunciando persecuzioni del governo di Nicolas Maduro – avevano lasciato Caracas trovano riparo e ospitalità a Roma. De Grazia, come annunciato da tempo, è rientrato la scorsa settimana in patria, pronto a lanciare la candidatura al ruolo di governatore dello Stato di Bolivar, alle elezioni amministrative di novembre. “Spiacevole e da respingere l’atteggiamento superbo e il modo in cui il deputato Americo De Grazia” ha “banalizzato” lo “sforzo di alto livello de governo e del Parlamento italiano per tirarci fuori dall’Ambasciata a Caracas”, ha scritto Magallanes ricordando “specialmente” l’impegno profuso dal senatore Pierferdinando Casini. Con questo gesto, prosegue l’oppositrice su Twitter, De Grazia “getta dubbi sul pericolo che rappresenta la nostra lotta, la lotta di noi democratici”.



Un attacco che Magallanes sostiene con la foto in cui De Grazia stringe la mano a Bernabé Gutierrez, il funzionario che il Tribunale supremo di giustizia ha nominato d’ufficio a capo di Azione democratica (Ad), privando uno dei principali e più longevi partiti del Venezuela della dirigenza anti-governativa. “In politica, come nella vita, le azioni valgono più delle parole, La coerenza del discorso si dimostra coi fatti”, ha scritto Magallanes segnalando che “i venezuelani hanno bisogno di motivi per credere” nella lotta e “questo tipo di azioni” equivalgono a “dare uno schiaffo alla gente” proprio mentre si costruisce questa fiducia.

A indebolirsi, denuncia l’ex parlamentare che si riconosce nel governo “ad interim” di Juan Guaidò, è “la lotta degli oltre 33 deputati in esilio e dei leader che hanno dovuto soffrire la persecuzione e la violazione sistematica dei loro diritti umani, la lotta de prigionieri politici e dei caduti a difesa del loro presente e del loro futuro”, ma anche “la lotta dei giovani, la lotta di 7 milioni di venezuelani che sono stati costretti ad abbandonare il Paese e dei milioni di venezuelani che soffrono ancora la gravità della situazione” in patria. De Grazia si era rifugiato nell’Ambasciata d’Italia a Caracas, al riparo della “persecuzione” addebitata al governo di Nicolas Maduro. A dicembre, dopo diversi mesi passati nella sede diplomatica, il politico è riuscito ad abbandonare il Paese proprio assieme a Magallanes.



De Grazia è già al lavoro per le elezioni amministrative di novembre, appuntamento sempre più importante nella scena politica venezuelana. Sotto la regia di Guaidò, il grosso delle opposizioni annuncia di non voler partecipare a elezioni ancora viziate da scarse garanzie di libertà e trasparenza, e rivendicando nuove elezioni presidenziali come reale elemento di svolta della crisi politica. Diversi segmenti anti-governativi, sfiduciati dal “muro contro muro” in atto da oltre due anni, hanno però aperto in diverse forme alla possibilità di recarsi alle urne: ci sono partiti minori che hanno già dialogato con Maduro, trovando di fatto uno spazio nell’arco istituzionale, ma anche diversi leader che pur non essendosi ancora iscritti insistono sulla necessità di battere il potere col voto.

In questa scena si muove l’azione del nuovo Comitato nazionale elettorale (Cne), che grazie a un accordo trovato in Parlamento anche con le forze “chaviste”, ha tra le sue fila almeno un oppositore ritenuto di “peso”, Roberto Picon, passato anche in carcere con l’accusa di azioni contro il governo. L’intenzione del Cne è quella di provare a sciogliere uno ad uno i vari nodi che le opposizioni e la comunità internazionale denunciano come ostacolo alla partecipazione al voto, per ridare fiducia a un elettorato logorato da anni di elezioni contestate. Un lavoro che trova comunque il suo limite nella mancanza di un accordo politico tra le parti, indispensabile per consentire – al di là dei formalismi tecnici – di assicurare la condivisione nella gestione della crisi.

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