Gallarate: coltivavano canapa indiana in un capannone, due arresti

La polizia ha eseguito due misure di custodia cautelare in carcere per due albanesi coinvolti in un'organizzazione dedita alla coltivazione e produzione di droga

cagliari polizia

Martedì 9 novembre la polizia di Gallarate ha eseguito due misure di custodia cautelare in carcere per due albanesi coinvolti in un’organizzazione dedita alla coltivazione e produzione di droga. La vicenda prende le mosse dal 21 giugno scorso, quando, presso un capannone industriale a Buscate, in provincia di Milano, la polizia di Stato di Gallarate ha arrestato 5 cittadini albanesi colti nella flagranza del reato di concorso nella detenzione illecita di più di un migliaio di piante di canapa indiana, 13 chilogrammi lordi di infiorescenze e 35 chilogrammi di foglie essiccate. I cinque sono stati arrestati mentre effettuavano il raccolto della droga all’interno di serre allestite appositamente nel capannone. All’interno dello stabile era stato costruito anche un bilocale che negli ultimi mesi era stato occupato stabilmente da uno degli arrestati, con il doppio incarico di provvedere alla bagnatura notturna delle piante e di “guardiano” della coltivazione stessa. Nella cucina del bilocale è stata rinvenuta anche un revolver calibro 32, con matricola abrasa, e sei proiettili. Qualche mese prima degli arresti in questione, i poliziotti gallaratesi, coordinati dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, avevano iniziato a monitorare il capannone in questione grazie al posizionamento di telecamere, riscontrando che uno degli arrestati, anziché dedicarsi alla sua ufficiale attività lavorativa di manovale edile, alle dipendenze di un’impresa edile sita nel legnanese, passava le giornate presso il capannone di Buscate, in compagnia del proprio cugino, ad allestire le serre e a dedicarsi alla coltivazione delle piante. Gli inquirenti nel corso del tempo hanno appurato che lo stesso si recava presso il capannone in questione, utilizzando s veicoli appartenenti all’impresa edile per la quale lavorava, sia per eludere le eventuali investigazioni effettuate nei suoi confronti, sia per il trasporto in loco di materiale ingombrante, in concorso con il titolare dell’impresa edile in questione.



Le indagini hanno poi fatto emergere che il titolare dell’impresa edile, oltre che a fornire al proprio dipendente le risorse materiali per lo svolgimento dell’illecita attività, ne aveva fornito anche quelle economiche, acquistando materiale poi utilizzato nell’allestimento del capannone. Proprio per tale motivo, l’8 novembre, il gip del Tribunale di Busto Arsizio, su richiesta del pm titolare delle indagini, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dello stesso e dell’artigiano edile, residente a Busto Arsizio. Quest’ultimo, oltre ad essersi intestato in maniera fittizia il contratto di affitto del capannone, aveva richiesto all’Enel l’allaccio della corrente 380 trifase ed il potenziamento della fornitura a 100 kw, oltre ad aver partecipato attivamente alla costruzione delle cappe, necessarie per l’impianto di areazione forzata delle due serre. La perquisizione domiciliare effettuata a carico di uno degli arrestati ha consentito di rinvenire e sequestrare un rilevatore ed inibitore di microspie ed apparati gps, utilizzato dagli indagati per eludere le eventuali investigazioni nei loro confronti. I due arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Busto Arsizio, dove già si trovano detenuti da giugno i complici. Gli investigatori, seguendo i movimenti del manovale edile, sono anche riusciti a risalire al capannone verosimilmente utilizzato in precedenza dall’organizzazione criminale. Nello stabile di Turbigo, in provincia di Milano, sono state trovate ben cinque serre costruite con la stessa metodologia di quelle di Buscate, nelle quali sono stati rinvenuti migliaia di vasi in plastica contenenti terra, alcuni dei quali ancora con gli steli, ormai spogli, delle piante di canapa indiana.

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