Usa: il governo intensifica le operazioni di espulsione dei migranti al confine con il Messico

L’operazione arriva in risposta alla crisi che si registra nel sud del Texas

migranti - ponte del rio international

Il governo degli Stati Uniti sta intensificando le operazioni di espulsione dei migranti haitiani che hanno attraversato il confine con il Messico, in quella che la stampa Usa definisce la più grande manovra di espulsioni di massa da due decenni. L’operazione, avviata domenica con il rimpatrio di oltre 320 migranti a Port-au-Prince a bordo di tre voli, arriva in risposta alla crisi che si registra nel sud del Texas, dove da giorni circa 10 mila migranti, in maggioranza haitiani, sono accampati sotto il ponte Del Rio International, che collega le città di Acuna, in Messico, e Del Rio, negli Stati Uniti. “Il Dipartimento per la sicurezza interna sta assicurando trasporti aggiuntivi per accelerare il ritmo e aumentare la capacità dei voli di rimpatrio per Haiti e altre destinazioni nell’emisfero occidentale”, ha detto ieri il segretario per la sicurezza interna Usa Mayorkas Delivers, parlando da Del Rio. Il funzionario ha detto che si sta lavorando per garantire “da uno a tre voli di rimpatrio giornalieri”.



I respingimenti, ha proseguito Delivers, avvengono sulla base del Titolo 42, la controversa politica introdotta durante l’amministrazione Trump, e mantenuta da Biden, che prevede il rimpatrio rapido dei migranti irregolari per prevenire la diffusione del Covid-19 nei centri di accoglienza. Quelli che non possono essere espulsi sulla base del Titolo 42, che prevede eccezioni per i minori e per alcune famiglie, saranno dovranno lasciare il Paese con un procedimento di espulsione rapida. “Abbiamo più volte ribadito che le nostre frontiere non sono aperte e che le persone non dovrebbero intraprendere questo viaggio pericoloso. Le persone singole e le famiglie sono soggetti a restrizioni alle frontiere, inclusa l’espulsione”, ha detto il segretario.

Sui social media, intanto, monta la polemica dopo la diffusione di foto e video che mostrano agenti di frontiera a cavallo mentre cercano di bloccare il passaggio dei migranti che attraversano il fiume Rio Grande per entrare in territorio statunitense. La polemica è arrivata anche nelle aule giudiziarie, dove lo scorso 16 settembre il giudice federale per il distretto della Columbia, accogliendo un ricorso inoliato dall’Unione americana per le libertà civili, ha ingiunto al governo di astenersi dall’usare una legge sulla salute pubblica (Titolo 42) per espellere famiglie con bambini al confine con il Messico, in quanto ciò nega loro la possibilità di richiedere benefici umanitari. L’amministrazione Biden ha annunciato che farà ricorso contro la decisione. Secondo dati governativi ad agosto gli Usa hanno espulso al confine 16.200 famiglie con bambini sulla base del Titolo 42.



Nel frattempo proseguono i negoziati con il Messico, avviati dopo che lo scorso 24 agosto la Corte suprema degli Stati Uniti ha confermato la sentenza di una corte inferiore che ordina all’amministrazione del presidente Joe Biden il ripristino di una politica “Remain in Mexico”, varata dal suo predecessore Donald Trump. Tale politica, abolita da Biden il giorno stesso del suo insediamento alla Casa Bianca, prevede che i richiedenti asilo che raggiungono il confine meridionale degli Stati Uniti dal Messico attendano in quel Paese l’esito delle loro domande di asilo. Subito dopo la sentenza le parti hanno dato notizia dell’avvio di un tavolo tecnico proprio per affrontare la questione. Il protocollo non può infatti essere riattivato senza il raggiungimento di un accorso con il Messico.

Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano messicano “Milenio” il Messico sarebbe pronto ad accettare solo il ritorno di messicani e cittadini del Triangolo Nord (Guatemala, El Salvador, Honduras) ma non quello degli haitiani, che rappresentano al momento la fetta più consistente dei migranti in transito. Haiti, oltre a essere da mesi teatro di una grave crisi umanitaria e politica, culminata nell’omicidio del presidente Jovenel Moïse, è stata colpita poco più di un mese fa da un volente terremoto, che ha fatto oltre duemila morti e più di 12 mila feriti. Secondo le Nazioni Unite circa 650 mila persone, inclusi 260 mila bambini, hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria.

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