Il Pentagono propone un bilancio da 715 miliardi per competere con la Cina

Il piano di bilancio prevede inoltre 5,1 miliardi di dollari per la Pacific deterrence initiative

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Il dipartimento della Difesa statunitense ha rilasciato una proposta di bilancio da 715 miliardi di dollari, orientata a competere con la Cina eliminando i vecchi sistemi di difesa e investendo in nuove tecnologie. Lo riferisce il quotidiano “The Hill”. Tra i maggiori cambiamenti, l’Aeronautica statunitense chiede di ritirare più di 200 vecchi velivoli e di finanziare, per la prima volta, un missile da crociera ipersonico operativo, un’iniziativa da 200 milioni di dollari.



Il piano di bilancio prevede inoltre 5,1 miliardi di dollari per la Pacific deterrence initiative, il fondo creato dal Congresso per contrastare la Cina nella regione indo-pacifica. “Il dipartimento (della Difesa) adotta un approccio chiaro nei confronti di Pechino e fornisce investimenti per dare la priorità alla Cina come nostra sfida principale”, ha detto ai giornalisti il vice segretario alla Difesa Kathleen Hicks.

“Il budget documenta anche alcune delle scelte difficili che abbiamo dovuto fare. Riduciamo la nostra dipendenza da sistemi vulnerabili che non sono più adatti all’ambiente di minacce avanzate di oggi o sono troppo costosi da sostenere“, ha aggiunto. “Finanziare la ricerca e lo sviluppo in tecnologie avanzate, come la microelettronica – ha proseguito – fornirà le basi per mettere in campo una gamma completa di capacità necessarie, come i missili ipersonici, l’intelligenza artificiale e il 5G “.



Il budget del Pentagono in questione fa parte del piano di spesa per la difesa da 753 miliardi di dollari che l’amministrazione del presidente Joe Biden richiede nel suo bilancio federale complessivo da 6.000 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2022. È improbabile che il piano di spesa possa sedare le critiche dei repubblicani sul fatto che il budget della difesa sia troppo ridotto per affrontare al meglio le sfide poste dalla Cina. Molti progressisti sostengono invece che si tratta di una fetta troppo grande del bilancio totale, a fronte di pressanti esigenze interne e minacce non militari come l’emergenza sanitaria.

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