Il conflitto nel Tigrè si combatte nei luoghi storici del colonialismo italiano

Sono molti i luoghi noti agli storici e a buona parte dell’opinione pubblica italiana

Macallè, Axum, Adua, Scirè, Amba Aradam, Amba Alagi: sono molti i luoghi del Tigrè noti agli storici e a buona parte dell’opinione pubblica italiana per via della pagina – poco fortunata – che vide protagonista l’Italia coloniale alla fine dell’Ottocento e a cavallo fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, tornati tristemente agli onori delle cronache per via del conflitto scoppiato nel novembre scorso tra le forze federali etiopi e il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf). Si tratta di luoghi che, come ben testimoniato anche dalla toponomastica che caratterizza diverse città italiane, hanno legami profondi con la storia del nostro Paese. Non a caso, gran parte delle località in questione – a partire dalla stessa denominazione del Tigrè, cui spesso in Italia viene preferita erroneamente la versione “Tigray” – presentano dei nomi italianizzati, così come avviene del resto anche nelle vicine Somalia ed Eritrea. Andando a ripercorrere le tappe salienti di quel periodo storico, il simbolo forse più evocativo è rappresentato dalla stele di Axum: realizzata tra il primo e il quarto secolo dagli abitanti del Regno di Axum, fu rinvenuta e spezzata in tre tronconi alla fine del 1935 dai militari italiani impegnati nella guerra d’Etiopia. Il reperto fu portato a Napoli a bordo del piroscafo Adua e, da lì, a Roma, dove fu innalzato in piazza di Porta Capena, in occasione dei 15 anni della marcia su Roma e del primo anniversario dell’Impero.



Un altro luogo noto del colonialismo italiano è la città di Adua, nell’estremo nord del Tigrè, che l’1 marzo 1896 fu teatro della battaglia considerata il momento culminante e decisivo della guerra di Abissinia (l’attuale Etiopia) tra le forze italiane comandate dal tenente generale Oreste Baratieri e l’esercito abissino del negus Menelik II. Gli italiani subirono una disfatta, che arrestò per molti anni le ambizioni coloniali nel Corno d’Africa, almeno fino alla guerra d’Etiopia (nota anche come seconda guerra italo-abissina), che si svolse tra il 3 ottobre 1935 e il 5 maggio 1936 e vide contrapposti il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia. Condotte inizialmente dal generale Emilio De Bono, rimpiazzato poi dal maresciallo Pietro Badoglio, le forze italiane invasero l’Etiopia a partire dalla Colonia eritrea (o Eritrea italiana) a nord, mentre un fronte secondario fu aperto a sud-est dai reparti del generale Rodolfo Graziani dislocati nella Somalia italiana. Nonostante una dura resistenza, le forze etiopi furono soverchiate dalla superiorità numerica e tecnologica degli italiani e il conflitto si concluse con l’ingresso di Badoglio alla testa delle truppe nella capitale Addis Abeba.

Degna di menzione è inoltre la battaglia dello Scirè, che si combatté tra il 29 febbraio e il 2 marzo 1936 e vide un deciso sfondamento del fronte abissino guidato da Imru Hailé Selassié – cugino del celebre Hailé Selassié, ultimo imperatore d’Etiopia dal 1930 al 1974 – da parte delle truppe di Badoglio. Ma il luogo forse più tristemente celebre del periodo coloniale italiano è l’area montuosa dell’Amba Aradam, situata a sud della città di Macallè, dove nel febbraio 1936 i reparti al comando di Badoglio ebbero la meglio sulle forze etiopi del ras Mulugeta Yeggazu: queste ultime si disgregarono durante la ritirata a causa dell’iprite, un gas vescicante rilasciato a bassa quota dall’aeronautica italiana, anche sui civili. Un’altra area montuosa, quella dell’Amba Alagi, fu teatro di due delle maggiori sconfitte patite dalle truppe italiane: la prima, combattuta il 7 dicembre 1895, vide il presidio italiano comandato dal maggiore Pietro Toselli – composto da 2.300 uomini tra nazionali e indigeni – venire assalito da circa 30 mila abissini e nello scontro le forze italiane vennero completamente annientate; la seconda vide le forze italiane al comando di Amedeo di Savoia duca d’Aosta – viceré d’Etiopia e governatore generale dell’Africa orientale italiana (Aoi) dal 1937 – dover cedere alle truppe britanniche il 17 maggio 1941, dopo una strenua resistenza che valse agli italiani l’onore delle armi.



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