Il premier Dabaiba rivolge un appello all’Italia per rilanciare l’economia della Libia

Di Stefano conferma le indiscrezioni “Nova” sull’esistenza di un progetto di memorandum d’intesa

Dabaiba Libia

Il nuovo Governo di unità nazionale della Libia conta sul suo “miglior partner”, l’Italia, per rilanciare l’economia del Paese membro del cartello petrolifero Opec, erogare servizi alla popolazione e avviare la ricostruzione post-conflitto. E’ questo l’appello lanciato oggi primo ministro del governo di unità nazionale della Libia, Abdulhamid Dabaiba, nel suo intervento al Forum economico “La nuova Libia si presenta alle imprese italiane” organizzato alla Farnesina. L’evento rappresenta il cuore degli incontri della visita, a cui faranno seguito i colloqui tra Dabaiba e il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e con il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. I colloqui odierni avvengono dopo la missione del premier libico ad Algeri e prima del viaggio della delegazione nordafricana a Parigi, in Francia, dove è attesa in serata.



Nel suo discorso alla Farnesina, Dabaiba ha sottolineato che vi è la volontà di ricostruire il Paese e di far ritornare le imprese italiane che erano presenti in passato, eliminando gli ostacoli, in particolare la poca sicurezza, che impediscono alle aziende di operare nel Paese. “I nostri ministri hanno avuto dialoghi con gli omologhi italiani e la speranza è trovare punti positivi sugli scambi commerciali e la riapertura dello spazio aereo tra i nostri due Paesi”, ha dichiarato Daibaiba. “Questa sfida è davvero difficile. Siamo entrati in questa arena ma vogliamo ricostruire il nostro Paese meglio di prima e abbiamo bisogno di partner per la ricostruzione”, ha dichiarato il premier libico, sottolineando che la missione a Roma ha l’obiettivo di cercare partner in Italia. “Ci servono ospedali, scuole, infrastrutture petrolifere. Il nostro obiettivo – ha aggiunto Dabaiba – è arrivare a produrre 3-4 milioni barili di petrolio al giorno”.

Nel suo discorso il premier ha fatto un breve cenno al dossier delle migrazioni illegali. A tal proposito, Dabaiba si è detto “pronto a lavorare su vari aspetti” della questione, senza tuttavia entrare nei dettagli. “Riteniamo che il sostegno che l’Italia fornisce in ambito dell’Unione Europea sia molto importante di fronte a questo fenomeno”, ha aggiunto Dabaiba. Vale la pena ricordare che il ministro di Stato per le migrazioni, Ajdid Maatuq Jadid, ha dichiarato la scorsa settimana in un’intervista ad “Agenzia Nova” che la Libia chiuderà i centri di detenzione per i migranti, dove sono attualmente detenute almeno 4.000 persone secondo recenti stime Onu, se l’Europa fornirà dei “dispositivi moderni per monitorare e seguire questa marea di persone”.



Nel 2010, l’Italia aveva cominciato a fornire alla Libia delle sofisticate attrezzature per il controllo radar dei porosi confini meridionali: gli equipaggiamenti, del valore complessivo di 300 milioni di euro, sono andati perduti a Bengasi durante la rivoluzione del 2011. Il progetto rientrava nell’ambito del Trattato di amicizia italo-libico del 2008 che dovrebbe essere ripreso a stretto giro. La Libia, ha detto ancora Dabaiba, necessita del sostegno di tutti i Paesi per ripristinare condizioni adeguate di sicurezza sul proprio territorio. “La sicurezza non è un aeroplano che arriva e atterra sul nostro territorio. Bisogna lavorarci. Dopo questo duro decennio in cui abbiamo cercato di stabilire la pace, abbiamo necessità del sostegno di tutti i Paesi, non solo dell’Italia. Ma l’Italia ha una posizione privilegiata. È un Paese amico, partner e fratello”, ha affermato Dababia.

A fare gli onori di casa alla Farnesina è stato il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio. Il capo della diplomazia italiana ha detto che le imprese tricolore possono ora “costruire interazioni privilegiate con il governo di unità nazionale” della Libia e “accedere alle opportunità che emergono grazie al processo di transizione in atto nel Paese”. Le aziende italiane “possono guardare alla Libia con rinnovata fiducia” grazie agli sforzi dell’esecutivo unitario libico rappresentato oggi a Roma al massimo livello. “Questa riunione costituisce un ulteriore importante tassello del percorso di rilancio del partenariato bilaterale che l’Italia e la Libia hanno intrapreso sin dai giorni immediatamente successivi alla formazione dell’autorità transitoria unificata”, ha aggiunto il capo della diplomazia italiana, sottolineando il momento cruciale del processo di stabilizzazione politica della Libia. “Il percorso verso la pace e la stabilità duratura nel Paese ha ricevuto nuovo impulso. Il Governo di unità nazionale è per noi oggi un interlocutore rappresentativo di tutto il Paese, con il quale possiamo e vogliamo pianificare i prossimi investimenti in tutto il territorio libico”, ha detto ancora il titolare della Farnesina.

Di Maio ha aggiunto che l’Italia, con le sue migliori forze produttive, vuole essere protagonista “del processo di ricostruzione” della Libia, “a partire dalle esigenze che i nostri amici libici considerano prioritarie”. A dispetto dell’emergenza pandemica, l’Italia si è confermata nel 2020 “primo cliente della Libia e il suo primo fornitore europeo”, ha aggiunto il ministro degli Esteri. “Il nostro interscambio ha superato i 2 miliardi e mezzo di euro e contiamo di riportarlo ai ben più alti livelli precedenti alla fase di instabilità politica. Ricordo che nel 2012 i nostri scambi commerciali hanno raggiunto la cifra record di 15 miliardi di euro”, ha detto ancora Di Maio, definendo “cruciale” che le imprese italiane “possano operare in una cornice favorevole a nuovi investimenti, che necessita anche di stabilizzazione finanziaria, di un clima di fiducia per le imprese e delle necessarie condizioni di sicurezza per operare”.

Da parte sua, il sottosegretario agli Affari esteri, Manlio Di Stefano, ha confermato le indiscrezioni di “Agenzia Nova” sull’esistenza di un progetto di memorandum d’intesa tra Italia e Libia sulla trasformazione dei sistemi energetici. “E’ giunto il momento di ragionare in termini di trasformazione dei sistemi energetici, allargando l’ambito della cooperazione bilaterale ai campi dell’energia rinnovabile, dell’idrogeno, dell’efficienza, delle infrastrutture e dell’elettrificazione, in merito ai quali è stato anche proposto un progetto di memorandum d’intesa”, ha detto Di Stefano. I tavoli tecnici appena conclusi al ministero degli Esteri hanno ruotato attorno a quattro settori chiave: energie, telecomunicazioni e gestione dell’ambiente; progettazioni in infrastrutture; cooperazione sanitaria; sicurezza delle infrastrutture e capacity-building.

Fonti libiche a Tripoli hanno riferito a “Nova” che sono in corso da tempo contatti per sviluppare un “forte partenariato nel settore della transizione energetica”, che includa anche una rilevante “componente di innovazione tecnologica e know-how”. Un nuovo patto di lungo-medio termine, spiegano le fonti, che potrebbe includere anche la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili nel Fezzan, la vasta regione della Libia sud-occidentale ricca di risorse naturali. Si tratterebbe, in questo caso, di progetti di piccole dimensioni, ma assai significativi per il messaggio che mandano: la Libia del futuro non è solo legata agli idrocarburi, ma anche alle energie pulite e l’Italia intende aiutare Tripoli a concretizzare questa visione.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici anche sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram