Francia: la politica muscolare di Macron crea tensioni a livello internazionale

Forti tensioni con Algeria e Turchia, mentre la crisi con Usa e Australia non è ancora rientrata

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Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali francesi, previste nell’aprile del 20222, il presidente Emmanuel Macron si è concentrato sulla politica estera, mettendo in atto una linea dura che al momento non sembra aver portato a risultati concreti. Il capo dello Stato francese ha assunto posizioni forti su diversi fronti, per gestire alcune crisi diplomatiche che si sono aperta tra la Francia e diversi Paesi partner. Prima in ordine di tempo, la crisi che si è aperta con la Turchia, che ha portato l’inquilino dell’Eliseo a definire la Nato in “stato di morte cerebrale” in un’intervista rilasciata al settimanale “The Economist” nel 2019. Le tensioni tra Parigi ed Ankara si sono inasprite nell’agosto del 2020, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha inviato delle navi di prospezione sismica nelle acque comprese tra la Grecia e Cipro, dove Atene rivendica il diritto di sfruttare i giacimenti di idrocarburi. Macron ha immediatamente espresso il suo sostegno alla Grecia inviando delle navi da guerra e dei caccia nella regione. Un aiuto che la Grecia ha saputo ricompensare acquistando 18 caccia Rafale a gennaio, a cui se ne dovrebbero aggiungere altri sei. I rapporti tra Macron ed Erdogan, dopo un incontro avvenuto a giugno a margine del vertice della Nato a Bruxelles, sembrano ora attestarsi in una fase di distensione, anche se le distanze restano marcate.



Il Regno Unito, invece, resta un partner complesso per la Francia soprattutto dopo la Brexit. Londra chiede a Parigi maggiori sforzi per contenere i flussi migratori che passano attraverso il canale della Manica, dove dall’inizio dell’anno sono transitate 14 mila persone in modo irregolare, contro gli 8 mila del 2020. A fine agosto il sottosegretario francese per gli Affari europei, Clement Beaune, ha messo pressione sul Regno Unito, evocando una riforma degli accordi franco-britannici di Touquet firmati nel 2003 nell’ambito della gestione dei flussi. La ministra dell’Interno britannica, Priti Patel, ad inizio settembre ha minacciato di bloccare il finanziamento di 60 milioni di euro previsto per rafforzare la presenza di forze dell’ordine sulle coste francesi. Dall’altra parte del Canale, in risposta a queste parole, è giunta la reazione dell’omologo Gerald Darmanin, secondo cui “la Francia non accetterà alcuna pratica contraria al diritto del mare e alcun ricatto finanziario”. Ma le acque della Manica sono agitate anche a causa del dossier riguardante i diritti di pesca che il Regno Unito dovrebbe rilasciare ai pescatori francesi per operare nelle acque inglesi. Il 29 settembre Londra ha annunciato di aver sbloccato 12 autorizzazioni su 47 richieste, anche se secondo Parigi le domande sono 87. A queste se ne aggiungono 169 per Jersey e 168 per Guernesey, due isole sotto la dipendenza della corona britannica. Dinnanzi alle reticenze mostrare da Londra, la ministra per gli Affari marittimi francese, Annick Girard, ha annunciato “misure di ritorsione”.

A gettare benzina sul fuoco ci ha poi pensato la mancata fornitura di sottomarini francesi all’Australia, che ha rotto unilateralmente il contratto con il gruppo cantieristico francese Naval group per entrare nell’Aukus, che vede rafforzare la cooperazione fra Canberra il Regno Unito e gli Stati Uniti nella regione dell’Indo-pacifico in chiave anticinese. L’Australia, quindi, otterrà da Washington dei sottomarini a propulsione nucleare che verranno realizzati in collaborazione con i britannici. Una mossa che ha provocato la dura reazione di Macron, che ha parlato chiaramente di “un tradimento” ai danni della Francia senza alcun preavviso. Come risposta, Parigi ha richiamato gli ambasciatori dall’Australia e dagli Stati Uniti. Quest’ultimo è stato rinviato a Washington da Macron dopo un colloquio telefonico con l’omologo statunitense Joe Biden mentre la situazione con l’Australia resta in fase di stallo. Su questo dossier, infatti, il presidente Macron ha ripreso il dialogo con il premier britannico, Boris Johnson, e Biden, ma le relazioni con Canberra restano fredde. Il rinvio a novembre delle trattative tra Unione europea e Australia su un trattato di libero scambio appare come una prima ritorsione orchestrata da Parigi, che si prepara a prendere in mano le redini del semestre europeo a gennaio.



Ma la Francia in questo momento ha relazioni tese anche con la sponda sud del Mediterraneo. Secondo il quotidiano francese “Le Monde”, Macron durante un incontro con una ventina di ragazze e ragazzi discendenti di figure che hanno partecipato alla Guerra d’Algeria ha criticato una “storia ufficiale totalmente riscritta” da Algeri, dove vige un sistema “politico militare”. Parole che hanno contribuito a complicare i rapporti già difficili tra i due Paesi, dopo che la Francia ha ridotto il numero di visti d’ingresso destinati ai cittadini algerini (misura analoga è stata adottata nei confronti di Marocco e Tunisia) per la reticenza dimostrata nelle procedure di rimpatrio dei richiedenti asilo. Macron con le sue parole è andato a far leva su una questione particolarmente delicata nell’ambito delle relazioni bilaterali, peraltro proprio mentre si avvicina il 60mo anniversario della fine della Guerra d’Algeria, previsto il 19 marzo 2022. Con le sue parole Macron ha messo in discussione la legittimità delle autorità algerine e il ruolo delle Forze armate. Per tutta risposta, Algeri ha richiamato l’ambasciatore e ha vietato il sorvolo del suo spazio aereo ai caccia dell’operazione contro il terrorismo francese Barkhane, attiva nel Sahel.

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