Giappone: l’indice Nikkei perde il 3 per cento per i timori legati alla nuova variante Covid

L'apertura intraday dell'indice è stata la peggiore da un mese a questa parte

Giappone - Nikkei

L’indice azionario giapponese Nikkei ha ceduto il 3 per cento in apertura della sessione di scambi pomeridiana oggi, 26 novembre, sull’onda dei timori globali legati all’emersione di una nuova variante del coronavirus proveniente dal Sudafrica. L’apertura intraday dell’indice è stata la peggiore da un mese a questa parte: alle 13 di oggi, ora locale, il listino di 225 titoli è scivolato di 828,38 punti (meno 2,81 per cento) rispetto alla chiusura di ieri. Il più ampio indice Topix ha perso il 2,24 per cento.



Il governo metropolitano di Tokyo ha segnalato soltanto 5 nuovi casi di positività al coronavirus nell’arco delle 24 ore di giovedì, il dato migliore dall’inizio del 2021 ad oggi. Il numero di casi giornalieri diagnosticati a Tokyo è calato sotto la soglia di 50 da metà ottobre. Secondo uno studio recentemente pubblicato dall’Istituto nazionale di genetica del Giappone, la variante Delta del coronavirus, responsabile dell’ultima ondata pandemica nel Paese, sembrerebbe essersi avviata verso “l’auto-estinzione” a causa di una replicazione eccessivamente veloce che avrebbe accumulato errori nella proteina non strutturale nsp14, compromettendo la capacità del virus di auto-correggersi. Da settimane, ormai, i contagi attribuiti quotidianamente alla variante Delta del coronavirus sull’intero territorio giapponese sono inferiori a 200. Altri studi sembrano indicare che gli individui asiatici siano in grado di sviluppare più di europei e africani l’enzima Apobec3A, in grado di aggredire i virus a mRna incluso il Sars-Cov-2 responsabile della pandemia di Covid-19.

Il 75,6 per cento della popolazione del Giappone, che conta in tutto 125 milioni di abitanti, ha ricevuto due dosi di vaccino contro la Covid-19, il dato maggiore tra quelli del Paesi del G7, secondo i dati pubblicati dal governo giapponese il 18 novembre. Il Giappone ha sopravanzato il Canada, con un tasso di vaccinazione del 75,5 per cento. Il numero dei nuovi casi di Covid-19 in Giappone è significativamente diminuito nel Paese dallo scorso settembre, e nelle 24 ore di ieri le autorità sanitarie hanno segnalato soltanto 163 casi sull’intero territorio nazionale, contro il picco di oltre 25mila registrato nel mese di agosto. E’ in calo anche il numero dei malati gravi. Il Giappone sono state inoculate ad oggi 195,32 milioni di dosi di vaccino, e 99,4 milioni di persone, pari al 78,5 per cento della popolazione, hanno ricevuto almeno una dose di vaccino.



Il governo del Giappone intende dotare il Paese di un sistema di approvazione rapida di vaccini e farmaci in caso di emergenza, una volta verificata la loro sicurezza. Lo riferiscono fonti governative citate dall’agenzia di stampa “Kyodo”, ricordando che nel Paese è già in vigore una procedura di approvazione semplificata che però ha esibito limiti in occasione dell’adozione dei vaccini contro la Covid-19. Il piano potrebbe essere approntato entro la fine dell’anno. in risposta alle critiche giunte per il ritardo inizialmente accumulato dalla campagna di vaccinazione del Giappone rispetto alla maggior parte delle altre economie avanzate del Globo. Il nuovo sistema prevede la revoca dell’approvazione emergenziale nel caso la presunta efficacia di un farmaco non venga dimostrata entro un determinato periodo di tempo.

Il Giappone renderà disponibile su base volontaria la terza dose di vaccino contro la Covid-19 dal primo dicembre, ai soli individui che abbiano completato il ciclo di due somministrazioni da almeno sei mesi. Il ministero della Salute del Giappone ha fissato un intervallo di riferimento di otto mesi tra l’inoculazione della seconda dose e della terza, ma i governi locali potranno accorciare l’intervallo a sei mesi se lo riterranno necessario. Il primo ministro del Giappone, Fumio Kishida, ha posto la fine del 2021 come termine di riferimento per la somministrazione delle terze dosi agli individui di età superiore a 18 anni, cominciando dal personale medico e sanitario.

Il governo giapponese ha deciso il 12 novembre di procedere all’acquisizione di farmaci anti-virali per somministrazione orale contro la Covid-19 sufficienti a trattare 1,6 milioni di pazienti, in previsione di una sesta ondata pandemica nel Paese. Lo riferisce la stampa giapponese, secondo cui l’acquisizione è parte delle misure contenute nel nuovo pacchetto di risposta a coronavirus, “Allestendo un sistema medico basato sul peggiore scenario possibile e potenziando il trattamento precoce (dei sintomi), saremo in grado di proseguire le nostre attività economiche e sociali anche nel caso di una nuova diffusione dei casi di infezione”, ha spiegato questa mattina il primo ministro giapponese Fumio Kishida.

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