I pm di Milano chiedono cinque anni per la foreign fighter italiana

È quanto hanno chiesto i pm di Milano Francesco Cajani e Alberto Nobili al gup

milano

Cinque anni di reclusione per Alice Brignoli, la “foreign fighter” italiana rintracciata e arrestata in Siria a fine settembre 2020 insieme ai quattro figli minorenni. È quanto hanno chiesto i pm di Milano Francesco Cajani e Alberto Nobili al gup Daniela Cardamone nel processo con rito abbreviato in cui la donna è imputata per associazione con finalità di terrorismo internazionale. La difesa di Brignoli, oggi non presente in aula, ha chiesto l’assoluzione perché non sarebbe provata la sua partecipazione all’Isis.

Le indagini dei Carabinieri del Ros avrebbero accertato come la donna insieme al marito italiano di origine marocchina Mohamed Koraichi, avesse lasciato nel 2015 l’Italia per raggiungere il sedicente Stato islamico, portandosi dietro i loro tre figli (il quarto è stato concepito lì, ndr). Una volta in Siria – stando alla tesi dell’accusa – Koraichi, morto per cause naturali, avrebbe partecipato direttamente alle operazioni militari dell’Isis mentre Brignoli avrebbe ricoperto un ruolo attivo nell’istruzione dei figli alla causa del jihad.

“È stato un grosso errore, lo Stato islamico in Siria non era il posto idilliaco che ci aspettavamo quando siamo partiti nel 2015, rispondendo al richiamo di al-Baghdadi, anzi volevamo tornare indietro”, aveva detto Brignoli davanti al gip nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Negli scorsi mesi la 42enne è stata poi più volte interrogata dagli inquirenti sulll’eventuale rete di fiancheggiatori che avrebbe potuto fornire supporto logistico nella pianificazione del viaggio dall’Italia alla Siria ma Brignoli – da quanto si è saputo – avrebbe sempre mostrato reticenze a collaborare. La donna di 42 anni è attualmente detenuta a San Vittore, mentre i quattro figli sono stati invece collocati in una comunità per minori del Comune di Milano. La sentenza è attesa per la prossima udienza fissata il prossimo 11 maggio.

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