Golpe militare in Myanmar: almeno 71 i giornalisti arrestati

Lo ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite (Onu) Stephane Dujarric

myanmar

Almeno 71 giornalisti sono stati arrestati dalle autorità del Myanmar dal golpe militare del primo febbraio scorso. Lo ha dichiarato un portavoce delle Nazioni Unite (Onu), Stephane Dujarric, nel corso di una conferenza stampa ieri, 15 aprile. “I nostri colleghi dell’Unesco a Myanmar riferiscono che 71 giornalisti sono stati arrestati, e oltre la metà di essi è ancora detenuta dall’inizio di febbraio”, ha dichiarato Dujarric. Secondo il portavoce, almeno 24 persone sono state arrestate con l’accusa di diffondere “falsa informazione”. “La nostra squadra sul campo è molto preoccupata per il dramma vissuto dai giornalisti, e da migliaia di persone arrestate arbitrariamente o sottoposte a sparizioni forzate”, ha affermato il portavoce.



L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha avvertito martedì, 13 aprile, che in Myanmar vi è il rischio che la crisi aperta dal colpo di Stato si tramuti in una guerra civile come quella in Siria. L’ex presidente del Cile ha ricordato come oltre 700 persone siano state uccise dall’inizio dei disordini e più di 3 mila siano state arrestate. Inoltre, secondo alcune fonti, vi sarebbero stati processi segreti a seguito dei quali sarebbero state condannate a morte 23 persone. “Temo che la situazione in Myanmar stia degenerando in un vero e proprio conflitto. Gli Stati non devono permettere che gli errori fatali commessi in passato in Siria e altrove vengano ripetuti”, ha scritto Bachelet.

A poche ore dalla sessione inaugurale del nuovo parlamento, lo scorso primo febbraio le forze armate birmane hanno preso il potere arrestando e deponendo la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e decine di dirigenti della Lega nazionale per la democrazia (Lnd), il partito emerso come chiaro vincitore delle elezioni tenute nel novembre del 2020. I militari, che sostenevano quel Partito dell’unione per la solidarietà e lo sviluppo (Usdp) uscito fortemente ridimensionato dalle consultazioni, hanno contestato la regolarità del voto e hanno fatto sapere di essere pronti a organizzare nuove elezioni al termine di un periodo di transizione. Anche se non apertamente, il colpo di Stato è stato appoggiato dalla Cina, che in Myanmar ha importanti progetti strategici e che è impegnata a contenere l’influenza dell’India nel Paese.



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