Gli assalitori di Attanasio e Iacovacci sarebbero stati armati solo di pistole

È quanto riferito da fonti attendibili ad “Agenzia Nova”, secondo cui gli assalitori non portavano con sé armi d’assalto

ambasciatore luca attanasio congo

Gli assalitori del convoglio del Programma alimentare mondiale (Pam) a bordo del quale viaggiavano l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista del Programma alimentare mondiale (Pam) Mustapha Milambo erano armati solo di pistole. È quanto riferito da fonti attendibili ad “Agenzia Nova”, secondo cui gli assalitori portavano con sé armi non d’assalto, presumibilmente semplici pistole, il che da un lato rafforzerebbe l’ipotesi che non si sia trattato di una esecuzione, dall’altro evidenzierebbe un’anomalia non da poco dal momento che i gruppi armati e le milizie presenti nel luogo in cui è avvenuto l’agguato difficilmente recano con sé armi che non siano fucili d’assalto o simili. Da quanto emerso dall’esame autoptico effettuato al Policlinico Gemelli di Roma sui corpi di Attanasio e Iacovacci, questi ultimi sono stati uccisi da un totale di quattro colpi di arma da fuoco – due per ciascuno – sparati a distanza; la tac svolta sulla salma dell’ambasciatore ha inoltre evidenziato due ferite all’addome, con i proiettili che hanno trapassato il corpo, mentre il carabiniere Iacovacci è stato colpito alla base del collo e ad un fianco: in questo caso, un proiettile di fucile Ak-47 è stato recuperato integro dai medici.



Non è stata un’esecuzione

Stando a fonti della procura, inoltre, dall’esame è emerso come i due italiani non siano stati freddati a seguito di una esecuzione, ma siano morti nel corso di un conflitto a fuoco sorto nel quadro di un tentativo di sequestro: tutti elementi che rafforzano la tesi secondo cui a sparare non siano stati i rapitori. È probabile, quindi, che il conflitto a fuoco possa essere stato innescato dall’intervento dei ranger dell’Istituto congolese per la conservazione dell’ambiente (Iccn), l’agenzia che gestisce le aree protette nella Repubblica democratica del Congo (in questo caso il Parco nazionale del Virunga). Secondo le ultime informazioni fornite dall’Iccn, sono circa 700 i ranger impiegati nel Parco del Virunga con il mandato di pattugliare le aree che restano sotto il controllo del governo e di difenderle dalle irruzioni delle milizie che proliferano nell’area, dedite prevalentemente ai rapimenti, al contrabbando e al bracconaggio. Va aggiunto, inoltre, che in passato altre aree protette del Paese i ranger dell’Iccn sono stati accusati di utilizzo eccessivo della forza e di aver commesso violazioni dei diritti umani nello svolgimento delle loro mansioni.

Ma sono molti gli elementi ancora da chiarire in questa drammatica vicenda. Uno di questi riguarda le responsabilità in merito al dispositivo di sicurezza messo a disposizione del convoglio a bordo del quale viaggiava il diplomatico italiano. In particolare, a balzare all’occhio dai video dell’agguato che circolano sulla rete c’è il fatto che nel convoglio, oltre ai due mezzi del Pam, sono distintamente visibili altri due pick up bianchi delle Nazioni Unite. Interpellato da “Agenzia Nova” sulla questione, il Pam si è limitato a ribadire quanto già affermato in precedenza, e cioè che sulla vicenda ha già chiesto un’indagine indipendente al Dipartimento della sicurezza e protezione delle Nazioni Unite (Undss, l’organismo che fornisce servizi professionali di sicurezza e protezione al personale Onu nello svolgimento delle sue mansioni), e ha offerto “la sua piena collaborazione alle indagini condotte dalle autorità italiane e della Rdc”. Quanto alle responsabilità sulle misure di sicurezza messe a disposizione del convoglio, sia il governo italiano che quello congolese le hanno fin da subito scaricate sul Pam. Nella sua informativa di mercoledì scorso alla Camera dei deputati il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha chiesto al Pam e alle Nazioni Unite di fornire un “rapporto dettagliato” sull’attacco e ha riferito che un’indagine è stata avviata da parte della missione Onu nel Paese, Monusco, precisando in un’intervista a “la Repubblica” che Attanasio era stato preso in consegna all’aeroporto di Goma dal responsabile della sicurezza del Pam e che di conseguenza era “tutto in capo a loro”.



Un ultimo, ma non meno rilevante aspetto che resta da chiarire riguarda infine il perché agli uomini del Ros inviati sul posto sia stato negato l’incontro con il vicedirettore del Pam in Rdc, Rocco Leone, considerato un testimone chiave della vicenda. La testimonianza di Leone, che dopo l’agguato è stato ricoverato in ospedale in stato di shock ma non risulta ferito, è considerata particolarmente importante poiché conosceva bene quella strada – la Route nationale 2 (RN2) che collega la regione del Kasai al Kivu –, l’aveva percorsa più volte e sapeva quanto fosse realmente pericolosa. In tal senso, appare difficile che non abbia ricevuto rassicurazioni prima di mettersi in viaggio in compagnia dell’ambasciatore. Nel frattempo è stato fornito il primo rapporto dell’intelligence italiana sull’accaduto: i servizi non escludono il coinvolgimento delle milizie delle Forze democratiche alleate (Adf), un gruppo di guerriglieri ugandesi da anni attivi nell’est del Congo. In precedenza il governo di Kinshasa aveva accusato del massacro le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr), fazione ugandese di etnia hutu. Le Fdlr hanno però negato il coinvolgimento e in un comunicato diffuso su Twitter hanno puntato il dito a loro volta contro elementi “corrotti” dell’esercito congolese e di quello ruandese. Citando non meglio precisate fonti “attendibili”, le milizie ruandesi affermano che il convoglio è stato attaccato in una zona – nota appunto come delle “tre antenne” – vicino a Goma, al confine con il Ruanda e “non lontana” da una posizione delle Forze armate congolesi (Fardc) e delle Forze di difesa ruandesi. “Le responsabilità di questo spregevole assassinio vanno ricercate nelle file di questi due eserciti e dei loro sponsor che hanno stretto un’alleanza innaturale per perpetuare il saccheggio della Rdc orientale”, si legge nella dichiarazione.

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