Germania: Cdu e Csu potrebbero tornare all’opposizione dopo le elezioni

Si tratterebbe della prima volta dopo 16 anni al governo con la cancelliera Angela Merkel

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Unione cristiano-democratica (Cdu) e Unione cristiano-sociale (Csu) potrebbero tornare all’opposizione a seguito delle elezioni del Bundestag del 26 settembre, dopo 16 anni al governo con la cancelliera Angela Merkel, presidente del primo partito dal 2000 al 2018. Insieme nell’Unione, i democristiano-conservatori arrancano nei sondaggi dietro al Partito socialdemocratico tedesco (SpD), che potrebbe affermarsi come prima forza in Germania. Dopo aver toccato il 19 per cento, minimo storico dalla fondazione della Repubblica federale tedesca nel 1949, Cdu e Csu sono ora poco sopra al 20 per cento, con la SpD al 26 per cento. Il candidato cancelliere dell’Unione Armin Laschet, presidente della Cdu e primo ministro del Nordreno-Vestfalia, vede i propri consensi al 12 per cento. Il distacco dallo sfidante della SpD, il ministro delle Finanze Olaf Scholz, è netto: 19 punti. Al medesimo risultato di Laschet si attesta la candidata cancelliera dei Verdi Annalena Baerbock, che copresiede gli ecologisti con Robert Habeck. A meno di una settimana al voto per il rinnovo del parlamento federale, la Cdu appare “sulla soglia di perdere per sempre lo stato di partito di massa, è molto chiaro”, se dovesse essere gravemente sconfitta, secondo il politologo tedesco Oskar Niedermayer.



Intervistato dal quotidiano “Der Tagesspiegel”, l’accademico ha evidenziato come nell’Ue vi siano abbastanza esempi di partiti democristiani che sono crollati dopo i disastri elettorali e non hanno mai riacquistato la loro forza precedente, come la Democrazia cristiana (Dc) in Italia. Niedermayer ha poi affermato: “Sospetto che sia necessario un nuovo presidente del partito se Armin Laschet porterà la Cdu all’opposizione”. Tuttavia, il problema non è esclusivamente Laschet, presidente della Cdu, primo ministro del Nordreno-Vestfalia e candidato cancelliere di Cdu e Unione cristiano-sociale (Csu). Secondo il politologo, infatti, “molti elettori non sanno più ciò che la Cdu oggi rappresenta”. Intanto, le ragioni del declino del partito nei sondaggi possono essere individuate in un duplice ordine di fattori, intrinsecamente legati: il desiderio di cambiamento dei tedeschi e la figura di Laschet.

Alla conclusione dell’era Merkel, la Germania vuole cambiare. Baerbock alla Cancelleria sarebbe stata forse un passaggio traumatico e dei limiti della copresidente dei Verdi Laschet ha potuto approfittare. Inesperienza di governo contro affidabilità e continuità con l’era Merkel, nel segno della stabilità. Tuttavia, appare questo il freno maggiore che sta rallentando la marcia di Laschet verso la guida del governo federale. Il presidente della Cdu viene percepito come una fossilizzazione degli ultimi sedici anni della storia tedesca, nonostante il suo programma elettorale abbia al centro il “decennio di modernizzazione” della Germania. Emerge quindi Scholz, che coniuga il passato con una nuova declinazione del futuro, tanto più necessaria in una fase critica come quella che il Paese e l’Ue stanno attraversando. Laschet ha tentato di rinnovare il proprio partito, aprendo ai giovani, alle donne e, da ultimo, alla destra cristiano-democratica al fine di recuperare quegli elettori conservatori scontenti per il centrismo estremo di Merkel e per quello che giudicano lo scivolamento della Cdu a sinistra. Laschet ha reagito tardivamente, formando uno Zukunftsteam, la “squadra del futuro” di otto consulenti che lo affiancano nelle ultime settimane prima delle elezioni. Tuttavia, la risposta dei votanti potrebbe essere ben diversa da quella auspicata dal primo ministro del Nordreno-Vestfalia. Secondo il direttore dell’istituto demoscopico Forsa, Manfred Guellner, lo Zukunftsteam “non dovrebbe portare una ripresa per l’Unione ma essere considerato negativamente come una reazione di panico”. Secondo Guellner, infatti, i componenti della squadra di Laschet sono poco conosciuti dagli elettori.



