Governo Draghi: via libera dal Senato alla fiducia con 262 voti a favore e 40 contrari

Via libera da parte dell’aula del Senato alla fiducia al governo del presidente Mario Draghi. Il sì alla mozione di fiducia è arrivato con 262 voti a favore

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Via libera da parte dell’aula del Senato alla fiducia al governo del presidente Mario Draghi. Il sì alla mozione di fiducia è arrivato con 262 voti a favore, 40 contrari, e 2 astensioni. Il governo si impegnerà per inserire nella Costituzione i concetti di ambiente e sviluppo sostenibile che “sono alla base della giustizia tra generazioni”. E’ questa la promessa fatta dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella sua replica nell’Aula del Senato, dopo gli interventi dei partiti sulle sue dichiarazioni programmatiche. Il premier ha anche garantito una costante interlocuzione con il Parlamento, con le Regioni e con le parti sociali e ha assicurato un impegno particolare per il turismo.



“Alcune imprese potrebbe non aprire dopo la pandemia, ma una che certamente riaprirà è quella del turismo Draghi replica in Senato: ambiente in Costituzione, investire sul turismo non è buttare soldi. Investire nel turismo e sostenerlo significa buttare via i soldi, perché quei soldi tornano indietro”. Analoga attenzione sarà data anche alla cultura. “Il rischio è la perdita di un patrimonio, non solo economico – ha precisato -. Molto è stato fatto per i ristori immediati ma serve fare ancora di più”. Draghi si è poi soffermato sul tema dell’immigrazione, sottolineando come il governo intenda muoversi a livello europeo per una più corretta ripartizione degli oneri tra i vari Paesi. “L’Italia propone come concreta misura di solidarietà un meccanismo obbligatorio di redistribuzione dei migranti pro-quota”, ha specificato il presidente, che concludendo il suo intervento ha ringraziato tutti per la fiducia, anche se questa, ha ammesso, “andrà da noi confermata nei fatti e nei risultati”.

La giornata di Draghi

La giornata parlamentare del presidente del Consiglio è iniziata poco prima delle 10.30, quando ha preso la parola in Aula per illustrare le linee programmatiche del suo esecutivo. Il suo discorso è durato oltre 50 minuti ed è stato pronunciato con tono pacato e fermo, ma anche con un filo di emozione. “ll primo pensiero che vorrei condividere – ha esordito – riguarda la nostra responsabilità nazionale, il principale dovere alla quale siamo chiamati tutti e io per primo come presidente del Consiglio, è di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini. Una trincea dove combattiamo tutti insieme. Il virus è nemico di tutti. Ed è nel commosso ricordo di chi non c’è più che cresce il nostro impegno”. Detto questo, ha rivolto un pensiero “partecipato e solidale” a tutti coloro che soffrono per la crisi economica. “Conosciamo le loro ragioni, siamo consci del loro enorme sacrificio e li ringraziamo – ha assicurato -. Ci impegniamo a fare di tutto perché possano tornare, nel più breve tempo possibile, nel riconoscimento dei loro diritti, alla normalità delle loro occupazioni”. E, ha anche promesso, “ci impegniamo a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole”.



Aprendo il suo intervento, Draghi non ha mancato di ringraziare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’incarico ricevuto. Un altro pensiero è andato al suo predecessore, Giuseppe Conte, al quale sono andati gli applausi dell’Aula ma anche qualche “buu” di disapprovazione proveniente dai banchi della destra. Draghi ha quindi assicurato che il suo governo non è una risposta al fallimento della politica. “Si è detto e scritto che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d’accordo – ha precisato – . Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità”.

Per il presidente del Consiglio adesso è il momento della ricostruzione come avvenne nel Dopoguerra. “Il nostro impegno – ha spiegato – è per il rientro alla normalità dalla crisi economica”. Detto questo, ha fissato subito alcuni punti fissi: “l’euro è irreversibile”, ha rimarcato, e questo governo nasce “nel solco dell’Ue e dell’Alleanza atlantica”. Poi, ha indicato qual è la collocazione del nostro Paese: “senza l’Italia non c’è Europa ma fuori dall’Europa c’è meno Italia – ha osservato -, dobbiamo essere più orgogliosi del contributo italiano alla crescita e allo sviluppo dell’Unione europea”. Dopo aver descritto l’attuale stato del Paese dopo un anno di pandemia, ha spiegato che la “prima sfida è ottenere il vaccino e distribuirlo rapidamente”. “Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari – ha auspicato -. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso non ancora pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private”.

Un altro tema caro a Draghi è quello della scuola. “Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale – ha rilevato -. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza”. Per parlare dell’ambiente, invece, il premier ha fatto riferimento a papa Francesco, insistendo su un concetto fondamentale: bisogna “lasciare un buon pianeta, non solo buona moneta. Ogni spreco oggi è un torto alle future generazioni”. Quanto al lavoro, Draghi ha auspicato “una vera parità di genere, insistendo sulla riduzione del gap salariale fra uomini e donne e sull’incremento dei servizi di welfare”. Sul Recovery plan, la cui governance sarà affidata al Mef, invece, ha annunciato che si ripartirà dal lavoro svolto dal precedente governo. “Dobbiamo approfondire e completare quel lavoro” e se anche le misure del Programma “potranno essere rimodulate e riaccorpate, resteranno quelle enunciate nei precedenti documenti del governo uscente, ovvero l’innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva”, ha precisato. E sulle riforme urgenti richieste dal piano, ha citato quelle sugli investimenti pubblici e sul fisco, la lotta all’evasione, la riforma della pubblica amministrazione e quella della giustizia civile.

Infine, è arrivato l’appello al parlamento. “Questo è il terzo governo della legislatura – ha ricordato Draghi -. Non c’è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. È un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l’ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia”. Le sue parole sono state accolte da un lungo applauso dell’Aula e dalla soddisfazione dei leader della maggioranza. “Ha dato una visione”, ha commentato il leader di Italia viva Matteo Renzi. “L’Italia è in buone mani”, ha rilevato il segretario del Pd Nicola Zingaretti. “Da Draghi un ottimo punto di partenza”, ha aggiunto il segretario della Lega Matteo Salvini. Apprezzamento anche da Silvio Berlusconi, secondo cui il premier ha delineato “un’Italia in grado di rialzarsi e ripartire”. Il capo politico del M5s Vito Crimi, invece, si è limitato a dire che si sta lavorando all’unità, per ridurre il dissenso all’interno del M5s. Resta infine immutata la posizione di Giorgia Meloni, che ha ribadito il suo no a Draghi. Oggi si replicherà alla Camera dove ieri ha depositato le sue dichiarazioni.

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