Giappone: l’ex premier Abe sollecita un rafforzamento della postura difensiva

L'ex primo ministro commenta il quadro di crescente competizione strategica con la Cina nell'indo-Pacifico

Shinzo Abe -

Il Giappone necessita di difese più efficaci e di revisioni della sicurezza più frequenti. Lo ha dichiarato l’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe, in un’intervista concessa al quotidiano “Nikkei” nella quale commenta il quadro di crescente competizione strategica con la Cina nell’Indo-Pacifico. Abe avverte che una crisi militare a Taiwan costituirebbe “una emergenza per l’alleanza Usa-Giappone”, contro la quale Tokyo deve premunirsi rafforzando il proprio deterrente bellico e consolidando così i partenariati di sicurezza in essere nella regione. “La verità è che la Cina dispone del doppio dei nostri sottomarini e aeroplani”, sottolinea Abe, suggerendo così la necessità di aumentare il bilancio della difesa del Giappone oltre l’1 per cento del Pil. Abe ritiene anche che la revisione delle Linee guida del Programma di difesa nazionale e del Programma di difesa a medio termine debba essere condotta con maggiore frequenza, rispetto agli attuali intervalli di 10 e 5 anni, per adattarsi ad un quadro strategico in rapida evoluzione. L’ex primo ministro, che esercita una forte influenza sul Partito liberaldemocratico del Giappone e sul governo giapponese in carica, ritiene che la strategia di sicurezza del Paese debba divenire “più flessibile”, e sottolinea la continuità su questo fronte tra il suo governo e quello del nuovo primo ministro Fumio Kishida, anche in materia di politiche economiche.



Il Giappone è pronto a considerare “tutte le opzioni” a sua disposizione per proteggersi a fronte delle crescenti minacce provenienti dalla Cina e dalla Corea del Nord. Lo ha dichiarato il 27 novembre il primo ministro Fumio Kishida, passando in rassegna per la prima volta le forze di terra a Camp Asaka, a nord di Tokyo. Per l’ispezione, secondo quanto reso noto dal ministero della Difesa, si sono radunati circa 800 militari. “La situazione di sicurezza attorno al Giappone sta cambiando rapidamente, a una velocità senza precedenti. Le cose che una volta succedevano solo nei romanzi di fantascienza oggi sono una realtà”, ha osservato Kishida sottolineando che il suo governo condurrà consultazioni “calme e realistiche” per determinare quali sono i passi da compiere per proteggere le vite dei cittadini giapponesi. “Considererò tutte le opzioni, anche quella di dotarci della ‘capacità di colpire le basi del nemico’, per perseguire un potenziamento della nostra difesa che è necessario”, ha affermato ancora Kishida, arrivato al governo solo il mese scorso.

La questione della possibilità di dotarsi delle cosiddette “capacità di colpire le basi del nemico” è molto dibattuta in Giappone, poiché secondo i critici violerebbe la Costituzione varata dopo la Seconda guerra mondiale e improntata al pacifismo. Kishida, su questo tema, sembra aver adottato un approccio decisamente più assertivo rispetto al suo predecessore Yoshihide Suga. Già ieri, venerdì 26 novembre, il suo governo ha approvato la richiesta di uno stanziamento extra da 6,8 miliardi di dollari per l’acquisto di missili, siluri anti-sottomarini e altre armi. Se anche il parlamento dovesse esprimersi a favore, la spesa per la difesa del Giappone nel 2021 raggiungerebbe una cifra pari a 53,2 miliardi di dollari, in aumento del 15 per cento rispetto a quella del 2020.



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