Germania: la SpD verso le elezioni, dalla crisi a primo partito

Il Partito socialdemocratico tedesco potrebbe affermarsi come prima forza alle elezioni del Bundestag il 26 settembre

Olaf Scholz - Germania

Il Partito socialdemocratico tedesco (SpD) potrebbe affermarsi come prima forza in Germania alle elezioni del Bundestag, che si terranno il 26 settembre, con il suo candidato cancelliere Olaf Scholz che potrebbe raccogliere la difficile eredità di Angela Merkel alla guida del Paese. Gli ultimi sondaggi danno, infatti, la SpD e Scholz rispettivamente al 25 e 29 per cento. Il ministro delle Finanze tedesco ha raccolto picchi di consenso come possibile cancelliere del 53 e del 70 per cento. Sono risultati che segnano la lenta risalita dei socialdemocratici dopo anni di declino. Nel recente passato, il partito ha infatti risentito della generale crisi della socialdemocrazia. A ciò si è aggiunta l’aggravante della partecipazione al governo di Grande coalizione con l’Unione cristiano-democratica (Cdu) e l’Unione cristiano-sociale (Csu), in carica dal 14 marzo 2018. Una coabitazione forzata, spesso litigiosa, che ha contribuito a dividere la SpD tra “governisti” e sostenitori di una marcata svolta a sinistra. In questo dissidio, la SpD è precipitata al minimo nei consensi. La situazione era tale da portare diversi osservatori a prevedere la scomparsa dell’ultimo grande partito di massa della socialdemocrazia, in Germania come in Europa.



L’inversione di tendenza si è avuta con il congresso tenuto dalla SpD a Berlino nel 2019, che ha portato alla copresidenza Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, esponenti della sinistra del partito. In questo modo, i socialdemocratici hanno potuto recuperare i consensi della base, delusa dall’alleanza con Cdu e Csu. Sono ripartite con forza le rivendicazioni sociali e sono state marcate con maggiore intensità le distanze con i democristiano-conservatori, più volte innescando conflitti accesi nella maggioranza, sia al Bundestag sia in Consiglio dei ministri. All’approssimarsi del voto per il rinnovo del parlamento federale, la SpD ha poi nominato Scholz candidato cancelliere. Un’abile mossa, volta ad ampliare la base dei consensi. Il ministro delle Finanze tedesco è, infatti, esponente della corrente moderata dei socialdemocratici, qualità che lo rende popolare anche in quel centro che compone la maggioranza dell’elettorato in Germania. Con questo doppio cappello “di lotta e di governo”, la SpD e il suo candidato alla Cancelleria hanno avviato la risalita nelle preferenze. Scholz ha sfruttato al massimo il binomio, potendo approfittare anche dalla crisi del coronavirus. Il ministro delle Finanze è, infatti, stato tra i massimi sostenitori della provvisorio sospensione dei vincoli di bilancio previsti dalla Costituzione tedesca, così da aumentare la spesa pubblica e sostenere la domanda interna. In coppia con il compagno di partito Hubertus Heil, ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Scholz ha sostenuto e ottenuto la riforma della pensione minima e l’accesso facilitato alla cassa integrazione per le imprese. Infine, in collaborazione con il ministro dell’Economia e dell’Energia Peter Altmaier, esponente della Cdu, il titolare delle Finanze ha messo in campo miliardi di euro in aiuti contro la crisi.

Tuttavia, proprio nella risposta alla crisi, non sono mancati accesi confronti tra Scholz e i colleghi di governo democristiano-conservatori, che possono essere letti anche in chiave elettorale. In particolare, Scholz ha accusato il ministro della Salute, il cristiano-democratico Jens Spahn, di un’inefficace risposta alla pandemia di Covid-19. Durante una riunione del governo federale, il ministro delle Finanze ha presentato a Spahn un catalogo di domande in cui gli chiedeva conto della gestione dell’emergenza sanitaria. Inoltre, secondo alcuni osservatori, il ritardo nell’erogazione degli aiuti alle imprese sarebbe responsabilità del dicastero delle Finanze, in un’operazione volta a mettere in difficoltà Altmaier. La pianificazione dei sussidi è, infatti, di competenza del ministero dell’Economia ed Energia, mentre la loro erogazione spetta al dicastero guidato da Scholz. A ogni modo, la risalita della SpD e di Scholz nelle settimane e nei gironi che precedono il voto del 26 settembre può essere imputata a un duplice ordine di fattori. In primo luogo, i socialdemocratici e il loro candidato cancelliere hanno potuto approfittare delle debolezze degli avversari. Con riguardo a Cdu e Csu, Armin Laschet è percepito come una ripetizione stantia dopo 16 anni di governo di Merkel. Inoltre, diversi elettori moderati giudicano l’attuale dirigenza democristiano-conservatore debole e divisa, pertanto incapace di garantire stabilità e sicurezza. Sul fronte dei Verdi, Annalena Baerbock non convince perché ancora priva di esperienza di governo. Inoltre, un avvento al governo degli ecologisti viene interpretato da vasta parte dell’elettorato come un cambiamento eccessivo per il dopo Merkel.



