Il Kazakhstan concede a Ncoc il permesso di realizzare canali di navigazione nel Mar Caspio

Lo riferisce il portale specializzato “Upstream Online”

Ncoc

Le autorità del Kazakhstan hanno concesso alla North Caspian Operating Company (Ncoc), operatore del grande giacimento petrolifero di Kashagan, il permesso di realizzare canali di navigazione verso le sue isole artificiali di produzione, progetto reso necessario dall’abbassamento del livello dell’acqua nel Mar Caspio a causa dei cambiamenti climatici. Lo riferisce il portale specializzato “Upstream Online”. I canali di navigazione dovrebbero consentire alla Ncoc – consorzio internazionale che include l’italiana Eni oltre a Shell, Total ExxonMobil, Inpex, China National Petroleum Company (Cnpc) e KazMunayGas – di utilizzare le imbarcazioni esistenti per il trasporto di personale, rifornimenti e attrezzature da e verso le cinque isole del giacimento. Quest’ultimo si trova in acque poco profonde ed è ancora nella prima fase di sviluppo, nonostante investimenti stimati in circa 50 miliardi di dollari siano già stati stanziati nel progetto negli ultimi due decenni.



Attualmente sono in corso negoziati con le autorità kazakhe sull’avvio delle prossime due fasi di sviluppo di Kashagan, che dovrebbero portare la produzione a 1,1 milioni di barili al giorno entro il 2055. La Ncoc ha presentato il piano di realizzazione dei canali lo scorso anno, sottolineando come il livello dell’acqua attorno alle isole sia sceso di oltre un metro a partire dal 2005. I lavori dovrebbero iniziare il prossimo anno e prevedono nel complesso la realizzazione di 56 chilometri di canali di navigazione. Sarà necessario rimuovere oltre 18,5 milioni di metri cubi di terreno per consentire lo scavo di canali che siano profondi oltre cinque metri e larghi tra gli 80 e i 115 metri. In settimana il consorzio era tornato a sollevare la propria preoccupazione in una nota nella quale definiva l’abbassamento del livello del Mar Caspio “una minaccia” per il funzionamento degli impianti di produzione offshore, tale da portare anche alla chiusura completa di uno dei più grandi giacimenti del Kazakhstan, con riserve stimate in 13 miliardi di barili di petrolio.

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