Il governo dell’Etiopia sospende in parte le operazioni di Msf e Nrc nel Tigrè

Secondo le autorità, il personale dei gruppi di aiuto ha contribuito a diffondere disinformazione sul conflitto

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Il governo dell’Etiopia ha sospeso le operazioni di due organizzazioni umanitarie internazionali che lavorano nella regione settentrionale del Tigrè: Medici senza frontiere (Msf) e il Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc). Lo hanno denunciato le stesse ong, le cui attività sono state completamente interrotte nel caso di Msf, fortemente ristrette nel caso di Nrc. Secondo le autorità etiopi, il personale dei gruppi di aiuto ha contribuito a diffondere disinformazione sul conflitto in corso nel Tigrè fra l’esercito federale e le forze del Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf), assumendo inoltre personale straniero senza regolare autorizzazione. Nel caso di Msf, la sospensione riguarda la sua sezione olandese, mentre altri reparti continueranno a funzionare nel Tigrè ed in altre parti del Paese.



Il governo dell’Etiopia ha più volte puntato il dito contro gli operatori umanitari attivi nel Tigrè, sostenendo che stiano lavorando armando le milizie tigrine con il pretesto di condurre attività di assistenza. Il ministro di Stato del degli Affari esteri, Redwan Hussein ha sostenuto di recente in un intervento in diretta televisiva dall’emittente “Fbc” che il cessate il fuoco unilaterale proclamato dal governo lo scorso 28 giugno aveva lo scopo di creare un clima pacifico per gli agricoltori del Tigrè e le attività umanitarie in corso nella regione, ma che il Tplf “non lo ha rispettato e ha sfruttato la situazione per istigare una nuova guerra contro i civili e le forze di sicurezza nazionali”. Inoltre, ha proseguito il ministro di Stato, alcuni operatori umanitari “stanno lavorando duramente per armare il gruppo terroristico (come il governo di Addis Abeba appella il Tplf) con il pretesto di operazioni umanitarie. Ma il governo non tollererà una simile ingerenza sotto forma di umanitarismo”, ha aggiunto Hussein, annunciando quindi che il governo “sarà costretto a rivedere la decisione del cessate il fuoco unilaterale” e a “riavviare le operazioni di polizia a meno che il gruppo terroristico non si astenga dalla sua belligeranza”.

Le dichiarazioni fanno eco a quelle con cui in precedenza lo stesso primo ministro etiope Abiy Ahmed ha promesso di respingere gli attacchi dei “nemici” dell’Etiopia dopo che i combattenti del Tplf hanno lanciato una nuova offensiva per riconquistare il territorio nella regione devastata dalla guerra. “Difenderemo e respingeremo questi attacchi dai nostri nemici interni ed esterni, lavorando per accelerare gli sforzi umanitari”, ha detto Ahmed in una dichiarazione pubblicata su Twitter. “Abbiamo intrapreso un cessate il fuoco unilaterale per evitare ulteriori conflitti, per fornire alla popolazione una tregua durante la stagione agricola e per consentire alle operazioni di aiuto di procedere senza scuse”, ha affermato. “Attraverso il cessate il fuoco umanitario unilaterale recentemente dichiarato, il governo dell’Etiopia ha mostrato al mondo le buone intenzioni per il benessere delle persone della regione del Tigrè. “Faciliteremo le operazioni umanitarie e difenderemo il Paese dagli attacchi congiunti dei suoi nemici interni ed esterni”, aveva dichiarato ancora Ahmed.



Da parte sua l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Filippo Grandi, ha più volte denunciato l’aggravarsi della situazione umanitaria nel Tigrè. “Per aumentare e fornire aiuti urgenti, gli aeroporti di Macallè e Shire devono riaprire, le comunicazioni e l’elettricità devono essere ripristinate e deve essere dato un accesso sicuro a tutti coloro che ne hanno disperato bisogno”, ha scritto Grandi su Twitter. L’appello giunge nel giorno in cui, lo scorso 2 luglio, il Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite ha ripreso le sue operazioni nella regione del Tigrè dopo che i combattimenti hanno interrotto la risposta di emergenza la scorsa settimana. È quanto annunciato dall’agenzia Onu in una nota, secondo cui tuttavia una serie di “gravi ostacoli” stanno minacciando l’intera risposta umanitaria nella regione. Il primo luglio il Pam ha raggiunto 10 mila persone sfollate a causa del conflitto con assistenza alimentare di emergenza nell’area di Adi Nebried e ha fornito cibo nutrizionalmente fortificato a 3 mila donne e bambini, molti dei quali soffrono di malnutrizione, a Endabaguna. L’agenzia ha proseguito quindi le distribuzioni, sperando di raggiungere 30 mila persone nel nord-ovest del Tigrè entro il fine settimana.

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