Guerra fredda e energia, sfida tra Marine militari nel Baltico

Le attività navali si starebbero svolgendo intorno all’area dove sono in corso i lavori del Nord Stream 2

Nord Stream 2

Manovre da Guerra fredda: le attività navali intorno all’area dove sono in corso i lavori del Nord Stream 2 nel mar Baltico, il secondo gasdotto che consentirà l’arrivo diretto di forniture russe alla Germania, disturbano il Cremlino. A denunciare un’intensa e insolita attività navale nei pressi dell’area marittima dove sono in corso i lavori è stato l’operatore del progetto, Nord Stream 2 Ag, mentre oggi il ministero degli Esteri russo ha fatto sapere che ci “si aspetta” che nell’area dove sono in corso i lavori di costruzione vengano rispettate le regole di navigazione internazionali. Insomma, la situazione che coinvolge il Nord Stream 2 si fa sempre più tesa, a maggior ragione visto che le sanzioni statunitensi sono sicuramente riuscite a ritardare i lavori di costruzione ma non a bloccarli del tutto e, soprattutto, visto che il gasdotto è praticamente completo. Secondo quanto riferito ieri mattina da Nord Stream 2 Ag, infatti, lo stato di avanzamento dei lavori dalla costa russa alla Germania si attesta al 95 per cento e la parte restante di condotte ancora da posare è di circa 121 chilometri.



Il direttore di filiale dell’operatore di progetto, Andrei Minin, ha detto all’agenzia di stampa “Interfax” che le navi impegnate nella costruzione del gasdotto sono soggette a regolari provocazioni da parte di imbarcazioni civili e militari straniere che rappresentano una minaccia diretta per la sicurezza. “Stiamo parlando di provocazioni chiaramente pianificate e preparate utilizzando pescherecci, navi da guerra, sottomarini e aerei per ostacolare l’attuazione del progetto economico. Si tratta forse di un caso senza precedenti nella storia”, ha detto Minin. Lo scorso 28 marzo un sottomarino non identificato è salito in superficie nella zona cuscinetto della chiatta posatubi Fortuna a una distanza di meno di un miglio. “Dato che le linee di ancoraggio della Fortuna sono situate a una distanza di più di un miglio, le azioni del sottomarino potrebbero aver disabilitato l’intero sistema di posizionamento dell’ancora della chiatta posatubi e danneggiato il gasdotto”, ha detto Minin. Il giorno successivo una nave militare polacca ha effettuato delle manovre intorno alla Fortuna. È servito l’intervento della nave appoggio russa Spasatel Karev per scortare il natante militare polacco fuori dall’area in questione.

L’attività internazionale intorno all’area di costruzione, peraltro, non riguarda solo le navi ma anche degli aerei stranieri che nei giorni scorsi hanno volato a bassa quota sulle navi posatubi. L’aereo antisommergibile polacco PZL-Mielec M-28B1 Rbi sorvola regolarmente la zona di lavoro a bassa quota e vicino alla nave posatubi. Secondo Minin, tuttavia, nei mesi scorsi ci sono stati incidenti molto più pericolosi. Il 22 febbraio, mentre venivano posate delle condotte a sud dell’isola danese di Bornholm, il peschereccio polacco SWI-106 è entrato nella zona cuscinetto da sud. “I ripetuti tentativi di stabilire un contatto radio con il natante sono falliti. In questo contesto, la nave da rifornimento Vladislav Strizhev ha dovuto tentare di respingerlo, una fattispecie che ha provocato lo schianto dell’SWI-106 si è schiantata contro la Vladislav Strizhev. In seguito alla collisione, il capitano del peschereccio ha aperto le comunicazioni radio e ha ammesso di essere colpevole dell’incidente: abbiamo una registrazione audio che lo conferma. La Fortuna sarebbe stata colpita se non fosse stato per le azioni decisive della nave di rifornimento. Una protesta marittima per l’incidente è stata presentata tramite il consolato russo in Germania”, ha detto Minin.



Nella notte del 30 marzo, invece, il radar dello Spasatel Karev ha rilevato due oggetti in movimento nelle immediate vicinanze della chiatta. Uno di essi si stava dirigendo verso la Fortuna e, anche in questo caso, non ha risposto ai contatti radio. Di conseguenza si sono attivate le misure di sicurezza e altre imbarcazioni di Nord Stream 2 Ag si sono mosse su una rotta intersecante per formare un cordone di sicurezza. Una volta accesi i riflettori della Fortuna si è scoperto che l’imbarcazione in movimento era un peschereccio che ha cambiato rotta e stava navigando verso sud senza stabilire contatti radio. Anche il secondo oggetto, che ha stazionava a sud ovest della Fortuna, è ripartito improvvisamente senza rispondere alle chiamate radio. “Le azioni delle navi e degli aerei militari, nonché delle navi civili di stati stranieri, che violano la zona cuscinetto di un progetto internazionale in fase di costruzione, non rispondono alle richieste e si avvicinano a una distanza pericolosa da una chiatta posatubi, sono irresponsabili e inaccettabili. Rappresentano un vero pericolo di incidenti con conseguenze imprevedibili”, ha detto Minin.

La Polonia è uno dei Paesi che più fermamente si è opposto al Nord Stream 2, facendosi forte del sostegno statunitense. Sia sotto l’amministrazione precedentemente in carica guidata da Donald Trump, sia sotto quella di Joe Biden, non sono mancate le condanne al progetto del gasdotto Nord Stream 2. Lo stesso segretario di Stato Usa, Antony Blinken, nel corso della ministeriale Nato tenutasi la scorsa settimana a Bruxelles, ha definito il Nord Stream 2 “un cattivo affare” per l’Unione europea e gli Stati Uniti. D’altronde, gli Usa vorrebbero che l’Europa aumentasse l’import di gas naturale liquefatto (Gnl) e il Nord Stream 2 è chiaramente un ostacolo a quest’obiettivo. Intervenuto oggi sul tema, il vice ministro degli Esteri russo, Aleksander Grushko, ha dichiarato all’agenzia di stampa “Tass” che Mosca si aspetta che vengano rispettate tutte le regole di navigazione nell’area in cui sono in corso i lavori di costruzione del gasdotto. “Continuiamo a credere che questo progetto sia nell’interesse del rafforzamento della sicurezza energetica dell’Europa”, ha aggiunto il vice ministro. Completare i lavori di costruzione del gasdotto in tempi brevi, quindi, per i russi è diventato un imperativo categorico, sia per l’inevitabile aumento dei costi di costruzione, sia perché queste azioni di disturbo potrebbero diventare sempre più pressanti.

 

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