Il parlamento della Libia chiede di proteggere i confini con il Ciad

Si temono ripercussioni della crisi in Ciad, dopo che il presidente Deby è stato ucciso dai ribelli

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Il parlamento della Libia teme le ripercussioni della crisi in Ciad, dopo che il presidente Idriss Deby Itno è stato ucciso dai ribelli, e chiede l’unificazione dell’establishment militare, al fine di proteggere i confini meridionali del Paese. “La Camera dei rappresentanti sta seguendo l’accelerazione degli eventi che sta attraversando il vicino Ciad e di ciò che potrebbe derivare dall’insicurezza o dallo sfollamento della popolazione della regione”, si legge in un comunicato. Il parlamento ha invitato tutte le autorità interessate alla protezione e alla sicurezza del Paese – partendo dal capo del Consiglio di presidenza Mohammed Menfi, in qualità di Comandante supremo delle Forze armate, fino al Governo di unità nazionale – ad adottare tutte le misure urgenti al fine di assicurare e proteggere il paese e i suoi confini meridionali e preservarne la sovranità. Il parlamento ha altresì invitato il Comitato militare congiunto 5+5 (cinque membri delle forze della Tripolitania, cinque fedeli al generale Khalifa Haftar) ad “accelerare l’unificazione dell’establishment militare per garantire la sicurezza e la stabilità della Libia, proteggere i suoi confini e preservare la sua sovranità”.



Le tribù della Libia meridionale, preoccupate per la recrudescenza del conflitto nel vicino Ciad che vede coinvolta indirettamente anche la Francia, hanno chiesto al nuovo Governo di unità nazionale del premier Abdulhamid Dabaiba di riattivare gli accordi con l’Italia per mettere in sicurezza i confini meridionali. Il consiglio degli anziani e dei notabili della città di Murzuq, nel sud della Libia, ha ufficialmente chiesto alle autorità di aumentare il livello di allerta presso la frontiera con il Ciad, dove sono recentemente ripresi gli scontri tra ribelli e governo. In particolare, il Consiglio di Murzuq mette in guardia dagli scontri militari nel nord del Ciad che potrebbero causare “un’altra ondata di sfollati in Libia”. La nota afferma che il sud della Libia è diventato “un incubatore per bande ciadiane, criminali, Stato islamico e terroristi”, anche a causa di “ambizioni coloniali straniere che mirano dominare il paese e saccheggiare le sue risorse”. Il Consiglio si rivolge poi direttamente al nuovo Governo di unità nazionale del premier Dabaiba: “È diventato chiaro che il Paese abbia bisogno di proteggere in particolare i suoi confini meridionali: chiediamo alle autorità libiche di attivare l’accordo libico-italiano firmato nel 2008 nel settore della sicurezza. Proteggere i confini è un dovere nazionale per eccellenza”.

Vale la pena ricordare che nel 2010 l’Italia aveva cominciato a fornire alla Libia delle sofisticate attrezzature per il controllo radar dei porosi confini meridionali: gli equipaggiamenti, del valore complessivo di 300 milioni di euro, sono andati perduti a Bengasi durante la rivoluzione del 2011. Secondo il rapporto finale sulle violazioni dell’embargo sulle armi in Libia, redatto da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite e relativo al 2019-2020, i gruppi armati del Ciad “sono onnipresenti nel sud della Libia e sono diventati parte della vita sociale”. Città come Hun e Murzuq hanno visto un numero crescente di cittadini ciadiani e la cui presenza armata è fortemente notata. Il report identifica in particolare due gruppi ciadiani, denominati “Ccmsr” e appunto “Fact”. Il primo, affiliato al Governo di accordo nazionale, il 26 giugno ha emesso un comunicato per annunciare la propria “neutralità nel conflitto inter-libico”: la maggior parte degli elementi del gruppo ha attualmente sede nell’area di confine tra Libia e Ciad, nella zona di Kouri Bougoudi, e può contare su almeno 100 veicoli. Il secondo gruppo, che aveva sede ad Al Jufra, ha ampliato i suoi campi a Sebha, Tamenhint e Brak Shati. Secondo quanto riferito, sta spostando la sua base di comando nell’area di Jabal al Aswad. Il leader di Fact rivendica la neutralità nel conflitto libico, tuttavia le sue forze stanno a guardia di alcune basi dell’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Haftar, mentre elementi di questo gruppo servono anche i battaglioni 116 e 128 dell’Lna.



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