Il premier armeno offre suo figlio in ostaggio all’Azerbaigian per liberare i militari

Nikol Pashinyan ha lanciato la provocazione durante un comizio elettorale

Il primo ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan si è detto pronto a offrire suo figlio “in ostaggio” alle autorità di Baku in cambio di tutti i militari armeni detenuti in Azerbaigian. Il premier armeno ha lanciato questa provocazione durante un comizio elettorale nella provincia di Syunik in vista delle consultazioni parlamentari che si terranno domenica 20 giugno. “Ieri ho detto e oggi ho incaricato le nostre autorità competenti di trasmettere ufficialmente la nostra proposta sul fatto che mio figlio è pronto ad andare a Baku come ostaggio, fatto salvo il ritorno di tutti i nostri prigionieri”, ha detto Pashinyan.



Nei giorni scorsi il premier armeno ha detto che i militari detenuti “nelle carceri di Baku stanno combattendo per l’indipendenza e la sovranità dell’Armenia” e che “potranno perdonare uno o due mesi in più di prigionia, ma non perdoneranno se l’indipendenza e la sovranità dell’Armenia verranno sacrificati a costo della loro liberazione”. Commentando queste dichiarazioni, l’ex presidente della Repubblica, Serzh Sargsyan, ha proposto a Pashinyan “di consegnare suo figlio per ottenere in cambio 20-25 prigionieri di guerra”. Dopo queste parole, il primo ministro armeno ha detto di aver accettato la proposta di consegnare suo figlio in cambio “di tutti i prigionieri”. Secondo il premier, tuttavia, questo non è l’unico strumento e non una mossa disperata per risolvere i problemi. “E’ in corso un lavoro molto intenso”, ha osservato Pashinyan, senza specificare ulteriori dettagli.

Il 12 maggio, il ministero della Difesa armeno ha riferito che le Forze armate azerbaigiane hanno tentato di avviare delle attività per “delimitare i confini” in una delle aree di frontiera della provincia armena di Syunik. Da quel momento è in corso una nuova crisi fra i due Paesi: da un lato, l’Armenia chiede l’immediato ritiro dei militari azerbaigiani entro il loro lato del confine; dall’altro, le autorità di Baku che sostengono che la frontiera in quell’area non sia pienamente delimitata e ritengono di non aver commesso alcuna violazione. Successivamente è stata notificata la detenzione nel distretto azerbaigiano di Kalbajar di sei militari armeni accusati di aver violato il confine per compiere degli atti di sabotaggio. Da parte di Erevan, tuttavia, pur ammettendo che i militari erano impegnati a piazzare delle mine, è stato riferito che queste attività si stavano svolgendo dal lato armeno del confine. Al momento Armenia e Azerbaigian, con l’aiuto della mediazione russa, stanno lavorando alla formazione di una commissione trilaterale per la demarcazione dei confini che dovrebbe aiutare a ridurre le rinnovate tensioni fra i due Paesi. Ieri un altro militare armeno è stato arrestato con l’accusa di aver violato il confine mentre effettuava dei lavori di ingegneria.



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