Giustizia: intesa sulla riforma Cartabia, le novità introdotte

Il governo potrebbe porre la questione di fiducia, domenica sera 1 agosto, nell'Aula della Camera

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E’ stata raggiunta l’intesa nel Consiglio dei ministri sulle correzioni da apportare alla riforma della giustizia penale. Un accordo raggiunto all’unanimità, anche con il voto del Movimento cinque stelle. A quanto si apprende, il governo potrebbe porre la questione di fiducia, domenica sera 1 agosto, nell’Aula della Camera.



“Non è la nostra riforma, ma abbiamo dato il nostro contributo per migliorarla. Abbiamo ottenuto comunque un regime speciale per tutti i processi collegati alla mafia. E’ stata una giornata molto impegnativa, questi miglioramenti non ce li possiamo intestare noi del M5s, ma sono miglioramenti dedicati alle vittime della mafia, a chi vive ogni giorno nei territori infiltrati dalla mafia, subisce le prevaricazioni da parte dei mafiosi” ha detto il leader in pectore del Movimento cinque stelle, Giuseppe Conte, parlando con i cronisti all’uscita dalla Camera. Quanto al rischio di possibili defezioni all’interno del M5s, l’ex premier ha sottolineato: “Noi siamo una grande famiglia, abbiamo discusso tanto, esamineremo nei dettagli il testo e sono fiducioso che nella discussione generale noi raggiungeremo un risultato in modo compatto”.

La ministra della Giustizia Marta Cartabia, ha detto che “l’obiettivo è garantire una giustizia celere nel rispetto della ragionevole durata del processo e nel contempo garantire che nessun processo vada in fumo”. “C’è stata un’approvazione all’unanimità, con convinzione, da parte di tutte le forze politiche – ha aggiunto l’esponente dell’esecutivo -. E’ un momento molto importante, c’è l’impegno a ritirare tutti gli emendamenti presentati dalle forze di maggioranza con l’obiettivo di accelerare il più possibile il lavoro in Parlamento e, se possibile, concludere nei prossimi giorni, prima della pausa estiva, questa importantissima e significativa riforma”.



“Abbiamo superato lo scoglio più difficile per questo governo, grazie al prezioso lavoro del presidente Draghi e del ministro Cartabia. Non era facile per una maggioranza così eterogenea trovare una sintesi su una riforma importante come quella della giustizia – ha affermato in una nota Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie e capo delegazione di Forza Italia al governo – il fatto che alcune forze politiche abbiano faticato enormemente a dare l’ok finale al testo, è la dimostrazione che siamo di fronte ad una riforma garantista. E con l’accordo di oggi abbiamo anche messo in sicurezza le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Avanti così”.

“Soddisfazione per la riforma della giustizia: come chiesto dalla Lega, non rischieranno di andare in fumo i processi per mafia, traffico di droga e violenza sessuale. E ora avanti tutta con i referendum che completeranno il profondo cambiamento chiesto dai cittadini” commentano Matteo Salvini e Giulia Bongiorno.

“Vorrei darvi una notizia: il caro estinto è la riforma Bonafede che da stasera non c’è più. Non si può essere più imputati a vita. La riforma è una piccola parte, c’è ancora un lavoro lunghissimo da fare, ma ora abbiamo archiviato la riforma Bonafede” ha detto il leader di Italia viva, Matteo Renzi, intervistato da Gaia Tortora presentando il suo libro “Controcorrente”, ad Assisi.

I principali contenuti della riforma

Il Consiglio dei ministri, su iniziativa del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha affrontato la riforma del processo penale e ha deciso di apportare alcune modifiche. Lo rende noto palazzo Chigi. Rispetto al testo approvato due volte all’unanimità dal governo, si introducono alcune novità tra cui: si prevede che per i primi tre anni di applicazione della riforma, la durata del processo d’Appello si estende per un ulteriore anno e quella del processo per Cassazione di ulteriori sei mesi; si prevede che per taluni reati, in particolare per i reati di associazione mafiosa, scambio politico mafioso, associazione finalizzata allo spaccio, violenza sessuale e reati con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, i giudici di Appello e di Cassazione possano con ordinanza, motivata e ricorribile in Cassazione, disporre l’ulteriore proroga del periodo processuale in presenza di alcune condizioni riguardanti la complessità del processo, il numero delle parti e delle imputazioni o per la complessità delle questioni di fatto e di diritto. Per i reati aggravati di cui all’articolo 416 bis, primo comma, la proroga può essere disposta per non oltre due anni.

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