Il Giappone guarda al Vietnam per il primo accordo di “oil-sharing”

Lo hanno riferito fonti governative del Giappone al quotidiano "Nikkei"

Opec

Il governo del Giappone punta a negoziare con il Vietnam il suo primo accordo di “oil-sharing” con un partner del Sud-est asiatico. Lo hanno riferito fonti governative del Giappone al quotidiano “Nikkei”, secondo cui Tokyo sta esplorando la sottoscrizione di una serie di accordi analoghi nella regione per garantirsi l’approvvigionamento di idrocarburi nell’eventualità di interruzioni delle catene di fornitura. Una delle proposte allo studio del Giappone, e già sottoposta in via esplorativa all’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean), prevede che ciascun partecipante all’accordo accumuli riserve di petrolio grezzo, benzina, diesel e e altri prodotti petroliferi, nell’eventualità di situazioni di emergenza che interrompano le forniture ordinarie. Tokyo ha deciso di intraprendere i negoziati per la condivisione delle riserve petrolifere con il Vietnam una volta superata la crisi pandemica, e con l’obiettivo di giungere a un accordo nei tempi più stretti possibili. Il Giappone intende però avviare negoziati analoghi con Indonesia, Thailandia, Malesia e altri Paesi dell’Asean, ai quali potrebbe anche offrire un servizio di guidance per lo sviluppo di piani per la creazione di riserve petrolifere.



Sia il Giappone che i Paesi Asean dipendono fortemente dalle forniture petrolifere del Medio Oriente, ma il Giappone si è già dotato di una riserva emergenziale sufficiente a far fronte alle necessità del Paese per un periodo di 200 giorni a seguito della crisi petrolifera degli anni Settanta. Alcuni Paesi del Sud-est asiatico si sono dotati a loro volta di riserve circoscritte, sufficienti per periodi non superiori ad un mese. Secondo BP, oltre il 60 per cento delle forniture di petrolio greggio dell’Asia-Pacifico provengono oggi dal Medio Oriente: le vulnerabilità connesse a tale dipendenza si sono palesate il mese scorso, quando una grande nave da carico si è arenata nel Canale di Suez, causando la temporanea chiusura di quella via commerciale strategica.

Leggi altre notizie su Nova News
Seguici su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram