I ribelli Adf attaccano una base Onu nell’est del Congo: uccisa un casco blu del Malawi

La donna, la 28enne Chitenji Kamanga, è stata uccisa nell'attacco condotto ieri

Congo onu

Una donna militare membro della Missione di pace delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo (Monusco) è stata uccisa nell’est del Paese in un attacco attribuito ai ribelli ugandesi delle Forze democratiche alleate (Adf). Lo ha annunciato in una nota la stessa Monusco, precisando che il casco blu, membro del contingente del Malawi, è stato ucciso “da presunte Adf nella regione di Beni“. La notizia è stata confermata anche dalle Forze di difesa del Malawi (Mdf), secondo le quali Chitenji Kamanga, 28 anni, è stata uccisa nell’attacco condotto ieri alle 13:30 contro la base delle Nazioni Unite posizionata nel villaggio di Kilia.



casco blu

“Il Malawi ha perso una donna soldato coraggiosa, laboriosa e disciplinata”, ha dichiarato l’esercito malawiano. L’attacco al villaggio di Kilia in Congo era stato in precedenza confermato da gruppo locale per i diritti civili, secondo il quale i combattenti islamisti delle Adf hanno attaccato il villaggio, uccidendo almeno cinque persone. La missione Monusco in Rdc ha dispiegato circa 12 mila militari per contenere le frequenti violenze esercitate dai gruppi armati – in tutto sono oltre 120 – attivi nell’est del Paese. A marzo gli Stati Uniti hanno etichettato le Adf come organizzazione terroristica straniera a causa dei suoi presunti legami con lo Stato islamico. Il 22 giugno dello scorso anno un altro casco blu delle Nazioni Unite, di cittadinanza indonesiana, è stato ucciso in Congo. Dal primo invio di truppe Onu in Rdc, avvenuto durante la guerra civile del 1999, oltre 370 peacekeeper sono stati uccisi nel Paese.



Nel tentativo di mettere un freno a violenze che da mesi si susseguono nell’est del Paese con un bilancio di almeno 300 morti (tra i quali l’ambasciatore d’Italia Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci) e di almeno 40 mila sfollati dall’inizio dell’anno, il presidente della Rdc Felix Tshisekedi ha deciso di dichiarare la legge marziale per un mese a partire dal 6 maggio nelle due province orientali più colpite, l’Ituri e il Nord-Kivu. In un discorso alla nazione, il capo dello Stato ha invitato i residenti “a cooperare strettamente con le autorità militari schierate (sul territorio), denunciando i nemici del popolo e le complicità a qualsiasi livello”, spiegando che durante il periodo in cui resterà in vigore la legge marziale l’autorità dell’amministrazione locale dell’Ituri e del Nord Kivu, compresa quella dei governatori e delle assemblee provinciali, sarà sospesa e sostituita da quella delle autorità militari, mentre il portavoce del presidente Kasongo Mwema Yamba ha precisato che fra i poteri attribuiti ai militari durante il mese a venire ci sarà quello di condurre ispezioni e limitare i movimenti. “L’obiettivo è porre fine rapidamente all’insicurezza che sta uccidendo quotidianamente i nostri concittadini in quella parte del Paese”, ha detto Tshisekedi.

La linea dura sembra aver sortito i primi effetti. A pochi giorni dall’annuncio, alcuni gruppi armati attivi nell’est della Repubblica democratica del Congo (Rdc) hanno annunciato di voler abbandonare la lotta armata. Lo riferisce “Radio Okapi” – emittente delle Nazioni Unite – citando il coordinatore governativo del processo di disarmo, Jacques Katembo, secondo il quale alcuni gruppi armati attivi nei territori di Lubero e Walikale, nella provincia orientale del Nord Kivu, hanno sostenuto la stretta del presidente Felix Tshisekedi nel Nord Kivu e nell’Ituri e inviato loro referenti per dichiarare la loro volontà di deporre le armi e lavorare per la stabilità nella regione. Fra questi rientrerebbe l’autoproclamato generale Kabidon, uno dei leader di una coalizione di milizie locali, che ha telefonato all’emittente onusiana affermando che la popolazione sostiene il disarmi e ci sono “gruppi armati che sono pronti ad arrendersi. Mentre vi parlo – ha aggiunto – ho appena ricevuto chiamate da questi gruppi armati che già da domani (oggi) vogliono arrendersi”, ha detto Katembo. Almeno 120 gruppi armati sono attivi nell’est della Rdc, un’area in cui vivono 20 milioni di persone e da dove sono in fuga percentuali altissime di popolazione: secondo i dati delle Nazioni Unite almeno 2,2 milioni di persone sono state costrette a sfollare dalla provincia del Nord Kivu (circa 7 milioni di abitanti) fino a metà aprile, mentre la violenza ha provocato oltre 1,6 milioni di sfollati in Ituri su una popolazione totale di 5,7 milioni di persone. Alla fine del 2020, oltre 5,2 milioni di persone erano già sfollate in tutto il Paese, una delle cifre più alte al mondo.

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