È qui che si manifesta il secondo fattore dell’attuale successo della SpD e, soprattutto, del suo candidato cancelliere. Il partito e Scholz sono, infatti, considerati una soluzione di “continuità nella discontinuità”. Il ministro delle Finanze pare poter garantire di traghettare la Germania attraverso una transizione morbida, mentre il Paese si trova di fronte alla ripresa dalla crisi e alla fine della “monarchia” di Merkel. Allo stesso tempo, Scholz pare poter rispondere alla duplice esigenza della Germania e dei suoi cittadini: cambiamento e stabilità. È significativo che uno dei manifesti elettorali della SpD rappresenti Scholz con lo slogan “Er kann Kanzlerin”, ossia “Può essere cancelliera”, interprete della “forza tranquilla” di Merkel, con un altro colore politico. Tale mutamento è evidente nel programma elettorale della SpD e nelle dichiarazioni più recenti del suo candidato alla guida del governo federale. La proposta dei socialdemocratici affronta con determinazione le questioni di giustizia sociale, proponendo tra l’altro l’aumento delle tasse per le fasce di reddito più elevate con l’introduzione di un’aliquota del 45 per cento. La SpD vuole poi garantire pensioni stabili, sostenere l’occupazione, sviluppare l’edilizia sociale, portare avanti l’eguaglianza di genere, la lotta al cambiamento climatico e la transizione ecologica. I socialdemocratici intendo, infine, espandere la spesa pubblica, tra l’altro con forme di sostegno rivolte direttamente a singoli e famiglie, in particolare con l’aumento del salario minimo a 12 euro all’ora. L’obiettivo è sostenere la domanda interna, la cui carenza in passato come ora è tra i principali freni della crescita della Germania. Le politiche neokeynesiane su cui si basano la proposta della SpD e l’azione di Scholz si fermano, tuttavia, davanti al baluardo del Patto di stabilità e crescita dell’Ue.

Già sostenitore della riforma dei criteri di Maastricht, il ministro delle Finanze tedesco ha, infatti, dichiarato recentemente che le norme europee in materia di debito e deficit sono “buone e valide”. Secondo Scholz, “non vi è contraddizione” tra la difesa del Patto di stabilità e crescita e la sua trasformazione in un “Patto di sostenibilità”, come propone la SpD nel programma elettorale. I parametri europei in materia di debito pubblico e disavanzo offrono, inoltre, “un margine di manovra sufficiente per contrastare una crisi economica così grave come quella che abbiamo appena vissuto”, ha affermato il candidato cancelliere dei socialdemocratici. Il ministro delle Finanze tedesco ha proseguito: “Continuo a credere che le regole europee sul debito siano adatte a garantire il futuro dell’Europa, aiutano a creare fiducia nell’Unione europea”. In merito agli Stati membri a più elevato debito pubblico, Scholz ha infine sottolineato che la loro situazione “sarà migliorata dal Fondo europeo per la ripresa”, perché questo strumento “sosterrà” gli investimenti nei prossimi anni. Queste affermazioni paiono rivolte specialmente all’elettorato conservatore e moderato in Germania, con la SpD che sta sottraendo consensi anche a Cdu e Csu, non soltanto ai Verdi. È con gli ecologisti che Scholz “preferirebbe”, come ha ammesso, formare il prossimo governo federale, mentre ha auspicato che i democristiano-conservatori vadano a “riprendersi” all’opposizione. Tuttavia, un’alleanza tra SpD ed ecologisti non avrebbe la maggioranza, rendendo necessaria una coalizione a tre. Scholz non ha espressamente escluso un’intesa con il Partito liberaldemocratico (Fdp), né con La Sinistra. Allo stesso tempo, il candidato cancelliere ha posto le condizioni per chi intende partecipare al suo esecutivo, tra cui spiccano il riconoscimento e il rafforzamento dell’impegno della Germania nell’Ue e nella Nato. Appare, quindi, difficile che i post-comunisti possano accettare, considerato che chiedono lo scioglimento dell’Alleanza atlantica da sostituire con un sistema di sicurezza collettiva di cui sia parte anche la Russia.

Intanto, su Scholz e sulla sua corsa alla Cancelleria gravano le ombre degli scandali in cui il ministro delle Finanze tedesco si è trovato coinvolto. Dal fallimento di Wirecard al caso Cum-Ex e alle recenti perquisizioni della polizia all’interno del suo dicastero, Scholz non pare risentirne nei consensi. Montano, tuttavia, le accuse da parte di Cdu, Csu e opposizione che dipingono il candidato cancelliere della SpD come il “ministro degli scandali finanziari”. I critici si chiedono se chi non ha saputo guidare il ministero della Finanze possa governare la Germania. La vittoria dei socialdemocratici alle elezioni del Bundestag appare prossima, ma rimanere da vedere se Scholz potrà essere “cancelliera”.

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