Giappone: il ministero della Difesa richiede un bilancio record da 49 miliardi di dollari

L’aumento dei fondi riflette anche i maggiori investimenti del Paese nello sviluppo di sistemi d’arma

giappone difesa

Il ministero della Difesa del Giappone ha presentato formalmente oggi, 31 agosto, la richiesta di un bilancio record da oltre 5,4 miliardi di yen (circa 49 miliardi di dollari) per l’anno fiscale 2022, con un significativo incremento delle voci di spesa relative al rafforzamento delle capacità difensive nelle remote isole del Sud-ovest del Paese, al fine di contrastare le attività navali della Cina nel Mar Cinese Orientale. L’aumento dei fondi destinati alla Difesa riflette anche i maggiori investimenti del Paese nello sviluppo di sistemi d’arma quali missili da crociera e antinave aviotrasportati e droni. Se approvato, il bilancio della Difesa giapponese toccherà un nuovo importo record: Tokyo ha stanziato per la Difesa 5,3 miliardi di yen nell’anno fiscale 2021, che si concluderà il prossimo marzo. Non è anzi escluso che il bilancio della Difesa per l’anno fiscale 2022 possa aumentare ulteriormente rispetto alla richiesta iniziale, includendo ulteriori voci legate allo stazionamento delle forze statunitensi sul territorio nazionale. In tal caso, il bilancio della Difesa del Giappone supererebbe l’un per cento del prodotto interno lordo di quel Paese, come non accadeva dal 2010 per effetto della brusca contrazione del Pil causata nel biennio precedente dalla crisi finanziaria globale.



Il governo del Giappone ha fatto riferimento per la prima volta in assoluto all’importanza della stabilità attorno a Taiwan nella nuova edizione del suo libro bianco della difesa. Il documento, pubblicato il 13 luglio scorso e intitolato “La difesa del Giappone”, avverte che la Cina ha ulteriormente intensificato le attività militari attorno all’isola: nel corso del 2020. “Stabilizzare la situazione attorno a Taiwan è importante per la sicurezza del Giappone e la stabilità della comunità internazionale”, afferma il rapporto, che riprende le dichiarazioni congiunte formulate dal premier Yoshihide Suga e dal presidente Usa Joe Biden lo scorso aprile, e la posizione formalmente assunta dal Giappone in occasione degli ultimi dialoghi diplomatici con l’Unione europea e con il G7. 380 aerei militari cinesi hanno violato lo spazio aereo taiwanese a sud-ovest dell’Isola tra gennaio e luglio scorsi, secondo i dati forniti dal ministero della Difesa di Taipei e rilanciati dal documento giapponese. Il libro bianco fa anche riferimento ai passaggi di navi da guerra cinesi, inclusa una portaerei, attraverso il Canale di Bashi, che collega il mar Cinese Meridionale all’Oceano Pacifico e che lo scorso anno è stato teatro di una vasta manovra navale cinese. La nuova edizione del libro bianco della Difesa include una inusuale prefazione del ministro della Difesa, Nobuo Kishi, nella quale si afferma che il Giappone collaborerà con paesi come Australia, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, India, Nuova Zelanda e Stati Uniti per promuovere un Indo-Pacifico “libero e aperto”.

Il vicepremier del Giappone ha dichiarato il mese scorso che una eventuale invasione di Taiwan da parte della Cina verrebbe interpretata da Tokyo come “una minaccia alla sopravvivenza del Giappone”, e che per tale ragione il Paese schiererebbe le proprie Forze di autodifesa a fianco degli Stati Uniti per difendere l’Isola, secondo il principio della cosiddetta “autodifesa collettiva”. “Se un grave incidente dovesse accadere a Taiwan, non sarebbe affatto improbabile il concretizzarsi di una minaccia alla sopravvivenza (per il Giappone)”, ha detto ieri Aso, che è anche uno dei membri del Consiglio di sicurezza nazionale del Giappone. Aso ha avvertito che “la situazione relativa a Taiwan sta diventando estremamente tesa”. Le restrizioni costituzionali all’impiego delle forze armate vincolano la mobilitazione delle Forze di autodifesa giapponesi alle sole esigenze di difesa nazionale; nel 2015, però, il governo dell’allora primo ministro Shinzo Abe ha varato una serie di norme di sicurezza che espandono il concetto di difesa alla minaccia della sicurezza nazionale e alla difesa degli alleati.



Giappone e Stati Uniti hanno effettuato il primo luglio una esercitazione di difesa aerea tramite l’impiego di sistemi missilistici terra-aria presso le isole Nansei, un arcipelago nell’estremo sud del Giappone distante circa 850 chilometri da Taiwan. All’esercitazione hanno preso parte 40 militari delle Forze di autodifesa giapponesi, e 30 militari statunitensi presso l’isola di Amami Oshima, dove per l’occasione sono state schierate batterie di missili antiaerei semoventi. L’esercitazione, che è coincisa con il centenario del Partito comunista cinese, giunge in un contesto di crescenti tensioni nello Stretto di Taiwan.

Il presidente cinese Xi Jinping ha promesso di completare la “riunificazione” tra la Cina e Taiwan e di “schiacciare” qualsiasi tentativo di proclamare l’indipendenza formale dell’isola, in occasione del 100mo anniversario della fondazione del Partito comunista cinese. “Risolvere la questione di Taiwan e realizzare la completa riunificazione della madrepatria sono compiti storici inderogabili del Partito comunista cinese e rispondono alle aspirazioni comuni del popolo cinese”, ha detto Xi nel corso di una vasta cerimonia a Piazza Tienanmen il primo luglio scorso. “Tutti i figli e le figlie della Cina, inclusi i compatrioti su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan, devono lavorare assieme e muovere nella direzione della solidarietà, schiacciando risolutamente qualunque complotto per ‘l’indipendenza di Taiwan'”, ha aggiunto Xi.

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