Il governo del Sudan dispiegherà una forza di mantenimento della pace in Darfur

L'unità sarà composta da 20 mila uomini tra cui ex membri dei famigerati "demoni a cavallo"

sudan demoni a cavallo

Il governo del Sudan ha annunciato la formazione di una forza congiunta per mantenere la sicurezza e proteggere i civili nella regione occidentale del Darfur, teatro di ripetute violenze intercomunitarie. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Suna”, precisando che la forza sarà composta da 20 mila unità scelte fra le forze armate, le forze paramilitari di supporto rapido (composte da ex membri dei famigerati “demoni a cavallo”), agenti di polizia, rappresentanti delle parti del processo di pace, oltre che dal Servizio di intelligence e da un rappresentante del procuratore generale. L’annuncio della nuova formazione giunge dopo che ieri il Consiglio sovrano sudanese ha incaricato il tenente generale Yasser al Atta di istituire forze congiunte per ristabilire l’ordine e mantenere la sicurezza sia nella capitale Khartum che in diversi Stati. La decisione è stata formulata dal vicepresidente del Consiglio sovrano, Mohamed Hamdan Daglo Hemetti, che presiede il comitato per l’attuazione nazionale dell’accordo di pace di Giuba.

Secondo “Sudan Tribune”, al Atta lavorerà allo sviluppo di una visione integrata per un piano che dovrebbe nelle intenzioni risolvere le violazioni della sicurezza e ripristinare l’ordine costituzionale nelle zone di interesse. Il testo ordina in questo senso ai governatori degli Stati di formare a loro volta una forza congiunta in coordinamento con le competenti agenzie militari e di sicurezza (il comitato di sicurezza statale o regionale). Nel quadro dell’accordo di pace di Giuba, il governo di transizione ha concordato con i gruppi armati di dispiegare una forza di 12 mila militari da entrambe le parti per proteggere i civili nella regione del Darfur. La decisione vuol essere una risposta al recente ritiro delle truppe della missione ibrida Unione Africana-Nazioni Unite nel Darfur (Unamid), che si è conclusa lo scorso 31 dicembre. Dopo le ultime violenze intercomunitarie scoppiate a Geneina, il governo sudanese ha deciso di aumentare il numero di unità a 20 mila militari.

Nella risoluzione con cui lo scorso 23 dicembre il Consiglio delle Nazioni Unite ha deciso di mettere fine al mandato della missione Unamid, i rappresentanti Onu hanno esortato il governo sudanese ad attuare il piano nazionale per la protezione civile e a proteggere i civili in Darfur e ha sottolineato la necessità di rafforzare la fiducia della comunità locale nella capacità delle istituzioni dello stato di diritto di fornire giustizia. A fine anno, durante le discussioni sul ritiro delle truppe Unamid alcuni diplomatici delle Nazioni Unite avevano sollevato l’attenzione sul proseguire degli attacchi intercomunitari e delle lotte intestine tra le fazioni di un gruppo ribelle di controllo nell’area montuosa di Jebel Marra per il controllo delle miniere d’oro. La durata della missione Unamid in Darfur era stata più volte prorogata dal Consiglio Onu. A giugno scorso, tuttavia, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva esteso di altri due mesi la missione e fissato i parametri per una nuova missione a partire dallo scorso 1 gennaio: quest’altra missione integrata di assistenza alla transizione in Sudan (Unitams), si legge in un comunicato Onu, resterà attiva per un periodo iniziale di 12 mesi al fine di assistere il passaggio del Paese a una governance democratica e sostenere la protezione e promozione dei diritti umani e di una pace sostenibile.

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