Giappone-Cina: colloquio tra i ministri degli Esteri Hayashi e Wang

Tokyo ha espresso preoccupazione circa il mantenimento della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan

Taiwan

Il ministro degli Esteri del Giappone, Yoshimasa Hayashi, ha tenuto il suo primo colloquio telefonico con l’omologo della Cina, Wang Yi, cui ha espresso l’importanza attribuita da Tokyo al mantenimento della stabilità e della pace nello Stretto di Taiwan ed esprimendo la preoccupazione del Giappone per la continua intrusione di unità navali cinesi nelle acque contigue al largo delle Senkaku, l’atollo del Mar Cinese Orientale conteso dai due Paesi. Hayashi è stato nominato ministro degli Esteri il 10 novembre scorso, e il suo primo colloquio con l’omologo cinese è durato oltre 40 minuti. Secondo un resoconto fornito dal ministero degli Esteri giapponese, Hayashi ha espresso “forte preoccupazione per lo stato dei diritti umani a Hong Kong e nello Kinjiang. Wang ha sollecitato il Giappone a “non attraversare la linea” su Taiwan, attenendosi al principio di “una sola Cina”, ed ha evidenziato la necessitò di relazioni stabili tra le due maggiori potenze asiatiche.



La Commissione per la revisione dell’economia e della sicurezza Usa-Cina, una commissione bipartisan del Congresso federale statunitense, ha pubblicato il 17 novembre il suo rapporto annuale, che sollecita l’adozione di “misure urgenti” per rafforzare la deterrenza statunitense nell’Indo-Pacifico in risposta al rischio di una invasione militare di Taiwan da parte della Cina. Il rapporto suggerisce anche che il Giappone, un alleato chiave degli Stati Uniti dotato di forze militari “altamente professionali”, giocherebbe un ruolo di primo piano nell’eventualità di una crisi militare a Taiwan. “La deterrenza intra-Stretto attraversa una fase di pericolosa incertezza”, recita il documento, che pone l’accento sui “progressi delle capacità militari della Cina, che hanno mutato fondamentalmente l’ambiente strategico” dell’Indo-Pacifico.

La Commissione afferma che “l’approccio sempre più coercitivo della Cina nei confronti di Taiwan esercita uno stress quotidiano sullo status quo (…) e aumenta il rischio di una crisi militare”. La risposta immediata da parte degli Stati Uniti dovrebbe essere il finanziamento e lo schieramento di un “grande quantitativo” di missili da crociera antinave e balistici nell’Indo-Pacifico, e un rafforzamento delle capacità di sorveglianza e ricognizione nei mari Cinesi Orientale e Meridionale. Il rapporto annuale raccomanda inoltre il finanziamento delle richieste avanzate dal Comando delle Forze Usa per l’Indo-Pacifico, così da “consolidare le basi statunitensi nella regione” tramite una robusta rete di difesa missilistica.



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