Il Giappone scaricherà in mare l’acqua contaminata di Fukushima

Il governo degli Stati Uniti ha espresso comprensione per la decisione

Fukushima

Il governo del Giappone ha autorizzato lo scarico in mare dell’acqua contaminata da isotopi radioattivi stoccata a Fukushima. L’approvazione del piano è giunta al termine di un incontro dei ministeri e delle agenzie coinvolte, ed ha già suscitato critiche da parte di Cina e Giappone, mentre gli Stati Uniti hanno espresso sostegno alla decisione di Tokyo. Il primo ministro giapponese, Yoshihide Suga, aveva anticipato la scorsa settimana che l’esecutivo giapponese avrebbe formalizzato una decisione oggi, 13 aprile. L’unica altra opzione allo studio del governo era l’evaporazione dell’acqua contaminata, il cui stoccaggio complicava le operazioni di bonifica e dismissione della centrale nucleare di Fukushima, teatro del disastro del 2011. “Non abbiamo altra scelta se non affrontare la questione dell’acqua di scarico. Dobbiamo procedere con il decommissionamento dei reattori nucleari”, ha dichiarato Suga al termine della riunione di governo. Il premier ha assicurato che il governo farà tutto il possibile per garantire la sicurezza dell’operazione, e per limitare i danni reputazionali, specie per l’industria della pesca locale. Il gestore della centrale di Fukushima, Tokyo Electric Power Holding Co. (Tepco), verrà incoraggiato ad effettuare lo scarico in mare dell’acqua contaminata entro due anni, sulla base di linee guida approvate nel corso dell’incontro odierno. L’operazione inizierà solo dopo il formale via libera dell’Autorità per la regolamentazione nucleare. Il governo giapponese si è impegnato ad intensificare il monitoraggio della qualità dell’acqua marina.



Il governo degli Stati Uniti ha espresso comprensione per la decisione del Giappone. Washington è consapevole della scarsità di opzioni a disposizione del governo giapponese. In una nota, il dipartimento di Stato Usa afferma che il Giappone ha assunto “una decisione trasparente”, e “sembra aver adottato un approccio in accordo con gli standard di sicurezza globali sul nucleare“. La nota aggiunge che gli Stati Uniti intendono “proseguire il coordinamento e la comunicazione nel monitoraggio dell’efficacia di questo approccio”.

Già lo scorso ottobre, fonti governative giapponesi avevano anticipato che il governo di quel Paese intendeva procedere allo scaricamento nell’Oceano Pacifico dell’acqua contaminata accumulata nei pressi della centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal terremoto e dallo tsunami del marzo 2011. All’inizio del 2020, una sottocommissione governativa aveva definito “opzioni realistiche” lo scaricamento dell’acqua contaminata nell’oceano o la sua evaporazione. L’acqua, che è stata utilizzata per raffreddare i reattori danneggiati, e poi vi si è infiltrata dal sottosuolo, è stata filtrata e stoccata sin dall’incidente, ma contiene ancora tracce residuali di sostanze radioattive come il trizio, un isotopo dell’idrogeno. Ad oggi sono state stoccate presso silo nei pressi della centrale oltre 1,23 milioni di tonnellate d’acqua, ma la capacità di accumulo si esaurirà a ottobre 2022.



I preparativi per lo sversamento dell’acqua in mare, però, richiederanno secondo gli esperti circa due anni. Il governo giapponese ha intrapreso colloqui con le autorità e gli operatori economici locali sin dallo scorso aprile, per fugare i timori relativi a una contaminazione delle risorse idriche e ittiche. Il settimo incontro coordinato dal ministero dell’Economia, del commercio e dell’industria si è tenuto lo scorso 8 ottobre, e vi hanno preso parte gruppi come JF Zangyoren, la federazione giapponese delle cooperative di pescatori. Il governo ha nuovamente incontrato le parti coinvolte la scorsa settimana Contro l’ipotesi di un versamento dell’acqua contaminata nell’oceano ha preso posizione anche la Corea del Sud.

Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) lo scaricamento in mare dei milioni di ettolitri d’acqua accumulati a Fukushima è una di due opzioni “tecnicamente fattibili”, ed è “comunemente impiegata dalle centrali nucleari e dalle infrastrutture per il ciclo del combustibile nucleare in Giappone e in tutto il mondo”, ma su scala assai inferiore, e non con acqua filtrata sino a un reattore danneggiato. JF Zangyoren ha ribadito ieri la propria contrarietà all’operazione, che secondo la federazione causerebbe “danni immensi all’industria della pesca giapponese”, se non altro in termini reputazionali. La Federazione delle associazioni cooperative di pescatori di Fukushima programmava il pieno ripristino delle operazioni di pesca nel 2021, 10 anni dopo l’incidente, ma lo scaricamento dell’acqua contaminata potrebbe far saltare i piani.

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