Giappone-Australia: al via dialogo sul rafforzamento della sicurezza

Tra le voci in agenda anche la tutela della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan

I ministri di Esteri e Difesa di Giappone e Australia hanno intrapreso oggi, 9 giugno, un dialogo sul rafforzamento della sicurezza e della cooperazione regionale, che secondo indiscrezioni dell’agenzia di stampa “Kyodo” include tra le voci in agenda anche la tutela della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan. La ministeriale nel formato “2+2” affronterà i timori comuni connessi al crescente attivismo militare della Cina nell’Indo-Pacifico, e la recente adozione da parte di Pechino di una legge che fa della sua Guardia costiera una organizzazione paramilitare autorizzata ad aprire il fuoco contro vascelli stranieri in acque contese.

Ai colloqui, che si svolgono in videoconferenza, prendono parte per il Giappone i ministri degli Esteri, Toshimitsu Motegi, e della Difesa, Nobuo Kishi, e i loro omologhi australiani Marise Payne e Peter Dutton. Le discussioni in corso oggi serviranno anche a far progredire i negoziati per consentire alle Forze di autodifesa giapponesi di proteggere asset militari australiani in contesti non bellici, un passaggio fondamentale per consentire la conduzione di esercitazioni militari congiunte in territorio giapponese.

Il gruppo delle 7 maggiori economie industrializzate del Pianeta (G7) sta conducendo discussioni per l’inclusione di un riferimento esplicito allo Stretto di Taiwan nel comunicato congiunto che verrà diffuso a margine del prossimo summit dell’organizzazione in programma dall’11 al 13 giugno prossimi in Cornovaglia, nel Regno Unito. Le discussioni, riferisce la stampa giapponese, sono un tentativo di Stati Uniti e Giappone di consolidare un fronte unito contro le attività militari cinesi attorno all’Isola. Le questioni relative alla Cina – inclusa la rapida riduzione dei margini di esercizio delle libertà civili ad Hong Kong – saranno al centro del summit di tre giorni, il primo incontro in presenza tra i leader del G7 dal 2019.

Washington e Tokyo intendono persuadere gli altri membri del Gruppo ad adottare il comunicato diffuso dopo la ministeriale degli Esteri del G7 lo scorso maggio, che menzionava “l’importanza della pace e della stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan, e incoraggia una risoluzione pacifica delle questioni inter-Stretto”. Adottare una formulazione analoga a margine del summit di questa settimana costituirebbe il primo riferimento esplicito a Taiwan in un comunicato ufficiale del G7, che potrebbe anche esprimere “preoccupazione” in merito alle violazioni dei diritti umani subite dalla minoranza musulmana uigura e dagli abitanti di Hong Kong.

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