L’unico noto è Friedrich Merz, esponente della destra della Cdu, conservatore in politica e sostenitore del neoliberismo in economia. Già battuto da Laschet nella corsa alla presidenza della Cdu, Merz è stato l’unico esponente del partito a cui il candidato cancelliere dell’Unione ha offerto pubblicamente un incarico nel suo governo, se ottenesse l’incarico, quello di “superministro” delle Finanze e dell’Economia. Con Merz, Laschet ha poi presentato il programma di azione immediata per l’economia che intende attuare qualora divenisse cancelliere. Il piano punta tutto sul sostegno alle famiglie e, soprattutto, alle imprese con l’esclusione di nuove tasse e la riduzione delle imposte in vigore. I temi quali la protezione del clima e le politiche sociali rimangono vaghi, come negli interventi di Laschet ai tre dibattiti televisivi a cui ha partecipato con Scholz e Baerbock. Il presidente della Cdu è stato ripetutamente battuto dal candidato cancelliere della SpD, anche per non aver saputo fare chiarezza su questioni determinanti per l’elettorato. Tali risultati hanno contribuito a peggiorare l’andamento dell’Unione nei sondaggi, aggravato ulteriormente dalla scelta di Merz come responsabile dell’economia nella campagna elettorale di Laschet. Questa decisione ha riportato l’Unione oltre il 20 per cento. Tuttavia, l’esponente della Cdu viene percepito come troppo a destra dai conservatori centristi e, dai moderati che costituiscono il tradizionale bacino elettorale dei popolari e, ancor più, da quegli indecisi che oggi compongono circa il 25 per cento dell’elettorato tedesco.

L’Unione e Laschet paiono ormai destinati a mancare la vittoria alle elezioni del Bundestag. Tuttavia, nella corsa alla successione di Merkel, il presidente della Cdu, partito in netto svantaggio, era riuscito a superare l’ultrafavorita Baerbock, con il gradimento di Scholz ancora scarso. È qui che sono emerse alcune delle note caratterizzanti di Laschet: perseveranza e capacità di dare il massimo quando maggiori sono le difficoltà, sorprendendo sostenitori e avversari. L’effetto sorpresa appare la cifra della candidatura di Laschet a cancelliere. In stivali di gomma e giacca sportiva, lo sguardo determinato, il leader dei cristiano-democratici ha stupito chi era abituato al suo sorriso bonario e ai suoi completi, facendosi fotografare tra il fango e i detriti mentre visitava le località del Nordreno-Vestfalia devastate dalle alluvioni di luglio. Un’abile mossa di propaganda, che ricorda quella attuata nel 2002 dal socialdemocratico Gerhard Schroeder, cancelliere dal 1998 al 2005. Schroeder si fece immortalare in stivali di gomma sui luoghi delle inondazioni che travolsero la Germania orientale. In campagna elettorale per un secondo incarico, a un mese al voto, il cancelliere apparve un uomo d’azione, guadagnando punti determinanti per la conferma del mandato.

Nell’immediato, Laschet ha prodotto il medesimo effetto nell’opinione pubblica, pur venendo criticato da chi lo accusava di sfruttare il disastro come una passerella elettorale. Tuttavia, il presidente della Cdu non ha smesso di sorprendere, anche danneggiando se stesso e l’Unione. I sondaggi hanno iniziato a peggiorare, in costante accelerazione, quando Laschet è stato colto mentre rideva durante un discorso in cui il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, giunto sui luoghi dell’alluvione in Nordreno-Vesftalia, commemorava le vittime della catastrofe. La tempesta di accuse da parte degli avversari si è presto scatenata, venendo amplificata dai commenti e dalle vignette satiriche su Internet.

Laschet ha reagito nei dibattiti televisivi con Scholz e Baerbock mostrandosi assolutamente determinato a conquistare Cancelleria, non celando a tratti anche una sorprendente aggressività. Più volte, il presidente della Cdu ha rimarcato che “da cancelliere” attuerà questa o quella politica. Tuttavia, come ha notato il settimanale “Der Spiegel”, Laschet non convince, appare “un perdente, completamente senza contenuti”. Lo stesso presidente della Cdu è consapevole delle difficoltà in cui si trova, tanto da compiere una marcia indietro sulla composizione della coalizione su cui dovrebbe reggersi il suo governo. Dopo aver respinto l’ipotesi di un’intesa tra Unione e Verdi, Laschet ha dichiarato che formerebbe un esecutivo “con tutti i partiti democratici”, escludendo gli “estremisti”, ossia i nazionalconservatori di Alternativa per la Germania (AfD) e i post-comunisti di La Sinistra. Tuttavia, l’offerta è caduta nel vuoto: sia Scholz sia Baerbock si sono detti favorevoli a una coalizione tra socialdemocratici, ecologisti e altre formazioni “democratiche”, auspicando che Cdu e Csu trascorrano la prossima legislatura all’opposizione.

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